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Cassano Allo Ionio (Cosenza) - La riflessione del Vescovo Savino per la Giornata internazionale della fratellanza umana


Se c’è una consuetudine che caratterizza le profondità umane, questa è sicuramente legata al bisogno della memoria, un modo per tenere, come scriveva Saul Bellow, scrittore canadese, “il lupo dell’insignificanza fuori dalla porta”. Un bisogno che soddisfa una domanda fatta di paura e di consapevolezza ma che di certo rende granitico il senso di appartenenza ad una immensa comunità: quella umana. Non è un caso che in tempi così incerti si torni a parlare, con una certa insistenza, di concetti che ci impongono di ripensare alla semantica umana, direzionandoci sulle regole di una grammatica più elementare ma non meno essenziale: quella dell’altro.

Queste nuove intuizioni di umanesimo, per come io desidero intenderle, rappresentano, nella prospettiva della cura, una nuova filosofia dell’abbraccio, la giusta sintesi dell’incontro con l’assoluto uguale, come avviene nelle scienze matematiche, in cui il fascino del valore assoluto di un numero, non subisce la reticenza della diversità. Per queste ragioni, il 4 febbraio 2021, in coerenza con la scelta coraggiosa e senz’altro profetica di Papa Francesco e a due anni dal giorno della firma ad Abu Dhabi, del “Documento sulla Fratellanza” (sottoscritto dallo stesso Pontefice e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyib, il 4 febbraio 2019) l’ONU ha istituito e promosso “La Giornata Internazionale della Fratellanza  umana”.

“Ma nessun cambiamento autentico, profondo e stabile è possibile se non si realizza a partire dalle diverse culture, principalmente dei poveri. Un patto culturale presuppone che si rinunci a intendere l’identità di un luogo in modo monolitico, ed esige che si rispetti la diversità offrendole vie di promozione e di integrazione sociale”. (Fratelli Tutti, cap 220).

Siamo chiamati a celebrarla tutti, credenti e non, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo, per cui ci sentiamo come Giona nel ventre della balena, risucchiati dalle viscere di una simbolica cronaca di resistenza, a pensare che la nostra vita, la nostra incolumità, non dipendano più soltanto da noi stessi ma anche e soprattutto dall’altro, in una forma di interdipendenza che sta assumendo il carattere della solidarietà e dell’affidarsi. La grammatica dell’altro è una grammatica della vicinanza, un orientamento globale della vita che tenda al bene comune non come semplice somma degli interessi particolari ma come inclinazione al percorso di tutti, di uomini e donne, e sussidiario ad un cammino di fede che ci affidi alla salvezza. Se “nessuno si salva da solo” per come Papa Francesco ci suggerisce, allora sarà opportuno recuperare alcune parole desuete, per arricchire il bagaglio d’anima che trasciniamo per il mondo: la gratuità che non è il porto sicuro dell’abuso ma il litorale accarezzato dalla brezza dell’amore per tutte le cose, del lavoro per l’altro, dell’aiuto all’altro; la prossimità, che rappresenta “le mani che custodiscono l’anima”, per dirla con le parole di Blaise Pascal, quel tocco fraterno della convivialità delle differenze, il punto di passaggio dal paradigma dell’attesa che si rende declinazione del ci sono, sono l’altro. Infine e non per ordine di importanza, recuperiamo la mitezza, che è l’adagio della gentilezza, della responsabilità, il punto di partenza più decisivo nella direzione di una globalizzazione della fraternità.

L’augurio che vorrei offrirvi, nel ripensare alla celebrazione di una giornata così importante, è quello di sentire la condivisione come una opportunità che ci spinga a cercare Cristo nelle periferie esistenziali, tra le pietre scartate che diventeranno testate d’angolo, nella ferita profonda dell’individualismo, lì dove si sciolgono i nodi dell’io e si celebra la rivoluzione del noi, fratelli tutti. † Francesco Savino - Vescovo di Cassano all’Jonio


di Redazione | 07/02/2021

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