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Crosia (Cosenza) - 20 anni dalla morte di don Gigino Mazza, il ricordo di don Pino De Simone


“Fare memoria di un fratello o di una sorella che non sono più in mezzo a noi  vuol dire in un certo senso farli riemergere dall’oblìo   e quando come, in questo caso, si tratta di un sacerdote e di un educatore tale operazione diventa segno di gratitudine per una vita donata a Dio e ai fratelli. Nell’ambito della celebrazione eucaristica che abbiamo vissuto oggi, è anche ringraziamento al Signore della vita e della storia per avercelo dato.  Don Gigino Mazza ha segnato la vita della piccola e bella Comunità di Crosia, a cominciare dal primo dopo guerra, infatti giungeva giovane sacerdote in questa Parrocchia nel 1948, dopo due anni di arricchente e fervido apostolato in una parrocchia di Roma.  Egli era nato nella vicina Calopezzati il 9 gennaio 1922 e dopo la formazione e gli studi nel nostro Seminario arcivescovile di Rossano era poi passato per la filosofia e la teologia nel Seminario regionale “Pio XI” di Reggio Calabria, guidato in quel tempo dai Padri Gesuiti. Don Gigino ha portato qui a Crosia la freschezza della sua età, ma anche l’entusiasmo delle sue idee e delle iniziative già sperimentate a Roma, attivando momenti di incontro, di formazione, di svago e facendo della sua casa, qui accanto alla Chiesa parrocchiale, una sorta di piccolo oratorio, dove i ragazzi di Crosia potevano studiare e fare i compiti, attingendo anche alla sua biblioteca personale, imparare a suonare - perché lui coltivava questa arte -  e a socializzare. I più anziani ricordano anche gli spettacoli allestiti e la proiezione di films d’epoca. Insomma un’opera sociale e culturale a tutto tondo, che ha caratterizzato molti preti vissuti ed operanti dopo la seconda guerra mondiale e che hanno lasciato una traccia profonda nella vita dei nostri paesi. Ma tale opera poté affinarsi quando a Crosia, nel pieno degli anni ’50, arrivarono le Suore Pastorelle, che furono infaticabili missionarie ed educatrici dei bambini, dei ragazzi e dei giovani  per oltre un trentennio. Fu proprio don Gigino - mi raccontava mio zio Don Pietro suo grande amico - a scrivere direttamente al fondatore dei Paolini,  a Don Giacomo Alberione, per chiedere questo dono per Crosia, mettendo in evidenza il bisogno sociale e religioso del paese. E cosa rappresentarono queste religiose per Crosia soltanto i testimoni, anche qui presenti, potranno dirlo più di me. L’apertura dell’ ampio e funzionale Asilo parrocchiale, costruito su un terreno di proprietà dello stesso Parroco e poi donato alla Parrocchia negli ultimi anni della sua vita, realizzato attraverso i cantieri di lavoro che coinvolsero tanti giovani e adulti del luogo,  i corsi di catechismo parrocchiale, le varie iniziative ludiche e culturali, la formazione della varie fasce d’età, i corsi di taglio e cucito, sono solo alcune delle attività, che furono proposte e concretizzate con il sostegno infaticabile delle Suore. Don Gigino era un animo aperto alla collaborazione  con i confratelli sacerdoti, coltivava l’amicizia con i Parroci vicini, apprezzando le cose belle e buone che essi realizzavano, come non ricordare i nomi di alcuni di loro come Don Alfonso Cosentino, Don Antonio Pedaci, Don Domenico Federico, Don Pasquale Rugna, Don Ciccio Godino, ma anche Don Angelo Bennardis suo compaesano e Don Ciro Santoro, Don Antonio Guarasci di Rossano.  Spesso con mio zio Don Pietro si ritrovava nella Parrocchia del “Divino Cuore di Gesù” a Mirto per guidare il canto, perché suonava l’organo, ma anche per momenti di incontro e confronto fraterno. Come ebbe a testimoniare Don Pietro, in occasione delle sue esequie liturgiche nella Chiesa SS. Giacomo e Filippo” di Calopezzati, in venticinque anni di collaborazione mai una parola avevano avuto, tutto all’insegna del rispetto e della reciproca collaborazione, e tante volte lo stesso Don Pietro si portava a Crosia per dare con gioia una mano al confratello. Era un uomo generoso e disponibile con tutti, anche nelle cose più semplici come prelevare le ricette dei farmaci di tante persone amiche di Crosia, per poi portarli dalla vicina Mirto ai richiedenti della sua Parrocchia. Tanti ragazzi e giovani della Scuola Media di Crosia e della Scuola Media di Mirto poterono sperimentare la sua didattica e la sua preparazione nell’Insegnamento della Religione, svolto con puntualità e dedizione. Ma anche il suo impegno per la Chiesa e la cura delle celebrazioni, specie in occasione della Pasqua quando non faceva mai mancare il sacerdote confessore e predicatore, sostenuto sempre dalle Suore pastorelle - note per la sensibilità liturgica e catechistica - sono da evidenziare. Fin da quando ero ragazzo e poi giovane studente ho potuto apprezzare la sua affabilità e la sua attenzione nei miei confronti, ma anche nei primi anni di servizio sacerdotale tante volte mi sono trovato accanto a lui per aiutarlo nelle celebrazioni  per le confessioni e la predicazione, in cui iniziai ad esercitarmi proprio in questa Chiesa parrocchiale. E poi gli anni inattesi, travolgenti, impegnativi con l’inizio dei cosiddetti “fenomeni mariani” di Crosia nel maggio 1987. Essi sconvolsero in tutti i sensi la sua vita e i suoi orari, ma rafforzarono in lui e in tutta la popolazione,  la devozione e l’amore verso la Vergine santa della Pietà, già sentiti e praticati in questa Comunità e in quelle vicine fino ai primi degli anni ‘60, ma poi assopiti . Migliaia di persone arrivavano a Crosia in quel tempo, non solo da diverse parti della Calabria, ma anche da altre regioni d’Italia, specialmente dalla vicina Puglia ed allora il suo impegno e la sua azione pastorale dovettero moltiplicarsi, al fine di favorire il restauro della Chiesa cadente e pericolante, la sistemazione del piazzale dove sorgeva l’antico cimitero, l’accoglienza dei pellegrini, le file interminabili per le confessioni, le tante preoccupazioni e sollecitazioni del momento. In quegli anni ero il più giovane sacerdote della zona, già Parroco della nuova Chiesa S. Giovanni Battista a Mirto, ma  venivo,  quando era necessario, a dare una mano all’Arciprete ed adoperarmi insieme a Don Pietro e ad altri sacerdoti della zona, che di tanto in tanto accorrevano, per le confessioni e l’aiuto nelle celebrazioni. La piccola e sconosciuta Crosia era diventata centro di irradiazione di devozione mariana non solo per la Calabria, luogo di silenzio, di preghiera e di invocazione di aiuto e guarigione per moltissimi pellegrini provenienti da ogni dove. Qui a Crosia giunsero il famoso mariologo R. Laurentin, il Cardinale emerito di Napoli Corrado Ursi,  ma anche Mons. Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Crotone-S. Severina e presidente dei Vescovi calabresi, Mons. Antonio Ciliberti, novello Vescovo di Locri, oltre naturalmente a Mons. Serafino Sprovieri, nostro amato Arcivescovo, che aveva riaperto al culto e benedetto la Chiesa della Pietà nel 1988, il quale  seguiva con attenzione il “caso” Crosia e non faceva mai mancare la sua presenza, il suo prudente consiglio e la vicinanza a Don Gigino, ai fedeli presenti e ai ragazzi coinvolti  da tali fenomeni.   La sua salute non resistette, nell’ottobre del 1991, a sessantanove anni d’età, fu colpito da un violento ictus e ricoverato in un primo tempo a Cariati ed in seguito Catanzaro, qui operato dal Prof. Signorello, originario di Spezzano Albanese, egli gradualmente e a fatica si riprese, ma niente fu come prima. Da quel momento in poi non abitò più fra i suoi parrocchiani, ma a Calopezzati marina, amorevolmente assistito da sua sorella Maria e dal cognato Leonardo Mazziotti. L’Arcivescovo Sprovieri affidò l’amministrazione della Parrocchia e la cura della Chiesa della pietà a Don Pietro De Simone, che la tenne fino al novembre 1992 e nei primi mesi da ottobre a gennaio 92 collaborai anche io, specialmente qui in Parrocchia a S. Michele, mentre dallo stesso mese di gennaio 1992 venne a Crosia, come sacerdote collaboratore,  Don Vincenzo Alosio di Crotone, di venerata memoria. Gli anni vissuti nella serenità familiare, furono ritmati dalla preghiera, dalla lettura, ma anche dalla celebrazione dell’Eucaristia  in casa e qui assistito in tante occasioni anche dalla signorina Franca Parrilla, consacrata laica, di santa memoria. Dopo una graduale ripresa della salute, Don Gigino non mancava di salire a Crosia per aiutare nelle confessioni e per partecipare a qualche celebrazione, invitato dall’allora parroco Don Franco Romano e manifestando così il suo amore verso Crosia e la sua devozione verso la Madonna della pietà  fino all’ultimo. Dopo neanche dieci anni dal primo colpo alla sua salute, nel gennaio del 2001 fu ricoverato d’urgenza a Catanzaro e qui concluse la sua intensa esistenza il 4 febbraio 2001. Carissimi fratelli e sorelle, confratelli ed amici, siamo qui per pregare e deporre il fiore della nostra riconoscenza sulla tomba del nostro amato Arciprete e “padrino”, così come lo chiamavano tutti a Crosia. Vorrei concludere questo mio dire, rinnovando la proposta già fatta qualche anno orsono di poter intitolare la erigenda Biblioteca comunale al nostro Don Luigi Mazza, acquisendo il suo patrimonio librario, con la disponibilità dei suoi eredi, ma vorrei anche riproporre le parole scaturite dalla penna, ma soprattutto dal cuore del suo confratello ed amico Don Pietro, che mi sembra sintetizzino la sua vicenda umana e sacerdotale ed apposte sul ricordino del suo trigesimo, dopo aver citato la pericope evangelica di Marco 4,35 a Don Pietro tanto cara : “Venuta la sera, Gesù disse : Passiamo all’altra riva”. Parroco per più di un quarantennio, docente di tanti adolescenti, amico dei confratelli. Devoto della Vergine, additò alle folle di pellegrini la Mater dolorosa Maria, come fulgida stella del nostro andare verso la Casa del Padre! La sua memoria  rimane impressa nel cuore dei familiari e degli amici e in benedizione fra la gente umile di Crosia”. Don Giuseppe De Simone


di Redazione | 04/02/2021

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