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Crosia (Cosenza) - Edicolanti al tempo del Coronavirus. L’esperienza di Bina Salerno, Antonio Sommario e Mariano Pellegrino


Specialmente in tempi difficili, come quelli dell’attuale emergenza sanitaria, la gente avverte il bisogno di un’informazione seria, puntuale, precisa. Principalmente che sia affidabile. Ecco perché tante persone continuano a ricercare la professionalità di coloro che sono deputati in questo lavoro: i giornalisti. Un’azione certosina, capace di coniugare l’attendibilità della notizia con il modo garbato di saperla trasmettere ai propri lettori. Affinché il giornalista possa giungere al fruitore della testata cartacea su cui scrive, un’intera filiera si mette in moto. L’ultimo protagonista della  catena lavorativa è caratterizzata dall’edicolante. Un riferimento unico. Un collante fra chi produce l’informazione e chi la riceve. In questo periodo le edicole sono diventate il centro di smistamento dell’informazione, nonostante negli ultimi anni sia avvenuto un cambiamento radicale da un punto di vista comunicativo, essendo la nostra l’epoca dei social, dove ognuno pubblica di tutto, anche senza verificare la veridicità della fonte. Ma qual è il pensiero degli edicolanti in questo momento? Come lavorano sul territorio? Com’è cambiato l’approccio con il cliente? Di seguito le testimonianze degli giornalai di Mirto Crosia e Calopezzati.  Bambina Salerno (meglio comosciuta come Bina, titolare di “Cartolandia” di Mirto Crosia), ha evidenziato che “siamo passati all’improvviso - ha detto – dalla tranquillità della consueta  quotidianità a una pandemia.  Subito sono cambiate le nostre abitudini, fra cui il modo di vestirci, partendo dall’uso dei dispositivi di protezione”. La signora Salerno ha ritenuto opportuno non chiudere l’attività “per offrire, tramite la distribuzione dei giornali, un’informazione puntuale sull’andamento del contagio. Il bisogno – ha aggiunto di offrire un riferimento alle persone che preferiscono il tradizionale giornale cartaceo”. Infine, ha spiegato che “il virus ha cambiato l’organizzazione del punto vendita: dagli ingressi contingentati alle distanze di sicurezza fra i clienti”. Antonio Sommario  (titolare di “Capricci” di Mirto Crosia) nella prima fase dell’epidemia ha chiuso. Poi, nel mese di aprile ha ripreso la sua attività lavorativa. “Dopo più di un mese di stasi totale, la ripresa è stata lenta e stentata, probabilmente a causa delle misure troppo restrittive nei confronti sia degli esercenti e sia dei clienti che, come si ricorderà, dovevano sempre e comunque giustificare ogni loro uscita”. A giudizio di Sommario  “molte sono ancora le incertezze che tormentano tutti. Inoltre, ci sono diverse categorie di clienti: da quelli particolarmente preoccupati e meticolosi a quelli poco accorti. Antonio Sommario, infine, ha evidenziato gli sforzi per far seguire le misure preventive dettate dal governo. Mariano Pellegrino titolare dell'edicola di Calopezzati Scalo) ha riferito di aver aperto da pochi mesi la propria attività, quindi, è difficile effettuare un confronto su larga scala. Ma la differenza su prima e durante il coronavirus è presto fatta: “nella fase pre-Covid, la gente usciva liberamente e si recava nella mia edicola. Prima di scegliere il settimanale, piuttosto che il mensile, si soffermava a leggere i titoli o a chiedermi consigli. Ora, la clientela acquista per lo più quotidiani. Nel negozio entra contingentata, ma non è più necessario rammentare loro le regole”. In altre parole, tutti ci siamo un po’ adattati a questo nuovo modo di approcciarci alla quotidianità. Antonio Iapichino    


di Redazione | 05/06/2020

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