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Rossano (Cosenza) - Se fossimo in guerra...


di LETIZIA GUAGLIARDI - Qualcuno scrive o dice che siamo in guerra. Io non lo credo. “Questa non è una guerra”. Se fossimo in guerra…dovremmo odiarci, forse anche uccidere, per sopravvivere. Se fossimo in guerra…non avremmo tanta voglia di stare sui balconi a cantare, a ballare, ad attaccare striscioni con su scritto #andrà tutto bene. 
Se fossimo in guerra…si dovrebbero mandare i soldati al fronte, dei soldati veri, e non medici e infermieri che muoiono compiendo la loro missione (a causa delle inadeguate misure di sicurezza) e, per questo, li chiamiamo eroi.
Se fossimo in guerra…saremmo continuamente terrorizzati: da un momento all’altro potremmo sentire una sirena che ci avvisa che abbiamo pochi istanti per scappare di casa, in un rifugio. E invece non c’è nessuna sirena e non dobbiamo cercare riparo da nessuna parte perchè il nostro rifugio è la nostra casa. 
Se fossimo in guerra…il cibo sarebbe razionato, forse riceveremmo una carta che ci autorizza a ritirare, ogni settimana, un mezzo chilo di farina, un po’ di burro, delle uova… E invece, chi può, va una volta a settimana o anche dieci giorni, a fare la spesa: i supermercati vengono riforniti di continuo. E possiamo aprire il rubinetto: l’acqua esce come sempre, anche calda, se serve. 
Se fossimo in guerra…non ci scambieremmo video che dovrebbero far ridere, ricette di cucina, consigli di film e di libri, lezioni di fitness e di bricolage.
Se fossimo in guerra…le nostre città dovrebbero avere un aspetto “spettrale” (come è stato detto e scritto), dovrebbero aleggiare nell’aria odori di bruciato e di gas. E invece sono solo vuote perchè, per fortuna, siamo tutti in casa.
Se fossimo in guerra…
dovremmo avere paura. Di essere uccisi, di essere costretti ad uccidere, di essere scoperti perchè qualcuno ha stabilito che non corrispondiamo a certi canoni e quindi potremmo essere deportati, rinchiusi in campi di sterminio. E invece non dobbiamo avere paura. Dobbiamo essere preoccupati, questo sì, anche angosciati e addirittura adirati (specie quando vediamo falsità, disinformazione e approfittatori).
Se fossimo in guerra…
potremmo sederci ad un tavolo, insieme al nostro nemico, e iniziare una trattativa. E invece non possiamo perchè non c’è un nemico che ci conosce e ci odia. Il Covid-19 è un’entità biologica parassita che (almeno credo) non sa nemmeno che esistiamo.
Se fossimo in guerra…
dovremmo stare tutti divisi, ognuno per proprio conto. E invece, paradossalmente, non siamo mai stati così vicini, così ben disposti, generosi, creativi e fantasiosi e pronti a condividere con gli altri.
Se fossimo in guerra…
dovremmo solo difenderci. E invece questa emergenza ci chiede di attaccare: i nostri stili di vita sbagliati, i nostri modi di pensare fermi e stantii, certi nostri comportamenti inutili, i nostri pregiudizi (ora siamo noi quelli che nessuno vuole, che nessuno vuole aiutare, quelli guardati con sospetto).
È vero… ci sono morti e ancora ce ne saranno; ci sono dolorose separazioni e “reclusioni” in casa in cui emergono situazioni molto più sofferte di prima; ci sono posti di lavoro a rischio e molti che si sono già persi ma… non siamo in guerra.

LA GUERRA – TUTTE LE GUERRE – NON INSEGNANO NULLA. LA PANDEMIA CHE STIAMO VIVENDO INVECE SI’. CI STA INSEGNANDO MOLTO.

Siamo in modalità di attesa. Prima o poi la nostra vita ricomincerà a scorrere e non dovremo spostare i cumuli di macerie per strada, non dovremo ricostruire nuove case e nuovi edifici ma avremo lo stesso cose importanti da fare perchè da questa lezione così dura stiamo imparando cose preziose:

– che la libertà, anche solo quella di aprire una porta e uscire, non ha prezzo;

– che il nostro sistema scolastico e quello sanitario, tanto per fare due esempi, sono insufficienti e inadeguati (anche per dotazione tecnologica e attrezzature varie);

– che siamo tutti interconnessi e che ci contagiamo di continuo (nel bene e nel male);

– che i problemi, guardati dalla giusta prospettiva, possono diventare delle opportunità e che i limiti e le limitazioni possono rivelare capacità insospettate;

– che ognuno di noi, da solo, non può fare nulla;

– che tante delle cose che davamo per scontate, come stiamo constatando, non lo sono affatto;

– che la tecnologia si sta dimostrando davvero utile e necessaria (nelle relazioni affettive e nello smart working, per esempio);

– che non ci devono essere discriminazioni tra aree geografiche e fasce sociali e nemmeno il divario digitale, il cosiddetto Digital Divide (su questo mi soffermerò in un prossimo post perchè c’è molto da dire).

Sono certa che ne usciremo cambiati, migliori… sicuramente non uguali a prima.

Ogni parola ha un significato ben preciso, una peso e anche una leggerezza. Usiamo bene, quindi, le parole: QUESTA NON È UNA GUERRA.

Naturalmente questo è solo il mio pensiero che, visto che non siamo in guerra, posso ancora esprimere.

 


di Letizia Guagliardi | 22/04/2020

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