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Cariati (Cosenza) - All’Istituto superiore tenuto un seminario su Bes e Dsa


Giornata di alto valore formativo per i docenti dell’Istituto di istruzione superiore Cariati, che insieme ai colleghi dell’Istituto Comprensivo di Cariati, hanno preso parte al seminario “Bes e Dsa: strumenti di valutazione e proposte di intervento per una didattica inclusiva”. L’evento, organizzato dai due Istituti in collaborazione con il neo costituito Comitato dei Genitori dell’IC, si è articolato in due sessioni: la prima rivolta ai docenti e la seconda ai genitori degli alunni frequentanti i rispettivi Istituti scolastici cariatesi. L’Aula Magna dell’ITI “Mazzone” ha ospitato un pubblico numeroso, arricchito anche dalle presenze di docenti provenienti da altre scuole del comprensorio. I lavori sono stati introdotti dalla dirigente scolastica dell’Iis Cariati, Sara Giulia Aiello, la quale ha sottolineato “l’importanza della partecipazione a questo tipo di iniziative altamente formative sia per i docenti che per i genitori”. Scuola e famiglie, infatti, secondo la DS “hanno un ruolo fondamentale nella crescita di tutti gli studenti, in particolare di quelli che possono manifestare disturbi dell’apprendimento o bisogni educativi speciali. La sensibilità e la responsabilità dei docenti sono due requisiti fondamentali per affiancare le famiglie e le equipe specialistiche nella valutazione dei casi specifici. Sono i docenti attenti che possono cogliere, insieme con le famiglie, alcuni segnali significativi di un disagio che, a volte, viene sottovalutato. Per cui l’impegno della scuola deve essere rivolto a riconoscere le situazioni di disagio che vive l’alunno e, senza etichettature, trasformarle in positività attraverso l’ausilio di tutti gli strumenti utili a colmare la carenza e operando per un’inclusione reale”. La docente Daniela Mancini, referente BES e DSA dell’IIS di Cariati, ha quindi tracciato un excursus cronologico in merito all’evoluzione della normativa afferente i casi di DSA e di BES. “Dal modello di segregazione e di separazione, valido fino agli anni '60 - ha esordito la docente -   si è passati a quello di integrazione prima, e ora a quello di una scuola che realizza la piena inclusione curando tutte le dimensioni: didattica, cognitiva, affettivo - relazionale e organizzativa. L’insegnante competente deve mobilitare e orchestrare risorse cognitive, affettive e volitive. Empatia, ascolto attivo e disponibilità a mettersi in gioco, devono essere, dunque, le coordinate dell'insegnante inclusivo”. Tra gli interventi programmati, l’intervento di Silvia Lanzafame, presidente della Sezione AID (Associazione Italiana Dislessici) di Cosenza, la quale ha spiegato ai presenti il ruolo dell’AID che negli anni è andato sempre più consolidandosi in tutta Italia e, in particolare, nella vasta provincia di Cosenza, anche con l’ausilio di sportelli itineranti predisposti per raggiungere le località più distanti e disagiate. “L’AID è una realtà in continua evoluzione, ha affermato la Dott.ssa Lanzafame, che ha il delicato compito di assistere e sostenere in particolare quelle famiglie che non hanno strumenti e informazioni necessarie per affrontare il percorso BES o DSA. In questi anni l’AID è cresciuta tantissimo anche affiancando le istituzioni scolastiche nei percorsi formativi, non da ultimo il corso “Dislessia Amica” al quale hanno preso parte lo scorso anno scolastico, anche i docenti dell’IIS di Cariati. E’ intervenuta, dunque, la prof.ssa Agatina Sandra Giudiceandrea, Dirigente Scolastico dell’IC di Cariati e formatore didattico AID, la quale ha illustrato ai presenti alcune buone pratiche per il riconoscimento dei casi di BES e DSA e nella stesura di un Piano didattico personalizzato, “che tenga conto dei reali bisogni dello studente e non si limiti solo alla mera applicazione delle tecnologie prescritte”. La DS Giudiceandrea, infatti, ha sottolineato l’importanza di stilare un PDP, in cui il percorso BES o DSA non sia tracciato in funzione di un modello standardizzato, ma in base alle reali necessità dell’allievo. “Ogni studente deve essere accolto in un ambiente formativo e stimolante affinché possano emergere le sue capacità e il suo valore - ha sottolineato la DS Giudiceandrea: i casi di BES e DSA non sono eccezioni, sono studenti che hanno sensibilità diverse che vanno colte e valorizzate. In quest’ottica i consigli di classe si dovrebbero attenere a quelle che sono le reali prerogative dello studente”. La Ds ha illustrato, come esempio, il caso di un alunno che non intenda avvalersi del pc come strumento compensativo: “in quel caso è dovere del docente fargli utilizzare carta e matita se sono gli strumenti più consoni a fargli esprimere le proprie potenzialità”. La parola è passata alla dott.ssa Silvia Vanzillotta, psicologa e presidente del Centro per l’Apprendimento “INGEGNI”, che ha spiegato alla platea quali sono le modalità di intervento e di valutazione dei casi in questione, avvalendosi di slide e di videoclip illustrativi. Sulla stessa lunghezza d’onda degli interventi delle altre relatrici, la psicologa ha ribadito “la necessità di sinergie virtuose tra docenti, famiglie e specialisti”, nonché l’attenzione alle scelte degli strumenti compensativi e dispensativi consoni allo sviluppo e alla valorizzazione degli studenti BES e DSA. Non bisogna codificare lo studio di un alunno con disagi o bisogni diversi come “diverso”, ma solidale e inclusivo, affinché abbia tutti gli strumenti che lo rendano libero di esprimere il suo potenziale autentico”. La chiusura dei lavori è stata affidata alla Presidente AID Lanzafame, con la sua testimonianza di “allieva dislessica”. Lanzafame ha raccontato alla platea il suo percorso, inizialmente doloroso, di studentessa “strana, diversa” agli occhi di alcuni suoi docenti, ma anche nei confronti del suo stesso essere e della sua famiglia. “Fino a quando non compresi che quei segnali, che né io né la mia famiglia avevamo ancora compreso, non erano quelli di una ragazza svogliata davanti al percorso scolastico, ma erano sintomo di un problema sconosciuto che non sapevamo come affrontare. L’acronimo DSA era per me Dolore, Smarrimento, Ambizione: la mia condizione mi arrecava dolore, senso di smarrimento perché non sapevo chi ero, ma anche l’ambizione di uscire da quello stato e trovare il mio vero percorso”. Un percorso costellato di fatica e di sacrifici, quello di Silvia Lanzafame, ma anche di gioie e di soddisfazioni per una giovane che oggi ha completato gli studi universitari con lo spirito di una vera combattente. “Nell’AID ho trovato una seconda famiglia. Oggi sono io che mi avvicino alle famiglie che erano nella stessa mia condizione con la certezza che non saranno mai sole in questa battaglia”.


di Redazione | 03/02/2020

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