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Cetraro (Cosenza) - Musica e solidarietà. Con la Fondazione Lilli Malika Ayane e un concerto in onore di Faber


di FRANCESCA RENNIS - Malika Ayane al Teatro dei Ruderi a Cirella il 18 agosto. Tradizionale concerto della Fondazione Lilli che quest’anno viene anticipato da un altro evento stasera presso Palazzo del Trono a Cetraro, “Gli arcobaleni di altri mondi. Intorno a Fabrizio De André”. A vent’anni dalla morte di Fabrizio De André, la Fondazione Lilli ricorda l’artista genovese, il cui percorso, esplorato dai due musicisti calabresi Sasà Calabrese e Daniele Moraca, ripropone il messaggio di lotta pacifica, di solidarietà, di amore. "Riproporre il lavoro di De André - esplicita una nota della Fondazione - significa onorare la coerenza con cui egli ha imposto le sue scelte al mercato, rifiutandone il condizionamento commerciale e privilegiando i contenuti e il profilo estetico. Significa, anche, riscoprire la corrispondenza fra la sua opera e la sua esistenza, offrendo una testimonianza cui è difficile restare indifferenti. Una musica e un linguaggio in grado di emozionare e aggregare diverse generazioni. Si rigenera, così, il binomio musica-solidarietà, riproposto ogni anno dalla Fondazione per riavvicinare, attraverso il linguaggio universale della musica, le persone e la solidarietà. Questa prima tappa dell’estate della Fondazione Lilli, che vedrà il suo culmine nel concerto di Malika Ayane riscrive a Cetraro, città di mare, una nuova mitologia del Mediterraneo: la Calabria, come Genova, ha visto alternarsi e coesistere numerosi popoli e culture che provenivano da tutti i continenti. Proprio De André descrive, con una delle sue canzoni più rappresentative della carriera artistica “Creuza de mä”, Genova come città dalle frontiere aperte, porto di mari vicini e lontani. Luogo dove si incontrano culture diverse, punto nevralgico di scambi tra razze e mercanzie, porto franco dagli orizzonti sospesi, il Mediterraneo come luogo di divergenze, condivisioni e incontri che riescono armoniosamente a convivere. De André stesso scrisse che questo testo non fu dedicato né al genovese né a Genova, ma al bacino del Mediterraneo, confluenze di mari, terre e popoli. Il concerto è stato pensato con l’intento di asciugare la forma canzone nella sua essenzialità, facendo risaltare le parole, la lirica, la melodia".

Altre informazioni sul concerto. L’itinerario musicale del duo Moraca-Calabrese parte da questo cantautore della scuola genovese, che spiega tappa dopo tappa le diverse maniere di cantare il Sud. La performance ripropone brani della produzione più recente, ma anche classici più conosciuti al grande pubblico, rifacendosi, dal punto di vista degli arrangiamenti, ai concerti con la PFM e all’ultima tournée, oltre che a nuove sonorità del 1998, mantenendo integra la struttura dei brani. Da “Bocca di Rosa” a “Via del Campo”, da “Rimini” a “Hotel Supramonte”, “Fiume Sand Creek”, “La città vecchia”, “La canzone di Marinella”, “Un giudice”, “Don Raffaè” con queste e tante altre canzoni gli artisti cercheranno di raccontare il mondo di Faber, che sapeva parlare d’amore e di morte, che faceva parlare gli umili, gli oppressi, i disperati, i perdenti, e che raccontava l’importanza di essere liberi, liberi soprattutto di ragionare con la propria testa.

Lo spettacolo metterà in luce, attraverso un percorso cantato e parlato, anche il De André poeta e cantastorie. Aneddoti, immagini evocative, foto a tema, la lettura di stralci scritti da Faber, contribuiranno a dare una visione completa dell’uomo e della sua opera.

Sul palco, insieme a Sasà Calabrese e Daniele Moraca, ci saranno Roberto Risorto (pianoforte), Danilo Chiarella (basso elettrico), Checco Pallone (percussioni, tamburi a cornice), Massimo Garritano (Bouzouki, Lap Steel). "Una formazione particolare, che propone strumenti di tradizione, con un approccio acustico, grezzo ma di grande impatto, dove il legno prevale sull’elettronica.

In molti dei suoi brani, per esempio ne “Il Pescatore”, ritroviamo il senso della sua opera. Nel celebre aforisma dell’artista, nel suo tratto più autentico, più tenero e intimo, secondo il quale – è evidenziato nella nota della Fondazione dedicata a Lilli Funaro - dove finivano le sue dita doveva in qualche modo cominciare una chitarra, si rinnova anche il messaggio di solidarietà della Fondazione Lilli, secondo il quale dove finiscono le nostre dita debbono, in qualche modo, cominciare quelle di chi ha bisogno".


di Francesca Rennis | 09/08/2019

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