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Paola (Cosenza) - Giustizia riparativa, progetto concluso presso la Casa circondariale


di FRANCESCA RENNIS - Giustizia riparativa ed emozioni. Sono le due componenti fondamentali di un progetto che guarda al detenuto come una persona capace di superare il momento critico della pena e recuperare in modo positivo la propria autonomia sociale e individuale. Sui temi della giustizia riparativa e su come gestire le proprie emozioni è stato realizzato presso la Casa circondariale di Paola il progetto “Ri-parazione”, a cura dell’Associazione Italiana Mediatori Penale “AIMePe” di cui Mariacristina Ciambrone (foto) è la presidente nazionale. Ed è lei che ci spiega questa realtà associativa e il lavoro svolto nella ristrettezza del carcere di Paola.

“L’AIMePe è un’associazione di categoria – spiega la dottoressa Ciambrone - autonoma, libera, apolitica, apartitica e senza fini di lucro che ha come obiettivo quello di riunire tutti i professionisti che si occupano di tale disciplina e di tutelarne gli stessi. Il progetto Ri-parazione presso la casa circondariale di Paola ha inizio nel 2018 presso la sezione Custodia attenuata, mentre nel 2019 nella sezione di Media sicurezza. Gli obiettivi del progetto – continua - sono stati quelli di sviluppare delle competenze relazionali e sociali al fine di evitare ricadute in percorsi devianti, di rafforzare la personalità del detenuto e dell’auto-percezione di sé, di favorire il processo di socializzazione e di responsabilizzazione e migliorare gli stili di comportamento e, quindi, di favorire il recupero sociale”.

Gli incontri settimanali sono stati organizzati tramite laboratori esperienziali inerenti le tematiche della giustizia riparativa e della mediazione penale quali il rancore, il perdono, la rabbia, la gestione dei conflitti e delle proprie emozioni. Il compito del mediatore è un compito delicato, non alternativo a quello della giustizia penale. Si avvale cioè di strumenti comunicativi e relazionali che facilitano la trasformazione di punti di vista, allargano lo sguardo dal sé al noi al fine di vedere l’altro non come un antagonista ma come una persona. E nel processo di reinserimento sociale il detenuto, autore del reato, diventa parte attiva del suo stesso percorso mettendosi in gioco e mettendo in discussione il proprio vissuto. Un percorso di prevenzione, affinché il reato non si reiteri nuovamente una volta concluso il tempo della detenzione.

La mediazione, quindi, agisce per accogliere il disordine e i vissuti di sofferenza per trasformarli. È un dato ormai certo che le varie esperienze di mediazione abbiano portato a risultati apprezzabili attraverso la prevenzione per evitare il degenerare dei conflitti, svolgendo appunto il ruolo fondamentale di far sentire l’autore del reato protagonista attivo del proprio percorso preventivo.

I detenuti della casa circondariale di Paola hanno risposto frequentando con continuità e assiduità gli incontri. Le aspettative sono state così mantenute, come espresso in diverse lettere scritte dai partecipanti alla referente del progetto. e al gruppo dei tirocinanti che vi hanno partecipato. Infattila “Mediazione Penale e Penale minorile” è anche un corso di formazione di cui è responsabile la stessa presidente AiMePe che si svolge in duecento ore presso la sede di Cosenza e che già ad ottobre inaugura la terza edizione 2019-20.


di Francesca Rennis | 27/07/2019

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