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Rossano (Cosenza) - Le parole che uniscono


di LETIZIA GUAGLIARDI - Studenti… tanti studenti che leggono un libro. Lo esaminano con attenzione, fanno surf sulle onde delle parole, nuotano fra le frasi in superficie ma si immergono anche, nel mare delle emozioni, a volte calmo, altre volte agitato, per andare in cerca di quelle più profonde, quelle che possono rivelare il messaggio giusto per ognuno di loro.

Questo libro è una storia vera, la storia di un ragazzo che credeva di avere tutto e che ora, diventato un uomo, ha scoperto che quel tutto in realtà non era niente e che quel niente che gli sembra di possedere ora invece è tanto ed è prezioso.

Questa persona è Francesco Carannante, detenuto con un fine pena: mai che, non potendo essere presente all’incontro con l’Autore, manda una lettera a questi ragazzi e stabilisce un altro ponte con loro, oltre al libro. Questa lettera l’ho letta io, ieri mattina, durante un magnifico evento che si è svolto a Mendicino (Cs) al Parco degli Enotri, promosso dalla Fondazione Carical. La riporto qui di seguito:

Ciao a tutti, ragazzi,

sono Francesco. Ho saputo dalla professoressa Letizia che ci sarebbe stato un incontro con voi, dopo che avete letto il nostro libro. Mi sarebbe piaciuto tantissimo confrontarmi con voi, ma per ovvi motivi non è stato possibile quindi cercherò di scrivere su questo pezzo di carta ciò che avrei voluto dirvi di persona.

All’inizio del prologo ho detto che scrivere il libro mi ha aperto il cuore, guarito l’anima e mi ha salvato ed è tutto vero. Ma la premura principale per me, che poi ho constatato essere anche quella della professoressa, era mandare un messaggio chiaro a voi ragazzi, raccontandovi un tratto della mia vita vissuta in modo scellerato. Spero tanto che vi sia arrivato questo messaggio. Lo spero perché nessun ragazzo merita più di trovarsi nelle mie stesse condizioni, di quando avevo diciott’anni. Nessuno dovrebbe più essere vittima di tanta bruttezza, di tanta cattiveria. Io l’ho fatto e ho fatto del male ad altre persone e per questo non mi perdonerò mai. Continuerò a vivere con questo dolore dentro e, forse, è giusto così. Vi assicuro, però, che mi sono fatto tanto male  anche da solo, così come l’ho fatto alla mia famiglia. Sono ventisette anni che vivo in quattro mura e con me lo fanno anche i miei cari. Per questo vi dico di stare attenti alle scelte che fate, quando siete ancora in tempo.

Prendete ad esempio i vostri genitori e non lasciatevi affascinare da quelli che io da tempo chiamo falsi miti. Quei miti che ho cercato di emulare credendo di fare il “grande”, quando in realtà stavo andando verso la distruzione più totale. Ho smesso di sognare troppo giovane per queste scelte sbagliate, non fatelo anche voi. Vivete la vostra vita a cento all’ora, ma non perdete mai di vista l’etica, la morale, i valori della vita che i vostri genitori vi hanno trasmesso. E poi, vi prego, godetevi i tramonti, lo spazio aperto, le uscite con gli amici e tutto ciò che vi saprà regalare un sorriso. Lasciate stare la tentazione di arrivismo perché, ve lo dico per esperienza personale, senza sacrifici, senza studio, il lavoro e il senso del rispetto per gli altri non si va da nessuna parte.

Peppino De Filippo, in una sua commedia, se non sbaglio ” Vincenzo de Pretore”, diceva: “Quante più parole sai più possibilità hai di vincere”. È fantastica, non trovate? Per questo vi dico: studiate, studiate sempre perché non si smette mai di imparare.

Vi abbraccio, uno ad uno, e non posso che augurarvi… BUONA VITA A TUTTI!

Ciao da Francesco Carannante.

Finiscono qui le parole di Francesco, ma non finisce il filo che dal carcere – dove lui si trova – è arrivato nella sala – dove eravamo noi.

È il potere delle parole: unire o dividere, colpire o accarezzare, far ridere o far piangere. Chi si è reso conto di questo potere ha imparato anche che uso farne.

Da parte mia… grazie agli organizzatori, grazie agli studenti, ai loro professori, ai dirigenti scolastici e a tutti coloro che, da quindici anni, promuovono un progetto culturale di così alto livello. Un abbraccio, infine, a Rosa Cardillo, la presentatrice dell’evento, perché ha  tenuto il filo di tutte le parole che aleggiavano nell’aria e ha saputo armonizzarle.


di Letizia Guagliardi | 30/05/2019

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