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Rossano (Cosenza) - Il 12 aprile nella biblioteca diocesana una lezione sull’antropologia dell’artigianato


Dopo la presentazione del volume collettaneo Memorie di una Città Nascente Corigliano Rossano, edito dalla casa editrice rossanese Ferrari Editore, come da programma, si discuterà sul saggio di Franco Emilio Carlino dal titolo: Antropologia dell’Artigianato. L’incontro previsto si terrà venerdì 12 aprile, alle ore 18, presso la Biblioteca Diocesana “Ss. Nilo e Bartolomeo” in via Minnicelli, nel Centro Storico di Rossano. Parteciperanno, oltre all’Autore, l’Editore Settimio Ferrari, il curatore del libro prof. Fausto Cozzetto e don Giuseppe De Simone, direttore della Biblioteca Diocesana.       

Con il presente saggio il prof. Franco Emilio Carlino ha inteso tracciare le linee fondamentali della storia e della cultura dell’artigianato nel territorio di Rossano-Corigliano. Lo studio nel quale sono confluite alcune esperienze artigianali, che nel tempo hanno rappresentato e segnato il costume del territorio, sarà illustrato rappresentando alcune principali e originali attività produttive presenti nelle diverse epoche, nel territorio della Sibaritide. Un percorso, attraverso il quale saranno proposte alcune riflessioni sugli elementi e le caratteristiche che hanno connotato la filiera artigianale attraverso il lavoro umano, i materiali prescelti, il processo di produzione, il prodotto finito e la sua commercializzazione.

L’artigianato, costituisce il risultato di diverse attività manuali e materiali dell’uomo fondate sulla pratica ripetuta e interiorizzata, sulla manualità e sulle azioni essenziali che divengono, nel tempo, un processo produttivo, fondato sull’ideazione, la progettazione, la realizzare e la produzione. Risultato che, pian piano, si è esteso all’ambito della formazione intellettuale e del patrimonio delle conoscenze e perché no, anche dell’appagamento e della intuizione artistica di ogni singola persona coinvolta, poiché la realizzazione di ogni singolo prodotto accomuna sempre a quella che risulta essere la praticità nella realizzazione anche l’estetica dell’oggetto. Sono in molti a giusta ragione a definire l’artigianato, a cui si lega tanta abilità manuale e ingegnosità, una tipica forma d’arte. Si tratta, per di più di un’arte espressione dei ceti sociali più modesti, e perciò molto diversificata nei territori che la esprimono. Nel caso della Sibaritide, essa riflette diverse pratiche produttive: (agricoltura, pastorizia, colture di montagna e pratiche marinare) e le cui peculiarità si costituiscono parte cospicua dell’identità del patrimonio storico delle diverse comunità, che affonda le sue origini nella tradizione contadina e che nei secoli fino ai nostri giorni è stata capace di tracciare ininterrottamente originali spaccati di vita quotidiana che richiamano costantemente i valori di un tempo trascorso. Lo sostengono a riguardo la varietà delle attività artigiane presenti sul territorio, quali lavorazione del legno, del ferro battuto, del cuoio, della terracotta e della ceramica, della lana (cardatura), della seta, del lino, della felpa, del merletto, della radica di erica arborea in genere conosciuta come (ciocco), della liquirizia, delle botti, dei cesti, del rame battuto, ecc., che sono state sempre abbastanza fiorenti e che ha visto di conseguenza l’affermarsi di numerosi mestieri ad esse connesse come quelli del falegname, del fabbro, del calzolaio, del sellaio, del carbonaio, del cestaio, tutte attività in gran parte con protagonisti maschili ma che rinviano ben presto  a non meno essenziali protagonismi femminili in tutte le componenti territoriali della Sibaritide, come del resto  in quella fondamentale unità storica geografica che è il mondo Mediterraneo con le arti della tessitrice, della ricamatrice, della delega essenziale alle attività fondamentali definite muliebri, ma che in realtà costituiscono lo sviluppo essenziale delle attività produttive  maschili; e quando il nuovo mondo di Colombo consegna ai conquistatori le foglie di tabacco esse raggiungono assai presto la Sibaritide, con la nascita di nuovi mestieri, che inevitabilmente rendono la vita più piacevole, come quello dell’artigiano della pipa comunemente detto (segantino), dello stagnino, e tanti altri mestieri ancora, che di diritto  entrano a far parte del circuito artigianale anche se non producono beni, bensì servizi, come ad esempio quella del barbiere.

I temi che saranno toccati riguarderanno: l’Arte della tessitura a Longobucco e Cariati, l’Arte dell’intreccio della paglia a Campana, l’Arte del ferro battuto a Pietrapaola, l’Arte della lavorazione dell’argilla a Cariati, l’Arte della lavorazione del legno e delle pipe a Mandatoriccio, l’Arte dei maestri d’Ascia a Cariati, con uno sguardo al futuro delle due città di Corigliano – Rossano, oggi incanalate verso il comune destino della costituzione della città unica, attraverso una rapida riflessione su alcune attività artigianali del luogo e sulle attività produttive che nel corso della loro storia passata ne hanno caratterizzato la loro economia, anche se più che l’artigianato a fare da volano furono e in qualche misura ancora restano le attività agricole, tanto che ancora oggi quelle di punta sono quelle legate alla produzione agricola, in particolare dell’ olio.

 


di Redazione | 12/04/2019

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