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Cosenza (Cosenza) - “Resistere. Trincea e prigionia nell’archivio Barberio”, il nuovo libro di Giuseppe Ferraro


E' ancora fresco di stampa il recente volume di Giuseppe Ferraro sulla prima guerra mondiale intitolato Resistere. Trincea e prigionia nell’archivio Barberio, con le biografie dei soldati italiani prigionieri a Dunaszerdahely in Ungheria. La prefazione del volume è stata curata da Antonio Gibelli, uno dei maggiori studiosi europei della Prima guerra mondiale. Un lavoro che sintetizza in parte le ricerche che lo studioso ha svolto durante questi anni di commemorazioni di quel periodo storico portate avanti dall’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea, la Regione Calabria e le comunità scientifiche nazionali. Nel caso in questione il volume di Ferraro, attraverso fonti pubbliche e private (italiane e austro-ungariche) anche inedite, riesce a ricostruire il complesso mondo delle trincee e dei campi di prigionia durante la Prima guerra mondiale. L’esperienza individuale di Bernardo Barberio, capitano nel 142° Reggimento fanteria Brigata Catanzaro, serve all’autore per ricostruire i modi della partenza al fronte, la vita in trincea, i rapporti con la popolazione civile e con le gerarchie militari, le fasi dei combattimenti, la prigionia nei campi austro-ungarici e i tentativi da parte dei prigionieri di resistere alla fame, al freddo, all’abbattimento umano e morale. La ricerca ha permesso il più delle volte anche di dare un nome ai quasi 700 prigionieri transitati dal campo di Dunaszerdahely in Ungheria.
Destini individuali e collettivi, grandi e piccoli eventi, narrazione e interpretazione, si intrecciano nelle varie fasi di questa ricerca scientifica offrendo un quadro originale e per molti aspetti unico della Grande guerra a 100 anni dalla sua fine. L’autore al tema della Prima guerra mondiale in questi anni aveva già dedicato numerosi contributi tra cui Dalla piazza «rossa» alla piazza «tricolore»: la Calabria interventista, 1914-1915, Patria celeste e patrie terrene. L’arcivescovo Orazio Mazzella e il suo catechismo per la Grande guerra, Dalle trincee alle retrovie. I molti fronti della Grande Guerra, Trincee di carta: scritture e memorie di guerra  (1914-1918), La Calabria neutralista, Lettere dal fronte: aspetti e problemi di vita militare durante la Grande Guerra, mentre con l’enciclopedia internazionale 1914-1918-online. International Encyclopedia of the Firt World War; aveva curato anche la voce sugli orfani di guerra in Italia e la loro assistenza da parte dello Stato. Giuseppe Ferraro è nato a Longobucco, ha conseguito il dottorato di ricerca presso l’Università degli studi della Repubblica di San Marino, collabora con l’Università della Calabria ed è membro del comitato scientifico dell’ICSAIC, dove è anche responsabile della sezione scuola e didattica. È cultore di materia presso l’Università per stranieri di Reggio Calabria. Fa parte della redazione della rivista «Giornale di Storia contemporanea» e il «Pensiero storico»; dal 2018 anche del Centro studi “Paolo Prodi” per la Storia costituzionale (Università di Bologna). Le sue ricerche hanno ricevuto importati riconoscimenti tra i quali: “Spadolini-Nuova Antologia” a Firenze, “P.P. D’Attorre” a Ravenna, “Troccoli Magna Graecia” e “Amaro Silano” in Calabria. La sua recente monografia Il prefetto e i briganti (Le Monnier-Mondadori) ha ricevuto anche la menzione speciale al premio “Sele d’oro” ed è stata tra le cinque finaliste dell’Opera prima SISSCO nel 2017. Ha pubblicato lavori sulla questione unitaria italiana, il brigantaggio, classi dirigenti liberali, il fascismo, le guerre coloniali, gli internati militari (IMI) e la Resistenza; ha collaborato con il Dizionario biografico degli italiani della Treccani. 


di Redazione | 28/02/2019

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