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Rossano (Cosenza) - Essere un dottore significa...


di LETIZIA GUAGLIARDI - Mi è giunta notizia che il dottor Luigi Vulcano (nella foto), dirigente medico di primo livello al 118 di Rossano, dal 1 ottobre è in pensione per anzianità di servizio. Tanti mezzi di comunicazione lo hanno descritto come “un medico con il valore aggiunto dello studioso, amante del sapere, sognatore lungimirante sia dal punto di vista professionale che personale”. Con questo post colgo l’occasione per fargli i miei auguri e anche per esprimere la mia opinione sulle qualità che fanno di un dottore un bravo dottore.

Poiché un dottore non è un robot, deve avere un cuore, nel senso che deve avere compassione per la persona affidata alle sue cure. Un paziente risponde meglio quando si accorge che il dottore è attento ai suoi bisogni.

Deve dedicarsi al 100% al suo lavoro, ogni giorno, senza guardare l’orologio, senza farsi distrarre da ciò che succede nella sua vita personale.

Deve essere pronto ad affrontare ogni sfida e deve comunicare fiducia e affidabilità. Il malato deve vedere in lui un punto di riferimento, uno spiraglio di luce nel buio in cui è piombato.

Anche lui deve essere “paziente”, nel senso che deve avere pazienza, ascoltare quello che la persona che soffre gli dice, vedere quello che non dice e poi fare le sue valutazioni.

Deve essere consapevole dei suoi limiti, per cui deve tenersi costantemente aggiornato sulle ultime scoperte e sulle nuove tendenze nel suo campo.

Deve essere umile e disponibile, saggio nelle diagnosi, gentile nei modi e nell’esprimersi. Deve saper infondere coraggio e speranza e deve schierare tutte le sue risorse – mediche, sociali e spirituali – per guarire i suoi pazienti. Senza dubbio, per assicurare loro una vita che sia la migliore possibile. Questo può davvero fare la differenza fra una vita così così e una vita dignitosa.

Naturalmente, deve avere amore e passione per quello che fa. Chi decide di diventare un dottore non deve farlo per lo stipendio o per il prestigio. Essere un dottore è una scelta di vita, è andare in guerra, ogni giorno, contro tanti nemici, alcuni più deboli, altri molto agguerriti, contro virus, germi e batteri, contro le ferite del corpo e della mente, contro la morte che si presenta in anticipo, contro acciacchi, patologie di ogni genere e traumi che colpiscono ovunque, contro infezioni e allergie, conosciute o misteriose, contro disfunzioni e sindromi… Quanti attacchi e quanti assedi da fronteggiare, quante strategie di difesa da pianificare. Ecco perché essere un dottore…

Essere un dottore significa molto di più che somministrare pillole, ricucire carne lacerata o riparare menti distrutte.

Essere un dottore è essere un intermediario tra l’uomo e Dio. (Felix Marti-Ibanez “To be a doctor”)

Beh… forse un intermediario è un tantino esagerato, però… abbiamo bisogno di dottori così. Di bravi dottori.

 

 

 

 

 

 

 


di Letizia Guagliardi | 10/10/2018

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