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Crosia (Cosenza) - Il parroco di “San Giovanni Battista” ha rivolto ai fedeli un messaggio di pace e di speranza


di ANTONIO IAPICHINO - “Dopo essere stati esortati dal Santo Padre Francesco a vivere la Quaresima come:“ la possibilità di tornare al Signore con tutto il cuore e con tutta la  vita”,  mettendoci in guardia dal riconoscere  le forme che assumono i falsi profeti, nello stesso spirito, ci prepariamo a celebrare la Pasqua del Signore, morto e risorto”. Esordisce in questi termini don Giuseppe Ruffo, parroco della parrocchia “San Giovanni Battista” di Mirto. Il sacerdote, in occasione della Settimana Santa, ha ritenuto opportuno rivolgersi ai propri fedeli, rivolgendo loro un messaggio di pace e, al contempo, di speranza e di augurio, affinché la Pasqua che fra qualche giorno celebreremo rappresenti un cambiamento concreto in ciascuno di noi. “Seguiremo il Signore nella Settimana Santa – ha affermato don Ruffo - passo dopo passo, dall’Ingresso in Gerusalemme tra le acclamazioni gioiose della folla,  fino al Golgota dove giungerà solo e abbandonato quasi da tutti quelli che gli erano stati vicini e che Lui aveva definito amici. Gli eventi precipitano, tutto sembra  sprofondare nel buio. Eppure nel cuore della solitudine e dell’angoscia più profonda, Gesù attira e riunisce tutti gli uomini del mondo. Tutto sembra perduto ma in realtà tutto sta per cominciare. E la Pasqua è un nuovo inizio”. Questa è la nostra grande consolazione: “Gesù è con noi, non ci lascia soli, ci chiama, ci invita a lasciarci visitare da Lui, ad accogliere il suo Vangelo, a comunicare agli altri che la morte, la tristezza e l’angoscia non sono le ultime parole della nostra vita”. Il parroco, inoltre, ha sottolineato che “il ritornello del Salmo responsoriale della Santa Messa del giorno della Domenica di Pasqua recita: “Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo”. È il giorno più bello e gioioso dell’anno perché “Il Signore della vita era morto; ora è vivo e trionfa”. Se Gesù non fosse risorto – ha proseguito il presbitero - vana sarebbe stata la sua Incarnazione, la sua missione, la sua passione e la sua morte non avrebbe dato la vita agli uomini. “Se Cristo non è risorto - scrive San Paolo - vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati» (1 Cor 15,17). Chi infatti può credere e sperare  in un morto? Ma Cristo non è morto, è vivo: «Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso? È risorto, non  è qui» ( Mc 16,6).  E allora, illuminati dalla luce della Santa Pasqua, portiamo il profumo di Cristo Risorto nella solitudine, nella miseria, nel dolore di tanti nostri fratelli, ribaltando la pietra dell’indifferenza, dell’egoismo, del pessimismo e apriamoci alla comunione, all’amore, al perdono per vivere da autentici cristiani”. 


di Redazione | 31/03/2018

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