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Rossano (Cosenza) - Quanti rami secchi poterai quest'anno?


di LETIZIA GUAGLIARDI - Qualche giorno fa ho chiesto ad un amico, esperto giardiniere, di potare la mia amata pianta di rose. Era sofferente e rinsecchita e, un po’ in disparte, la vedevo perdere uno dopo l’altro molti rami, anche quelli che mi sembravano più robusti, sotto i sapienti tagli delle cesoie. Poi il giardiniere ha fatto degli innesti, li ha fasciati e ha lasciato a me il compito di prendermene cura. Ogni tanto la osservo, le sono rimasti pochi rami che tendono verso il cielo, in cerca di aria e di luce. Un po’ mi dispiace, nel vederla così scarna ed esile ma, nello stesso tempo, provo gioia perché so che la potatura è stata necessaria per ridarle nuova vita, per irrobustirla e per farla sbocciare più rigogliosa e più bella di prima.

Ogni agricoltore o giardiniere esperto sa bene quali rami potare, quando potare e perché potare. Sa che per ogni pianta e per ogni albero c’è bisogno della potatura adatta e sa individuare il problema che ne impedisce la produttività e causa danni al suo benessere. Prende gli attrezzi giusti e taglia, asporta, elimina, rompe, inclina, piega, innesta, fascia e cura. E brucia i rami secchi.

L’anno nuovo è appena iniziato, noi e le nostre piante abbiamo un anno in più, ovvio, ma più che dell’invecchiare del corpo dobbiamo occuparci del rinsecchimento della nostra anima, del nostro spirito. Una vita che si rinsecca si inaridisce, non ha fiori, non porta frutto, ammuffisce e… muore. Non ha più linfa.

Quanti rami secchi ci sono in noi che ci portiamo dietro da una vita e che ci appesantiscono, ci rendono stanchi, senza forze, delusi, amareggiati, sconfitti? Quanti ne abbiamo già tagliati e bruciati? Quanti ne rimangono ancora da eliminare? I rami del risentimento, delle cattive abitudini, dei pensieri negativi, dell’invidia, dell’ipocrisia, dell’indifferenza, della rabbia, della mancanza di perdono, dei rimpianti, dell’invidia…

Spesso si tratta di rami che ci costa potare perchè ci sembrano robusti, ci illudono che ci diano protezione, ci facciano ombra, perchè abbiamo paura del rinnovamento…perché, semplicemente, ci siamo abituati alla loro presenza. Oppure perché non sappiamo farlo da soli. In questo caso la soluzione c’è: si chiama chi ci conosce, sa quando è il momento, sa come e cosa tagliare. Chiamiamo il Giardiniere esperto, Colui che ci infonde il coraggio dell’attesa: anche se quello che rimane dopo la potatura è fragile, debole ed esile, con gli occhi della fede intravediamo i primi, teneri boccioli e assaporiamo i profumi e i colori promettenti della nostra nuova primavera.

Ogni tralcio che in me non porta frutto

il Padre mio lo toglie e ogni tralcio che porta frutto

lo pota perché porti maggior frutto. (Giov. 15:2)


di Letizia Guagliardi | 10/01/2018

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