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Rende (Cosenza) - XIII Rapporto Bcc Mediocrati sull'economia cosentina: Imprese straniere contribuiscono al Pil calabrese


Un valore aggiunto pari al 4,9% della ricchezza regionale. Cresce il numero degli occupati extracomunitari, triplica la presenza delle aziende attive sul territorio regionale. E, intanto,malgrado un basso livello di integrazione, arriva la denuncia sul caporalato: immigrati sfruttati secondo 7 imprenditori su 10.  

Le circa 14 mila imprese straniere in Calabria hanno prodotto oltre un miliardo di ricchezza, un valore aggiunto pari al 4,9% del prodotto interno lordo regionale. Nell’ultimo decennio è triplicato il numero degli stranieri in Calabria superando, nel 2016, la soglia delle 100 mila presenze.Cresciuto anche il numero dei lavoratori extracomunitari: 22.467 unità con un incremento pari al 45,6% rispetto al 2007. Prevale il livello di chiusura degli imprenditori nei confronti degli immigrati.Dallo studio, inoltre, è emerso il giro d’affari dell’accoglienza clandestina: 4,2 miliardi di introiti nelle tasche della criminalità organizzata. Sul versante della congiuntura economica, l’indagine continuativa annuale mostra un 2016 caratterizzato da una condizione di sostanziale stabilità congiunturale dopo i segnali di miglioramento dall’inizio crisi (2008), stabilità confermata anche per il 2017 dalle previsioni formulate dagli imprenditori. Una quota consistente di imprese, infine, sta ancora scontando gli effetti della crisi economica: l’indice di fiducia si attesta all’85,5 segnando una flessione di 4 punti rispetto all’anno precedente (nel 2016 era pari al 89,5).è il quadro che emerge dal consueto rapporto annuale sull’economia locale realizzato dall’Istituto Demoskopika per conto della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati.

“Negli ultimi dieci anni, – dichiara il presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – il numero degli stranieri in Calabria è triplicato, in provincia di Cosenza addirittura quadruplicato. Ciò ha prodotto importanti cambiamenti nell’assetto sociale ed economico del territorio determinando, da un lato, problemi di integrazione e sostenibilità ma, dall’altro lato, producendo benefici per il contributo che gli immigrati forniscono in alcuni ambiti e settori economici, nella ripresa dei processi demografici e nell’arricchimento culturale derivante dal confronto con diverse civiltà e stili di vita. Un apporto, ad oggi, - spiega Nicola Paldino - poco valorizzato dal sistema imprenditoriale regionale, ancora confinato nelle fasce più basse della piramide occupazionale. A fronte di un notevole calo dell’occupazione “autoctona”, nel corso degli ultimi anni, l’occupazione degli stranieri, al contrario, aumenta divenendo indispensabile principalmente nei settori ad alta intensità di lavoro e rispondendo a specifici fabbisogni di manodopera altrimenti insoddisfatti. In questo contesto, - concludeil presidente della Banca di Credito Cooperativo Mediocrati, Nicola Paldino – le politiche pubbliche, volte sia a favorire l’accoglienza dei nuovi venuti, sia a prevenire e reprimere i fenomeni di irregolarità e criminalità, assumono un rilievo particolare e richiedono un forte coordinamento fra politiche sociali in senso lato e politiche per il lavoro e per la formazione, per rispondere efficacemente ai bisogni della persona e della sua comunità familiare e sociale”.

“Nonostante, la nostra indagine, – commenta il direttore dell’istituto Demoskopika, Nino Floro – abbia evidenziato il significativo contributo degli stranieri alla ricchezza regionale, il tessuto produttivo calabrese non percepisce l’immigrazione nella sua dimensione economica manifestando un basso livello di apertura. Due imprenditori su tre, infatti, sono convinti che il contributo all’economia degli immigrati sia scarso o poco rilevante o comunque minore rispetto ai benefici ottenuti. Inoltre, l’indagine conferma lo scarso impiego delle risorse umane, culturali, linguistiche e relazionali di cui gli immigrati sono portatori. Lo spaccato che emerge dal sentiment degli imprenditori – conclude Nino Floro - sembra piuttosto chiaro: la persistenti criticità economiche e sociali regionali condizionano il processo di integrazione con gli immigrati, a loro volta catapultati in una realtà di diffusa precarietà e irregolarità caratterizzata dal fenomeno del lavoro nero, dallo sfruttamento e dalla segregazione occupazionale”.


di Redazione | 14/11/2017

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