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San Marco Argentano (Cosenza) - Svolto un incontro su fede e politica


Si è tenuto a Pianette di San Marco Argentano, organizzato dal residente Assessore al Bilancio del comune normanno, Federico Bruno, l’annuale appuntamento con il memorial dedicato a Caterina Di Chiera. L’interessante meeting, che quest’anno aveva come tema “Fede e Politica”, - riferisce testualmente una nota stampa dell'Assessorato comunale al bilancio -  si è svolto all’interno della nuova parrocchia dedicata a Santa Maria Assunta. Vi hanno partecipato il sindaco di San Marco Argentano, Alberto Termine, il responsabile dell’ufficio staff del sindaco, Valerio Caparelli, lo scrittore roggianese Silvano Cristofaro e l’assessore Federico Bruno. I lavori sono stati condotti e moderati dal parroco della chiesa appena consacrata, don Gianfranco Lombardi, che ha così esordito: “Abbiamo voluto parlare di questo delicato tema, in un momento storico e politico così particolare, perché pensiamo che il cristianesimo sia, innanzitutto, un messaggio di salvezza che può influenzare la vita morale, sia pubblica che privata. Un modo per ricordare che la missione principale di ogni buon cittadino cristiano è quella di introdurre, attraverso le proprie azioni, la carità nella vita pubblica. È ovvio che questo elemento non si può e non si deve ridurre solo alla mera beneficenza o all’assistenza sociale, ma dev’essere l’anima della riforma della moderna società democratica, in cui le persone debbono partecipare responsabilmente per realizzare il bene comune”. Nei suoi saluti l’assessore Bruno ha evidenziato come “gli uomini di fede cristiana riescano a fare molto di più, perché hanno valori e principi che sono il presupposto della società degli uomini e della civiltà. Essere solo appartenenti ad una religione, però, non basta: bisogna agire come quel fulgido modello che fu proprio la carissima Caterina, che aveva capito quanto fosse necessario coltivare quotidianamente i sentimenti della carità cristiana, per poter conoscere meglio i fondamenti della religione cui apparteniamo e per metterli poi in atto nelle azioni da svolgere. Perché senza carità e continuo pensiero per il bene degli altri, la politica come il potere restano solo delle semplici vanità dell’uomo”. A ricalcare il principio assunto da Bruno è stata la relazione di Valerio Caparelli, presente nell’occasione nella sua principale veste di giornalista ed esperto in politiche sociali. Parlando della figura di Don Luigi Sturzo, ha ricordato come il sacerdote siciliano, già un secolo fa, intendesse la politica: un dovere morale e un atto d’amore che ogni cristiano deve impegnarsi a svolgere. “La politica è di per sé un bene – ha affermato il braccio destro del sindaco di San Marco Argentano, richiamandosi alle parole del prete calatino – e il far politica è un atto di amore per la collettività. Il fare una buona o cattiva politica dipende solo dalla rettitudine dell’intenzione, dalla bontà dei fini da raggiungere e dai mezzi onesti che si impiegano nell’occasione. Il successo e il vantaggio reale potranno anche mancare, ma la sostanza etica della bontà di promuovere questo genere di politica rimarrà sempre”. Il partecipato convegno è stato poi concluso dalla relazione del sindaco Alberto Termine che, dopo aver ricordato ai presenti la figura della compianta Caterina Di Chiera, è così intervenuto sul tema: “L’amore per il prossimo dovrebbe essere molto più presente in politica. Un sentimento e un’attenzione tangibile che andrebbe misurato ed espresso solo attraverso le opere e la verità. Purtroppo, non sempre questi due elementi sono presenti negli uomini che fanno, o pensano di fare, politica. Ad ogni modo, è mia convinzione che non debbano essere solo le persone delegate ad amministrare la cosa pubblica a dover operare per il bene della società: debbono essere tutti i cittadini ad impegnarsi quotidianamente per lo sviluppo della collettività e a comportarsi civilmente all’interno della propria comunità, affinché, con il proprio esempio, possano richiedere continuamente a coloro che hanno eletto di fare altrettanto. Se ognuno di noi, invece, nel proprio piccolo, quando pensa che tanto nessuno l’osserva o critica, commette delle prepotenze o degli atti di furberia contro il proprio vicino, il proprio concittadino, contro l’altro che ha pari diritto a noi, come è possibile pensare che chi ci governa o amministra possa fare meglio e con onestà? Non è forse il politico o l’amministratore un uomo come gli altri, un semplice cittadino eletto, che viene chiamato a prendersi cura degli altri e della cosa pubblica? Può quella persona svolgere i propri compiti onestamente e in direzione della collettività se prima di tutto non ha sposato i valori della democrazia, della civiltà, della legalità? Bisogna, perciò, recuperare e promuovere l’ideale comunitario, quel senso profondo di partecipata appartenenza alla collettività e all’identità della propria comunità, così che tutti, richiamandosi ai valori cristiani, possano operare nella verità per il bene comune”.

di Redazione | 17/08/2010

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