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Reggio Nell'emilia (Reggio Emilia) - “L’INTERVENTO” Assessore comunale all’Istruzione Iuna Sassi: “Zero posti alla scuola dell’infanzia, non più insegnanti di italiano, annullate le compresenze nelle classi: così il Governo dequalifica la scuola”


<<Per il secondo anno consecutivo il Ministero dell’Istruzione non istituisce nessuna nuova sezione della scuola dell’infanzia statale in Emilia Romagna, quindi anche a Reggio Emilia. Le ultime quattro nomine risalgono al ministro Fioroni e al governo Prodi. Ciò costituisce una grave lesione del diritto all’istruzione di alcune centinaia di bambine e bambini e della legittima aspirazione delle loro famiglie a trovare un posto a scuola. Ciò è tanto più grave nella nostra città, dove il diritto all’educazione è garantito per il 43 % dalle scuole comunali, per il 37% dalle scuole di orientamento cattolico (Fism) e solo per il 20 % dalle scuole statali. Altro che generalizzazione della scuola dell’infanzia! Lo Stato non fa assolutamente la propria parte ed anzi riduce progressivamente i già modesti contributi alle scuole parificate (comunali e Fism). La consistente crescita demografica della nostra città, tra le più elevate sia in Italia che in Regione, ha fatto sì che la percentuale di bambini scolarizzati nella fascia 3/6 anni sia progressivamente diminuita e, mentre le liste di attesa per il nido si sono quasi azzerate, quelle per scuola dell’infanzia sono aumentate, riducendo la percentuale, che si attesta ora solo al 90%, dei bambini scolarizzati. Contrariamente a ciò che va sbandierando la Lega nord, la maggioranza dei bambini esclusi è di origine straniera e questo costituisce un grave gap per loro, per l’inclusione delle loro famiglie e per l’apprendimento della lingua. Questa situazione si ripercuote negativamente nella scuola primaria e nel percorso scolastico successivo, soprattutto per le soppressioni delle compresenze e per la drastica riduzione delle insegnanti di italiano ‘lingua seconda’ nei plessi con elevate percentuali di bambini che provengono da altri Paesi. Una situazione che incide sui tempi di lavoro nelle classi e va a svantaggio anche dei bambini italiani. Tutto questo costituisce un grave problema per la qualità del sistema scolastico, che nel nord continua a tenere – come confermano i dati Ocse – grazie all’impegno e ai progetti di qualificazione proposti dagli enti locali, i quali hanno investito ed investono ingenti risorse a favore della formazione e della ricerca in campo educativo. La miopia del Governo non può che far regredire questo Paese! La Germania e gli altri paesi dell’Area euro hanno scelto di investire sull’istruzione e sulla ricerca e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Occorre puntare sulla qualità e reinvestire nel sistema formativo, a partire dai primi anni di vita dei bambini, gli 8 miliardi tagliati alla scuola>>.   Iuna Sassi - Assessore all’Educazione

di Redazione | 15/08/2010

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