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Cosenza (Cosenza) - Dal melanconico


di FRANCESCA RENNIS - L’immagine della “melancholia” che  Albrecht Dürer ci ha restituito su incisione ci mostrano l’aspetto limite di uno stato mentale che sembra ferruginoso, cristallizzato e irremovibile. Sembra quasi impossibile uscirne. Eppure da lì si aprono nuove possibilità d’espressione. La tensione in se stessi è tanto forte che gli antichi usavano indicare la malinconia come “umor nero” provocato dalla secrezione di “bile nera” del fegato e in quella visione di correlazioni tra macrocosmo e microcosmo diventava effetto di effluvi saturnini. Di questa condizione dell’esistenza, che ho imparato ad apprezzare, ne traggo quei colori che già Marsilio Ficino aveva tratto dai suoi studi. Forse siamo in tanti a farci cullare “dal malinconico”.

Dal malinconico

Sempre mi rappresenta
questo orizzonte di incantesimi 
laddove uno spiraglio
incanala la bile nera
in brezza marina.

Profumo di primavera
occhi dischiusi a venti nuovi.
La malinconia mi s'addice
come vestito di stagione.
Le sue ali giungono dal’indaco mistero.

Sempre mi rappresenta
inquietudine negli occhi
che non sa che farne 
di misure e pesi.
Agguanta il possibile seducente.


di Francesca Rennis | 19/03/2017

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