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Cosenza (Cosenza) - Tagli alla scuola, la Giunta provinciale ha prodotto un apposito documento


“Chi taglia la scuola, taglia il futuro. Ecco perché oggi non era il momento di proporre  una riforma della scuola”. Queste, le parole dell’assessore alla Pubblica Istruzione Pietro Ruffolo, nel relazionare alla Giunta – riferisce testualmente una nota della Provincia di Cosenza - riunitasi di recente, che ha ampiamente affrontato la delicata questione. La stessa Giunta ha prodotto al riguardo l’articolato e puntuale documento che si riporta: “Il perno dell’azione riformatrice deve essere l’autonomia scolastica di Province e Regioni. Per questo non siamo d’accordo sul taglio strutturale della manovra ai danni della scuola. Su di essa si registra un vero e proprio accanimento con effetti permanenti. Il taglio colpisce tutti i docenti in servizio. La scuola è trattata in maniera punitiva, ecco perché il prossimo anno scolastico sarà all’insegna dell’incertezza e di una vera e propria emergenza educativa. C’è una sofferenza un pò ovunque, ma in Calabria è sempre più buio, perché la nostra regione ha un sistema scolastico molto precario, molto frammentato e noi, volendoci mettere in una fase costruttiva e non di pressappochismo, altrimenti sarà solo un trasferimento amministrativo, siamo interessati a difendere la qualità della scuola e non le ore della scuola. Ci sono situazioni di criticità che vanno approfondite perché il Governo non solo ha usato la mannaia ma, scientemente, ci ha messi gli uni contro gli altri. L’assessore regionale sa molto bene che la scuola è l’asse portante dell’unità nazionale. Non possiamo scomporre la scuola in venti piccola patrie. E poi: siamo certi che la regionalizzazione dell’istruzione, questa riforma, vadano ad avvantaggiare la nostra scuola? Noi pensiamo di no, perché con questo titolo V ci stanno dando il cadavere di quello che loro hanno fatto. Il danno e la beffa. C’è una scuola a macchia di leopardo; tanta propaganda sul riconoscimento del merito si dissolve nel nulla. I tagli alle Province ed ai Comuni si ripercuoteranno in modo rilevante sui diritti delle giovani generazioni ad una istruzione pubblica di qualità, costringendo gli enti locali a ridimensionare i propri investimenti in: asili nido, scuole comunali dell’infanzia, contributi per mense e trasporto scolastico, qualificazione di piani dell’offerta formativa, diritto allo studio, assistenza ai diversamente abili, strutture scolastiche di qualità, decorose e sicure. Lo Stato e la Regione non possono pensare di fare il dimensionamento eventualmente con le ordinanze di chiusure per la sicurezza. Siamo d’accordo sul titolo V, ma deve essere fatto in modo che non penalizzi il cittadino, perché così si finisce con lo scaricare tutto sugli ultimi livelli di erogazione dei servizi, cioè Comuni e Province, quando invece c’è più bisogno della presenza dello Stato, altrimenti che Paese è? Non ha infatti  senso un Paese così; così viene meno un modello del Paese. Oltre al fatto che si potrebbe esercitare un  grande tranello: cioè si trasferiscono guai senza risorse e questo potrebbe essere un frutto avvelenato. Non ci possono essere venti sistemi educativi diversi. Nel sistema essenziale la base economica non è un fatto ininfluente, perché ci dobbiamo muovere in quell’ambito. La qualità, infatti, non può non declinarsi con la quantità delle risorse. E’ questo che fa la differenza con il modello leghista del federalismo, che non tiene conto delle situazioni di sofferenze in una regione come la nostra dove ancora permangono forti contraddizioni sociali, causa di abbandono e dispersione. Piuttosto che tagliare drasticamente le risorse agli enti locali, la Giunta provinciale chiede di snellire gli apparati burocratici centrali e quindi il MIUR ed i suoi uffici periferici. Perché, come sempre, questo governo è federalista a parole e centralista nei fatti. Al MIUR dovrebbero restare solo le competenze per la definizione delle norme generali (definizione, limiti e contenuti dell’autonomia scolastica; definizione degli ordinamenti scolastici, valutazione degli apprendimenti, obbligo d’istruzione, esami di Stato, regole e procedure per il rilascio dei titoli di studio; definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, verifica e controllo del loro raggiungimento, principi fondamentali e definizione dei livelli essenziali con il coinvolgimento in primis degli enti locali territoriali). Oggi la Regione ci presenta una bella cornice (dimensionamento scolastico da approvare entro il 30 ottobre) ma vogliamo capire il contenuto, potendo dire la nostra, come vogliamo capire la competenza dello Stato, perché su questo punto il Governo ci appare sfuggente ed evanescente. Senza contare che nella nostra regione ci sono Province e Comuni che hanno storia e tradizioni diverse, che hanno modelli diversi, e per fortuna dei nostri cittadini non è il modello leghista: un federalismo all’incontrario. La qualità si ottiene e si mantiene se hai delle risorse. Se le risorse le devi gestire per garantire i livelli essenziali, non hai prospettive. E’ quello che noi non vogliamo. La Giunta Regionale non può chiamarci solo per fare la conta degli studenti e delle aule. Vogliamo dire la nostra anche sull’offerta formativa e sul dimensionamento legati, fortemente al patrimonio scolastico.”

di Redazione | 10/08/2010

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