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Tiriolo (Catanzaro) - Esordio positivo per il “Tarantella Power”


La genialità di Antonio Pascuzzo & Rosso Antico, le suggestioni dei Parafonè, l’omaggio all’ultima cantastorie Rosa Balestrieri nella forza della voce di Manuela Cricelli. Nello splendido scenario di Tiriolo, reso ancora più accattivante dall’atmosfera natalizia, la quindicesima edizione del “Tarantella Power” ha segnato un esordio positivo che supera anche le più ottimistiche previsioni della vigilia. Una straordinaria partecipazione di pubblico ha fatto da cornice alle prime manifestazioni di un festival che, fino al 29 dicembre, tra concerti, animazioni, seminari e corsi, coniugherà musica e danza con le tradizioni popolari e con le bellezze e le ricchezze anche culturali del territorio: il “cuore” di “Tarantella Power” è il museo e il parco archeologico di Gianmartino, nelle cui vicinanze è stato allestito il teatro tenda destinato ai concerti, ma anche il centro storico e le frazioni di Tiriolo vengono avvolti dai suoni e dai colori della kermesse. Ad aprire la prima giornata di “Tarantella Power” la “Tilly Jazz band” che ha suonato e sfilato per tutta Tiriolo, e quindi l’inaugurazione ufficiale alla Casa della Cultura  con i saluti degli organizzatori, l’Ats Comune di Tiriolo-Associazione Arpa. Il sindaco Domenico Greco ha messo in evidenza la portata della manifestazione «sotto l’aspetto culturale ma anche sociale: si intrecciano la musica e la danza, ma anche le vocazioni del territorio sotto il profilo storico, archeologico, enogastronomico e artigianale: riteniamo infatti che il Festival possa avere una notevole forza di attrazione verso le nostre eccellenze, è questa del resto la finalità». Concetti condivisi e rilanciati anche da Antonio Critelli, dell'associazione Arpa, che insieme a Danilo Gatto cura la direzione artistica del festival: doverosi e sentiti ringraziamenti anche ai partner – BallareViaggiando, Lilt Catanzaro e Tessilart – del “Tarantella Power”, che è anche co-finanziato dalla Regione nell’ambito degli eventi culturali 2016. Il via al festival è stato all’insegna della musica e anche dell’impegno civile, grazie alla straordinaria voce di Manuela Cricelli: accompagnata da Peppe Platani e Vincenzo Oppedisano, la Cricelli ha dato vita a un bellissimo omaggio a Rosa Balistrieri, «grande cantastorie siciliana che ha cantato la rabbia e l’orgoglio della sua terra», come ha ricordato Critelli. «Rossa Balestrieri – ha detto a sua volta Manuela Cricelli – è una bandiera delle lotte sociali della quale è necessario non smarrire la memoria perché significherebbe smarrire un sentiero della nostra libertà». Il festival si è poi spostato nell’area dell’Antiquarium e del parco archeologico di Gianmartino, teatro di eventi non solo musicali: grazie alla collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali/Soprintendenza archeologica Belle arti e Paesaggio, è partito il restauro - “in diretta” – di 23 monete e due statuette ritrovate nella campagna di scavi 2014-2015, affidato alla restauratrice Aba Muleo e all’archeologa Paola Caruso nel contesto dell’iniziativa “Cantiere aperto: comunicare la conservazione”, così come sono iniziate le visite guidate al museo e all’area archeologica. Preludio al gran finale della prima serata in un teatro tenda pieno in ogni ordine di posti, che ha ospitato l’atteso e imperdibile  concerto di Antonio Pascuzzo & Rosso Antico, nati da un'idea di Antonio Pascuzzo, autore dei testi e co-autore delle musiche unitamente a Mario Dovinola con gli originalissimi arrangiamenti di Pericle Odierna. Nel disco la canzone d’autore strizza l'occhio alla tradizione delle bande italiane. Sul palco, quindi, AntonioPascuzzo (voce & chitarra); Carmine Ioanna (fisarmonica); Marco Monaco (batteria); Giulio Ciani (contrabbasso); Mario Dovinola (pianoforte); Davide Gobello (chitarra).  Il suono è allegorico, onirico, anche per la ricchezza della sezione Fiati integrati da una banda popolare di antica tradizione, con un suono pulsante e suggestivo autenticamente endemico. Da “Gillet” a “Morte del Tamarro”, da “Le berte” a “Rivoluzione”, i brani dei RossoAntico e dell’album Pascousche tengono banco e movimentano  la platea fino al gran finale di “Gioia”: brani inediti la cui peculiarità, sul piano musicale, risiede nella decisa scelta di un linguaggio evocativo che attinge al mondo della musica tradizionale delle bande italiane, dove l’immagine di banda italiana è quella reale di oggi, ben lontana da alcuni luoghi comuni.

Non poteva poi esserci migliore chiusura di serata dell’esibizione dei Parafonè, straordinari interpreti moderno della musica popolare. Rivisitare la musica popolare senza cadere in un logoro cliché rappresenta una sfida difficile per ogni musicista, specie se si vuole mantenere un approccio ai materiali integro e puro. L’impegno dei Parafoné è quello di riproporre la musica senza variarne l’essenza, utilizzando gli strumenti  tramandati di padre in figlio come chitarra battente, zampogna, lira, organetto, tamburello, fischiotti eccetera: strumenti antichi che lasciano intravedere una straordinaria attualità soprattutto in una società che tende a smarrire le proprie identità culturali. Decidere di confrontarsi con le tematiche popolari rappresenta dunque per i componenti dei Parafoné un’esigenza precisa che ha radici profonde nella cultura popolare calabrese, della quale si sentono figli e naturale espressione come singoli e come gruppo. Questo confronto avviene in modo solare e leggero nella riproposizione, con arrangiamenti  originali e coerenti, degli antichi temi e canti della tradizione orale-musicale della Calabria. La band: Bruno Tassone (Voce, chitarra battente, zampogna a chiave); Angelo Pisani (Lira calabrese, pipita, fischiotti, sax soprano, marranzano); Gianluca Chiera (Cori, bouzouki); Domenico Tino (Chitarra acustica, chitarra elettrica, cori); Antonio Codispoti (Organetto diatonico, tamburello, cori); Omar Remi (basso elettrico); Fabio Tropea (Percussioni, darabouka, tamburi a cornice).


di Redazione | 27/12/2016

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