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Amantea (Cosenza) - La società dei nativi digitali


di TERESA SICOLI -  Questo tempo sembra essere così chiaro nel perseguire la strada ‘tecno-digital-social’.  Cosa vuol dire?.. che senza alcun dubbio abbiamo oramai le nostre giornate piene di chiamate, di messaggi normali e di whatsapp, di mail e di social. Quello che una volta  era dedicato al tempo libero oggi è dedicata al mondo virtuale. Essere nel giusto o nello sbagliato questo dipende dai punti di vista delle persone. Ma se vogliamo osservare quello che ci accade o che accade al nostro vicino (inteso come amico, parente, conoscente, collega, compagno ecc.)  è come quasi vederci da fuori da noi e del nuovo stile di vita che viviamo. Dobbiamo asserire che le nostre vite hanno una piccola forma di dipendenza. Certo, non possiamo negare gli aspetti positivi e non possiamo certo negare che i tempi cambiano e non possiamo negare che la tecnologia e il progresso industriale commerciale e sociale avanza impietosamente. Da un altro punto di vista però dobbiamo evidenziare che le persone non solo si sono fatti prendere un po’ la mano da un sistema di controllo sociale ma non riescono nemmeno ad avere quella sana e lucida percezione della giusta misura e del giusto peso. Si registrano infatti tra gli aspetti positivi e che nessuno qui vuole negare, molti aspetti negativi che riguardano la sfera socio emotiva dell’individuo; allora è il caso di fermarsi e di riflettere cosa e perché gli uomini e le donne di questo tempo rincorrono  con tanto narcisismo e voyariesmo. Spesso, questi comportamenti di vizio e di controllo, sfociano in violenza pisco-patologica con ripercussioni sulla salute propria e su quella degli altri. Il vero dialogo e il rapporto umano che deve dare valore alle nostre vite è l’incontro tra le menti e per di più l’incontro tra i cuori. Non dobbiamo avere paura di dire la verità, anzi dobbiamo combattere una realtà virtuale che deve avere il giusto ruolo nelle nostre vite. Il rischio che si corre si chiama 'omologazione sociale' che va al di là dello sviluppo della personalità dei singoli individui. Dobbiamo, dunque, con onestà d’animo ascoltare l’altro e coloro che vedono le smisurate  azioni comportamentali  che arrivano dalla ‘tecno-digital-social’. La nuova malattia del secolo che non ha vaccini se non uno sviluppo razionale della consapevolezza e della benevolenza del rapporto uno a uno tra le parti. Essere diversi oggi significa appunto non farsi prendere e dipendere da un sistema che ci vuole tutti inanimati esseri globali. Svegliamoci ad un corretto uso della tecnologia e di perseguire il progresso sociale nella più ampia positività del termine. Guardare se stessi e gli altri con attenzione e risolutezza dando inizio a rapporti di relazioni che creano ogni giorno un valore di cuore.


di Teresa Sicoli | 10/12/2016

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