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Catanzaro (Catanzaro) - Il pensiero del consigliere regionale Salvatore Magarò sulla sanità pubblica calabrese


<<In sanità non funziona la concorrenza dell’offerta, ma serve una concorrenza sui risultati di salute, che tenga conto anche della soddisfazione del paziente>>.  Lo ha affermato Salvatore Magarò, consigliere regionale della Calabria, a margine di un cordiale incontro con Paolo Maria Gangemi, commissario straordinario dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. <<Il quadro attuale è sotto gli occhi di tutti -  ha aggiunto Magarò - I casi di malasanità sono diventati talmente frequenti nella nostra regione, che ormai hanno addirittura smesso di scandalizzare. Finora non si è riuscito a fermare l’emorragia di denaro pubblico che assorbe tre quarti del bilancio regionale, ingessandone di fatto l’attività. Si è speso tanto per erogare servizi scadenti e insufficienti, tanto da indurre migliaia di cittadini a ricorrere alle cure di presidi ospedalieri di altre regioni. Mettere mano ad una situazione così complessa è un’impresa da far tremare i polsi. Ma il presidente Scopelliti ha dimostrato di avere le idee chiare e non si è sottratto alla responsabilità di indicare un preciso percorso da seguire per garantire ai calabresi cure adeguate, qualificate, di livello europeo ed economicamente sostenibili. Tutte le forze politiche presenti in consiglio regionale convengono che bisognerà, prima o poi, secondo me meglio prima, operare dei tagli al servizio sanitario calabrese. La questione che si pone quindi è: cosa tagliare? La risposta di tanti esperti di economia sanitaria è banale: sostenere le cure che funzionano e tagliare le cure che non funzionano. Questa necessità è stata sottolineata anche dal Presidente statunitense Obama nel presentare la riforma sanitaria. Tagliare ciò che non serve per pagare quello che serve, ha detto al Congresso. E quello che serve sono le terapie più appropriate, non quelle meno costose, né quelle inutili, ma quelle che danno un risultato inteso come guadagno in termini di salute della collettività. Questo sistema, sganciato dalle obsolete logiche di gestione che hanno svilito il ruolo dei medici, posiziona il paziente e non l’organizzazione, al centro del sistema sanitario. E qui si pone un altro interrogativo: a chi spetta il compito di scegliere quali siano i servizi essenziali e quali possono essere eliminati, a chi spetta indicare le priorità e stabilire le tecniche sanitarie più vantaggiose da impiegare? La risposta è semplice. Spetta ai medici, le uniche figure in grado di rispondere efficacemente alle reali necessità del paziente. E’ per questo che i medici dovranno essere tra i protagonisti della riforma sanitaria. La classe dirigente dovrà selezionare la migliore classe medica possibile, adottando il criterio della meritocrazia, guardando i curricula, le capacità, l’esperienza, la professionalità. E dovrà mettere i medici in condizioni di poter lavorare. Da qui bisogna ripartire per costruire un modello che risponda alle esigenze della collettività. Un modello che offra le migliori cure non solo perché socialmente corretto, ma anche perché economicamente più conveniente>>.  

di Redazione | 31/07/2010

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