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Acquappesa (Cosenza) - Alcool, il noto barman Steven Tripicchio evidenzia i rischi di un uso eccessivo


di MARIANNA ANDREOLI - Manca poco all’atteso evento “Cocktail festival”: una due giorni che si terrà presso il Crazy Beach lounge bar, situato sul lungomare di Intavolata ad Acquappesa (CS). Le attività partiranno domani pomeriggio, giovedì 14 luglio alle ore 16. Una lunga serie di iniziative non solo in tema di cocktail ma anche per sensibilizzare i giovani sugli effetti che l’uso irresponsabile di alcool ha sull’individuo. Le due giornate, il 14 e 15 luglio 2016, saranno caratterizzate da una gara internazionale di barman acrobatici, musica, artisti di strada e spettacoli vari. Fra le attività programmate, c'è da sottolineare alle ore 21 di giovedì 14 luglio, il  “Drink responsably”, un meeting di prevenzione e informazione sull’utilizzo dell’alcol. I fratelli Steven, Jimmy e Gigetto Tripicchio,  titolari del locale ospitante, hanno voluto conferire all’evento, durante questa calda estate 2016, una forte valenza sociale. Nel noto locale della cittadina tirrenica, un team di esperti dialogherà con la platea sugli effetti negativi dell’abuso di alcool. Il ricavato della vendita dei cocktail verrà, inoltre,  interamente devoluto in beneficenza. Un’impronta sana, di prevenzione, formazione, conoscenza, ma soprattutto competenza e coscienza nell’agire per una società migliore, nel sensibilizzare e responsabilizzare su un fenomeno dilagante e sommerso come quello dell’alcool e la dipendenza tra i giovani. È questo il messaggio che lo staff del Crazy Beach vuole lanciare.

Di seguito, in esclusiva per IonioNotizie.it, la testimonianza di Steven Tripicchio, barman di fama internazionale, tra gli organizzatori dell’evento:

“Mi ha sempre affascinato fin da piccolo il mestiere di barman, ricordo chiaramente quando frequentavo la scuola elementare, appena trasferitomi dagli Stati Uniti, e alla mia classe fu rivolta la fatidica domanda: “Bambini cosa volete fare da grande?” I miei compagni giustamente risposero: l’astronauta, il presidente, il modello, il cantante eccetera, io ho risposto senza esitare: il bar tender!!! Sicuramente, nell’intraprendere questo percorso, sono stato stimolato dal fatto che i miei genitori avevano un bar, e io ogni giorno dopo avere fatto i compiti dovevo stare almeno  un’ora nel bar, poi mi permettevano di giocare con i miei amici. Il primo cocktail Martini (uno dei miei cocktail preferiti), l’ho visto fare a mio padre. Avevo circa 5 anni, ero in America, e quel giorno mentre lui preparava questo cocktail e si relazionava con le persone mi sono detto: io voglio fare questo nella vita. Voglio diventare un buon bar tender. È un problema serio quando dietro al bancone si trova una persona che non ha formazione, quindi un barman autodidatta; teoricamente un cocktail dovrebbe avere sempre la stessa quantità alcolica. È importante, perché un organismo può essere abituato a bere tre cocktail tipo “long Island” e non sentirli. Ma se gli stessi cocktail vengono preparati da un autodidatta può succedere che bevendo i tre soliti cocktail ci si ubriachi perché sono state raddoppiate le dosi alcoliche. Io mi occupo di formazione, ho una scuola di american bar (bartender soul). Negli ultimi 4 anni ho vissuto di più in America che in Italia, proprio per approfondire nel migliore dei modi il  mio lavoro.  Ai ragazzi che frequentano i corsi oltre a farli diventare bartender spieghiamo anche gli effetti positivi e negativi dell’alcool.  L’esperienza nel  New Jersey, a Filadelfia, New York, mi ha arricchito professionalmente e culturalmente. Mi ha fatto capire cosa significhi bere in modo responsabile e trasmettere ai clienti questo messaggio. Attualmente  collaboro con una scuola di New York. In America la storia è un po’ diversa: per poter lavorare in questo settore è indispensabile avere acquisito l’attestazione di frequenza al corso che è denominato  “101” (Alcohol Awareness Certified Bartender), qui si apprendono  gli effetti provocati dall’alcool, ma soprattutto a saper riconoscere le persone e, in base a ciò, viene imposto di non servire alcol a persone ubriache ma piuttosto  a prendersene cura, servendo loro acqua e/o portandoli in una stanza antipanico. È necessario sapere che, assunti in piccole dosi, i cocktail possono essere nutrienti, soprattutto i cocktail alla frutta i quali contengono vitamine, sali minerali ecc. Ma quando l’alcool è in eccesso ha un effetto contrario, inizia letteralmente a consumare il corpo dall’interno, ecco perché poi si ha la necessità di bere acqua, incombe la disidratazione. È dunque indispensabile che ci sia una formazione indipendentemente dalla scuola che si decide di frequentare.Non è facile stabilire a che età le persone si approcciano all’alcool. Esistono tante bibite dichiarate analcoliche ma in realtà non lo sono.  Per lo Stato italiano qualsiasi bibita con  una gradazione alcolica pari a  0,9 gradi si può definire analcolica. Dunque, anche se non siamo consapevoli, l’approccio all’alcool inizia fin da bambino. Stranamente le persone che consumano maggiormente alcool oscillano da un’età che va dai 15 ai 25 anni;  dai 15 ai 20 bevono come se non ci fosse un domani, difatti non è inusuale vedere persone che parlano e bevono per diverse ore  e il giorno dopo non si ricordano neanche di essere stati in quel bar. Questa cosa è scioccante!Per tutto ciò, come staff, riteniamo fondamentale effettuare attività di sensibilizzazione sul fenomeno dell’alcool dipendenza, soprattutto tra i giovani, riferendo che il  problema non è l’alcool  di per sé ma il suo uso. Un cocktail bevuto in compagnia e con moderazione può essere un toccasana per il corpo e la mente. Un’ottima scusa per uscire e stare in compagnia con gli amici. Al contrario chi fa abuso di alcool ed è abituato a bere da solo, genera paranoia, aggressività e tende a isolarsi dal resto del mondo.Dunque ragazzi, se volete bere un cocktail  assicuratevi che la persona che trovate dietro al bar abbia una formazione appropriata, altrimenti fate come faccio io, chiedete una birra. E sempre con parsimonia per la vostra e altrui incolumità”.


di Marianna Andreoli | 13/07/2016

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