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Crosia (Cosenza) - "Smarrirsi in una bottiglia". Allarmante l'uso degli alcolici da parte degli adolescenti


di MARIANNA ANDREOLI - Ancora una volta i dati contenuti nella relazione del Ministro della Salute al Parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della Legge 30.3.2001 N.125 “Legge quadro in materia di alcool e problemi alcool correlati” confermano che il fenomeno della dipendenza da alcool necessita di grande attenzione per le implicazioni sociali e sanitarie che da essa derivano. Allarmanti sono i risultati Istat circa l’uso e abuso di alcool tra i giovanissimi nell’ambito di occasioni e contesti legati al divertimento e alla socializzazione.Voglia di sperimentare, trasgredire, di sentirsi grandi, meno impacciati. Bere per dimenticare una lite in famiglia, un insuccesso a scuola, la rottura di un legame.  Sembra essere questo ciò che spinge gli adolescenti a fare un uso sempre più frequente e smodato di alcolici. Gli effetti che essi provocano sulla psiche hanno il sopravvento sui divertimenti, i desideri e gli entusiasmi di molti giovani. L'allarme cresce. Il fenomeno dilaga sempre più. L'Organizzazione mondiale della sanità mostra come ogni anno 320rnila giovani tra i 15 e i 29 anni muoiono nel mondo a causa dell'assunzione smodata di alcool. Particolarmente drammatica è la situazione in Italia, dove i primi approcci con l'alcool avvengono già a 11 anni. Ma cosa spinge i giovanissimi a fare uso e abuso di bevande alcoliche? Molti sono terrorizzati all'idea di non far parte del gruppo, di essere considerati non all'altezza, di essere fuori dagli schemi rispetto alla tendenza del momento. Perché farsi vedere con una bottiglia in mano è considerato di tendenza. L'obiettivo è perdere il controllo, allontanare i pensieri, sentirsi pronti a fare anche ciò di cui normalmente ci si vergogna. Aggiungerei altresì che i giovani di oggi si percepiscono soli, smarriti, senza un progetto di vita. Estremamente vulnerabili. Nonostante le molti varianti di svago, si attende il sabato sera per divertirsi e liberarsi dalle tensioni, ansie, paure. La bottiglia percepita come  antidoto, si trasforma in realtà in arma letale. In occasione del fine settimana o delle feste in generale, aumentano le aggressioni, le violenze, gli incidenti stradali, i feriti, i morti. E allora? Educhiamo i nostri giovani a conoscere e riconoscere se stessi. Educhiamoli a sapere decodificare le proprie emozioni: la rabbia, la paura, la frustrazione sono anch’esse vita. Accompagniamoli nella distinzione tra il bene e il male. Rendiamoli consapevoli delle proprie capacità e potenzialità. Coltiviamo la loro autostima. Sviluppiamo nei nostri giovani l’intelligenza emotiva, ascoltiamoli, dialoghiamo con essi. Solo così potranno scoprire la bellezza di una genuina chiacchierata tra familiari o amici, il divertirsi senza lo sballo, l’inutilità di perdersi tra i meandri di una bottiglia. Ingegnarsi per non inebriarsi.

 


di Marianna Andreoli | 27/06/2016

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