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Crosia (Cosenza) - La solitudine: non temerla, vivila


di MARIANNA ANDREOLI - A chiunque, almeno una volta nella vita, è capitato di sperimentare la solitudine. Ognuno di noi ha un modo proprio di rappresentarsela, di viverla e, perchè no, immaginarsela. Viviamo una società in cui tutti siamo sempre più protesi a ricercarci in relazione all’esterno, trascurando la nostra parte interiore e più intima … e quando ciò che ci circonda sembra abbandonarci, distoglierci dal nostro equilibrio, proiettarci verso ostacoli sino ad allora impensabili … ecco che ci ritroviamo disarmati e soli! La solitudine presenta moltissime sfaccettature: vi è quella  generata dalle circostanze della vita, quali la perdita di una persona cara, il fallimento di un progetto in cui avevamo investito tutto, una malattia, il trasferimento in un luogo che non ti appartiene, il silenzio intorno agli anziani, la perdita di un lavoro tanto ambito. Si sente solo chi non riesce a creare un legame soddisfacente con i colleghi, chi non si ritiene valorizzato, chi non si sente appagato in qualche modo dalla vita. Tutte circostanze che generano un vuoto interiore apparentemente ineluttabile. Vi sono poi solitudini volute e ricercate. Quelle del creativo, dell’asceta o di chi, nella quotidianità, sente il bisogno di ritagliarsi un momento proprio, riscoprire le energie disperse, ritrovare quella parte di sé soffocata dagli affanni quotidiani.  E con l’innovazione vi sono, altresì,  solitudini per così dire di ultima generazione. I mezzi di comunicazione, i mass-media, i freddi circuiti dei social che apparentemente sembrano invitare alla socializzazione, in realtà accentuano l’individualismo. La solitudine, dunque,  può essere avvertita come un sentimento, uno stato d’animo o un particolare modo di sentire le relazioni sociali. E allora, nella vita, è altresì necessario imparare a “stare da soli”. In solitudine ogni individuo, come l’artista,  può mettersi all’ascolto di se stesso e scoprire le grandi risorse personali senza negare la realtà.  È  dentro di sé che si può andare alla scoperta di tutte gli espedienti per possedere le giuste soluzioni. Non tramutiamo, dunque, momenti di solitudine in dramma. Dialoghiamo con noi stessi e non diamo al desiderio a volte di stare soli  il sapore della sconfitta bensì quello della conquista. Non usciamo di scena, non riteniamoci incapaci di stabilire un contatto emotivo con l’esterno, ma soprattutto non azzeriamo l’autostima rischiando di precipitare nella voragine della depressione. Non permettiamo a niente e nessuno di annullarci. Donne e uomini che non riescono a comunicare con il partner, persone che si sentono emarginate nell’ambiente di lavoro, ragazzi che, alle prese con i primi fallimenti o difficoltà, non vedono altra soluzione se non chiudersi in se stessi. Sono proprio questi invece i momenti  in cui occorre ritrovare dentro di sé la forza per rialzarsi, un’opportunità preziosa per scoprire il proprio Io in modo autentico, capire quante potenzialità e risorse si possiedono. Diventare creativi e soprattutto propositivi! Perché, concludendo con un aforisma di Albert Einstein: “Colui che segue la folla non andrà mai più lontano della folla. Colui che va da solo sarà più probabile che si troverà in luoghi dove nessuno è mai arrivato”.


 


di Marianna Andreoli | 31/05/2016

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