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Crosia (Cosenza) - Le fiabe: perché leggerle ai bambini


di MARIANNA ANDREOLI - A chi di noi non è mai capitato di ritornare bambini leggendo una fiaba al proprio bimbo, nipotino o cuginetto? In fondo, siamo un po’ tutti Peter Pan! A chi non fa piacere, anche solo per pochi attimi, fantasticare, sognare, immaginare lieti fini e trovare magiche soluzioni agli ostacoli cui spesso la vita ci pone? E allora ci rendiamo conto che il mondo delle fiabe non è poi così lontano da noi! Ma è la nostra vita traslata in fantasia. Il genere letterario delle fiabe ha da sempre affascinato tutti, grandi e soprattutto piccini! Perché le fiabe nascono per i bambini, ma restano un toccasana per gli adulti.  Nel racconto fiabesco si parte quasi sempre da una situazione di crisi iniziale che determina l’intervento del protagonista. Il futuro eroe affronta mille peripezie per far fronte al pericolo, ma forza e ingegno lo aiuteranno a superare gli ostacoli e a ottenere una ricompensa magica (bacchette, anelli, lampade) che gli permetterà di risolvere il problema. Così dopo mille disavventure … il lieto fine. Dunque, le fiabe con la loro morale e le dinamiche relazionali costituiscono veri e propri insegnamenti di vita. La fiaba soddisfa, inoltre, il desiderio di sapere il perché.  Se il ranocchio diventa un principe è perché la principessa l’ha baciato e non c’è nulla di bizzarro sul fatto che un animale diventi un uomo.  Nelle fiabe tutti parlano o fanno cose strane, ma questo non sorprende il bambino. Perché la loro dimensione più naturale è l’immaginazione. Il grande potere della fiaba è quello di dare un volto immaginario, una forza e una motivazione per agire a quanto di negativo ripone l’animo umano. Ma il male, nella fiaba,  pur essendo accattivante, non vince mai. Bene e male assumono due valori diversi, con destini diversi. Ad avere la meglio è però il bene. Tutte le fiabe narrano un problema, ma al contempo offrono situazioni e personaggi che aiutano i malcapitati a trovare una via d’uscita dalla malasorte. Un po’ come nella vita di ogni giorno, dove però a trovare la soluzione ai nostri problemi, dobbiamo essere noi stessi, attraverso processi di identificazione utili alla risoluzione di conflitti e all’elaborazione di fantasmi interiori. Perché la fiaba, i personaggi fantastici, gli amuleti per reagire alle avversità sono dentro di noi.  E allora leggiamo o narriamo ai nostri fanciulli fiabe e racconti  ad alta voce, già dai primissimi mesi di vita. Ciò contribuisce a sviluppare le capacità cognitive, stimola l’alfabetizzazione linguistica e soprattutto le capacità emotive e relazionali del bambino, che si immedesima nei personaggi e nelle storie. Coccoliamo i nostri bimbi con una bella fiaba, prima di metterli a nanna. È il contatto umano a offrirgli la serenità di cui hanno bisogno. Perché l’eroe è dentro di noi!

 A tal proposito ho sentito il parere del pedagogista, esperto minori e prevenzione, Sergio Caruso. “Le fiabe”, ha evidenziato il dottore Caruso, “sono molto importanti da un punto di vista pedagogico poiché apportano un fondamentale contributo all’aspetto emotivo, al valore educativo. Stimolano il processo di identificazione verso i valori positivi. Da un punto di vista pedagogico - familiare bisogna mettere da parte  la tecnologia e avvicinarsi al mondo delle fiabe. Il bambino immagina se stesso  e si abitua a valori positivi attraverso il simbolo. E la relazione adulto-bambino ne trae beneficio”.

Merita lode, pertanto, anche la rassegna di sensibilizzazione alla lettura "Il libro...mio amico", pianificata dal sociologo e giornalista Antonio Iapichino e dall’omonimo studio di sociologia e comunicazione di Mirto Crosia. La rassegna, giunta alla sua seconda edizione, si è  appena conclusa e, con la partecipazione di illustri ospiti,  ha coinvolto non soltanto il territorio crosimirtese ma anche l’hinterland. Tutti uniti all’insegna di un fondamentale ed encomiabile contributo ad adulti e bambini  sull’importanza della lettura e sul perché leggere.




 


di Marianna Andreoli | 23/05/2016

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