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Crosia (Cosenza) - IX Giornata mondiale sull’autismo: diamo voce a chi voce non ne ha!


di MARIANNA ANDREOLI - Si è giunti alla nona edizione della giornata mondiale sull’autismo, indetta per giorno 2 aprile. Molti passi sono stati fatti, tanti ancora da fare, specie nel nostro Paese, ancor di più nel Sud Italia.  È necessaria, alla stregua di altre e parimenti importanti tematiche sociali, formare e informare, ma soprattutto sensibilizzare. Della sindrome, quale quella dell’autismo, sono ancora molti i tasselli da completare. L’autismo inficia notevolmente la vita di chi da esso è affetto e del sistema famiglia. Nella sindrome autistica il mondo perde la sua pregnanza oggettiva, si fonde completamente con la realtà del soggetto e preclude  l’interazione. Così l’individuo appare in rapporto solo con se stesso. L’autistico sembra non avere accesso ad un mondo in comune. Utilizza un linguaggio proprio, difficilmente comprensibile dall’Altro. Un linguaggio che compromette la relazione Io-Mondo.  Un mondo in cui predomina la vita interiore e si dà scacco alle percezioni oggettive. L’eclissi della intersoggettività si caratterizza proprio per la solitudine e lo svanire della comunicazione. Il disturbo autistico si manifesta, dunque, con deficit nella comunicazione, nell’interazione sociale e nell’immaginazione. Non rari sono i disturbi di comportamento. La caratteristica più evidente è pertanto l'isolamento. I bambini autistici spesso non rispondono al loro nome. Evitano lo sguardo e appaiono inconsapevoli dei sentimenti altrui e della realtà che li circonda. Presentano difficoltà a interagire  con i coetanei. All’apparenza difficoltà uditive o visive. Difficoltà di apprendimento. Non consapevolezza di pericoli reali. In alcuni casi mancanza del sorriso e della mimica. Iperattività. Sguardo smarrito. Attaccamento inadeguato agli oggetti. Sono trascorsi oltre 60 anni da quando il disturbo è stato riconosciuto. Oggi si parla di disturbi dello spettro autistico per descrivere i diversi gradi di gravità in cui si può appunto presentare. Nonostante le definizioni, ahimè, tecniche e dovute, preme sottolineare che i bambini autistici danno tanto, regalano emozioni uniche, fanno riflettere sul nostro Io e il rapporto con l’Altro da Sé. Sono tante  le difficoltà che una famiglia deve affrontare nel prendersi cura di un bambino con spettro dell’autismo. Appare significativo  però specificare  quanto queste persone  abbiano la capacità di renderci migliori. Una madre, un padre, un insegnante, un educatore, un neuropsichiatra, un logopedista o chiunque  abbia avuto la possibilità di confrontarsi e o amare una persona affetta da autismo ha avuto l’opportunità di poter divenire migliore.  Viviamo in un mondo in cui si ha la pretesa che un figlio debba essere perfetto. Andiamo in crisi se non eccelle in tutte le attività a cui lo costringiamo. Invece un bambino diversamente abile  ci costringe a fare i conti con i nostri sentimenti di impotenza, ci costringe a ridimensionare il nostro narcisismo ed egoismo. Perché non è vero che non ti guardano, lo fanno solo in un modo diverso, più bizzarro, più originale. Non è vero che non sentono, sentono attraverso un canale diverso, quel canale che a noi “diversamente normali” ci impedisce di sentire con il cuore, di accettare che abbiamo più di una debolezza.Ci chiedono soltanto di saper  leggere e ben decodificare le proprie potenzialità. Invitano i loro punti di riferimento, genitori, insegnanti, operatori del sociale a concentrarsi su ciò che sanno e gli è possibile fare. Reclamano amore incondizionato. Necessitano di  aiuto per costruire interazioni sociali. Un disturbo, quello dell’autismo che merita, dunque, attenzione e giusta informazione per quanti si trovino ad affrontarlo e a viverlo. E l’invito è di sensibilizzare a far interagire sin dalla tenera età i propri figli con coetanei in difficoltà, le cui abilità sono solo diverse dalle proprie. Per non essere soli in un mondo che percepiamo in modi differenti, a cui ci relazioniamo nelle forme più svariate ma è pur sempre un modo di vivere la propria vita! Un mondo quello autistico in cui deve regnare sempre l’affetto, la serenità, l’altruismo, il saper ascoltare perché è solo ed esclusivamente un modo diverso di adattarsi al mondo. Per vedere oltre!

 

 

 

 


di Marianna Andreoli | 04/04/2016

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