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Crosia (Cosenza) - Ludopatia: quando il gioco diventa dipendenza


di MARIANNA ANDREOLI  - È stabilita per il 9 marzo prossimo a Milano la prima Conferenza nazionale delle Regioni e degli enti locali in materia di contrasto al gioco d’azzardo. L’iniziativa si concluderà con la sottoscrizione di un Manifesto delle Regioni per sostenere l’autonomia regionale in tema di lotta alle ludopatie.Il gioco d’azzardo, agito come ruolo ricreativo e ludico, caratterizzato da una frequenza saltuaria, si presenta socialmente ben accettato. Quando il piacere del gioco sfocia in un impulso incontrollabile, arrivando a stravolgere i rapporti familiari, sociali e finanziari del soggetto si configura come fortemente allarmante.A volte si inizia per caso, per puro divertimento, ma si continua irrefrenabilmente per colmare dei vuoti spesso affettivo-relazionali. Si trova nell’attività di gioco conforto da sensazioni di ansia, solitudine, rabbia o depressione. Si sfugge da crisi o da difficoltà quotidiane. Si ricerca un antidoto al malessere che affligge il profondo mondo interiore. Si attiva nel soggetto lo stesso meccanismo delle dipendenze da sostanze stupefacenti. La dipendenza da gioco è molto simile alla dipendenza dalla droga. Entrati nel baratro non se ne può fare più a meno! Il gap, ovvero, gioco d’azzardo patologico, anche nel nostro paese, ha assunto dimensioni notevoli seppur non ancora ben delimitate. Il rischio della dipendenza comportamentale è riconosciuta come un disturbo compulsivo complesso. La forma patologica può provocare gravi disagi per la persona derivanti dall’incontrollabilità del proprio comportamento di gioco. Si rischia contemporaneamente la possibilità di entrare in contatto con organizzazioni criminali del gioco illegale ma, anche e soprattutto, con quelle dell’usura. Da un punto di vista sociale, i soggetti affetti da gap presentano un elevato rischio di compromissione finanziaria personale.  Evidenti ripercussioni in ambito familiare e lavorativo conducono spesso a gravi indebitamenti e alla richiesta di prestiti usuranti. Il soggetto che non può più fare a meno di giocare, mente a se stesso e a chi gli sta intorno, vive attendendo di saziare la sua fame, abbandona affetti ed interessi. Se gli uomini prediligono ippica, scommesse, slot machine e poker, le donne preferiscono bingo, lotto, gratta e vinci. Si entra in un circolo vizioso, si precipita nei gironi danteschi dell’inferno. L’auspicio è che l’incontro che si terrà prossimamente a Milano possa condurre a nuove strategie per contribuire ad arginare l’allarmante fenomeno della ludopatia che seppur in apparenza silente, è espressione di diffuso malessere sociale.

 

 

 


di Marianna Andreoli | 29/02/2016

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