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Rende (Cosenza) - Domani al piccolo teatro dell’Unical “Mio cognato Mastrovaknich”


 Venerdì 30 ottobre, alle ore 20.30, al Ptu la  pièce inedita scritta da Ciro Lenti, regia di Adriana Toman e interpretata da Marco Silani e Paolo Mauro. Una produzione dell’associazione culturale “Arciere”, distribuita dalla Fondazione Lilli Funaro e patrocinata dall’Arcigay di Cosenza, Reggio Calabria e Catanzaro.  “ Si tratta di  uno spettacolo che racconta una bella pagina della solidarietà calabrese – racconta la regista Adriana Toman - Un luogo, Ferramonti, troppo spesso dimenticato dalla grande storia. Da questo spettacolo emerge la grandezza d’animo del popolo calabrese. Un viaggio che conduce gli spettatori in una progressiva metamorfosi dei due personaggi e che sottolinea il valore dell’accoglienza”.   “Mio cognato Mastrovaknich” Anno 1943. Nel campo di concentramento di Ferramonti, Uccio (interpretato da Marco Silani)  un giovane fabbro del luogo, condannato per reati comuni, viene rinchiuso per errore nella baracca degli omosessuali (che a quel tempo venivano perseguitati quali “nemici della razza”). Il giovane è decisamente preoccupato perché teme che nel paese possano diffondersi voce calunniose che mettano in discussione la sua virilità.  In cella conosce Mastrovaknic, un professore polacco (nei suoi panni Paolo Mauro) da tempo in Italia. Il rapporto fra i due è all’inizio decisamente conflittuale, soprattutto a causa dei pregiudizi di Uccio.   “Sarà uno spettacolo dalle atmosfere anche molto divertenti – racconta l’autore Lenti – Uccio racchiude i pregiudizi e i preconcetti di una cultura rurale. I due personaggi si scontreranno e poi incontreranno superando le barriere culturali che li separavano.  Ho tentato di scrivere un atto d’amore verso le donne e un atto verso la diversità”.   “Abbiamo ideato un evento che abbia un’alta vocazione sociale – afferma la regista Toman – ne sono una riprova le preziose collaborazioni che abbiamo messo in campo con la Fondazione Lilli Funaro e il patrocinio dell’Arcigay Calabria.”    Un testo inedito che indaga un tragico fenomeno epocale attraverso il racconto tutto “calabrese” (misconosciuto dai grandi storiografi) di Ferramonti di Tarsia.  Tra il giugno e il settembre 1940  fu realizzato, per volere del regime fascista, un campo di internamento per ebrei in questo piccolo centro del cosentino. Un campo di internamento  e non di “concentramento” conosciuto dalla comunità ebraica. In Italia sono stati scritti anche dei libri, ma su quelli di storia non trova ancora una giusta collocazione. Un gioco teatrale che pone domande scottanti sulle cecità storiche dell’Olocausto e sulla disarmante attualità di pregiudizi e preconcetti che scatenarono la Shoah.

di Redazione | 29/10/2015

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