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Roma (Roma) - Roma Ostiense: centro d’ascolto e due cisterne per i profughi afgani. Donazione de L’Albero della Vita Onlus per i minori in fuga dalla guerra


E’ attivo da ieri il servizio informativo e di orientamento offerto da L’Albero della Vita Onlus in favore dei minori afgani e di tutti i profughi costretti a vivere nella tendopoli di via Capitan Bavastro, nei pressi della stazione Ostiense di Roma. Un punto di sostegno mobile, gestito dagli operatori dell’organizzazione, da interpreti e mediatori culturali, in grado di aiutare tutti gli adulti e i minori provenienti dall’Afganistan e orientarli nella fruizione di servizi sanitari, legali, amministrativi. Si tratta – riferisce testualmente una nota dell’Ufficio stampa d “L’Albero della vita” - dell’ennesima azione di soccorso messa in atto dalla Onlus in favore dei profughi afgani del campo della stazione Ostiense. Nei giorni scorsi, grazie a L’Albero della Vita, due cisterne d’acqua della capienza di 2.000 litri l’una e 1.500 l’altra, sono finalmente state sistemate nella tendopoli, rimasta per settimane senz’acqua dopo il taglio avvenuto in primavera dell’unica fonte idrica condivisa con il cantiere edile adiacente il campo. L’Albero della Vita è intervenuta per affrontare l’emergenza dei profughi afgani che vivono nel campo di Roma. Questa è l’ultima azione realizzata dalla ONLUS che è presente con i propri operatori da 2 mesi nel campo. “Finalmente i profughi del campo di Via Ostiense - spiega Patrizio Paoletti Presidente de L’Albero della Vita –  oltre all’acqua, potranno beneficiare di un servizio di assistenza per aiutarli nelle esigenze primaria, sia sanitarie che amministrative. Con l’attivazione di questo servizio e l’allestimento delle due cisterne di acqua stiamo facendo il possibile per migliorare le difficili condizioni dei tanti profughi che decidono di fermarsi, anche solo per pochi giorni, in quella zona. Chiediamo alla Commissione Europea e alle istituzioni italiane di prendere atto della difficile situazione che attraversano i profughi afgani in transito nel nostro Paese e negli altri della UE. Sempre più spesso – prosegue Paoletti - minori soli o accompagnati da un genitore raggiungono l’Italia e si fermano qui per un breve periodo, dormendo in alloggi di fortuna, per strada o in tende super affollate. Questi accampamenti sono inadatti ad accogliere persone, ancora meno bambini, perché privi anche delle strutture igienico-sanitarie minime come i bagni, oltre che di acqua potabile. Servono azioni concrete”. Il campo – prosegue espressamente la nota stampa –  è allestito lungo una polverosa strada inclusa fra la linea ferroviaria e alcuni cantieri edili: è assente qualunque tipo di struttura. Nei 20 interventi effettuati nei due mesi di attività, l’organizzazione ha individuato ben 50 minori che hanno transitato per Roma prima di ripartire alla volta di altre nazioni europee, dove avrebbero raggiunto amici e parenti. I ragazzi hanno un’età media di 15 anni e mezzo e sono arrivati nel nostro Paese dopo lunghi e pericolosi viaggi. Di loro – continua il comunicato stampa - solo 15 erano accompagnati e vivono ormai stabilmente da più di un mese nel campo. Tutti gli altri sono già ripartiti alla volta di altre mete europee (Inghilterra la maggior parte, ma anche Germania, Svezia, Danimarca, Olanda e Francia). “I minori arrivano in Italia perlopiù dalla Grecia, dopo aver fatto anche 70 ore di viaggio. Purtroppo solo i più fortunati riescono a raggiungere la meta vivi – spiega Paoletti - , altri vengono spesso scoperti e rimandati indietro. Il campo di Roma Ostiense è ormai diventato un punto di riferimento per l’intera comunità afgana, che raggiunge l’Europa alla ricerca di un futuro migliore lontano dalla guerra. A tutti loro abbiamo il dovere di garantire quanto meno un’opportunità di vita”. Il fenomeno coinvolge anche gli adulti: in soli 2 mesi ne sono stati visti passare almeno 300 per il campo di Roma. Una cinquantina – conclude la nota - di loro non è ancora ripartito (tutti in attesa di ricorso o anche con documenti validi). Molti di quelli che sono riusciti a raggiungere gli altri Paesi, invece, sono stati rimandati indietro dalle autorità del posto, perché arrivati clandestinamente e con le impronte digitali registrate in Italia. Anche loro sono giovanissimi, hanno in media 28 anni e comunque non superano i 40. Vivono in tende di fortuna prive anche dell’acqua, e sono costretti a sopportare una situazione igienico-sanitaria pessima. In attesa di un posto di lavoro che non arriva, di una casa che non c’è, per uscire da questo eterno cerchio e da questo migrare alla ricerca di cibo, di cure mediche, di vestiti, di documenti, senza però riuscire a vedere un futuro sereno.

di Redazione | 14/07/2010

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