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Crosia (Cosenza) - “Il Ritmo è…vita”. Folta partecipazione alla serata in memoria di Domenico Capristo


In Piazza del Popolo a Crosia si è suonato per Domenico. Gli amici di sempre, la famiglia, i turisti, l'occasione che ogni anno da quello sciagurato duemiladodici riunisce persone nel suo nome, nella sua musica, che è la musica di tutti noi, e in un unico grande respiro di grazia. L’aria è fresca, e si beve qualche birra. Ci si sorride. Ci si riunisce sotto il palco, poi un sorriso più eccitato, più elettrico, vibrante, e si sale a imbracciare gli strumenti e a stringere le aste dei microfoni. Non sono pochi i tributi che si leveranno al cielo questa sera. Anche di gente che non lo ha mai conosciuto, Domenico. La scusa è la musica, l’opportunità è la vita. La cosa più singolare è che nessuno o quasi usa la parola ricordo. Il suo nome corre di bocca in bocca, come un respiro che si sposta sulle labbra dei presenti, come un bracciale che ci leghiamo al polso mentre i ragazzi sul palco attaccano. Nessuno dice ricordo. La vitalità corre sul filo, è un jack che va ad aderire fresco e compatto negli amplificatori, in un gesto perfetto, in un movimento compiuto migliaia di volte, e sempre con la stessa scarica. La batteria batte, e giù dal palco, come sopra, ci si accorda tutti a quel sentire, a quella marcia, ciecamente. La commozione si tramuta all'istante, per sublimazione, in adrenalina e le chitarre non piangono ma urlano d'improvvisa ebbrezza. Tra il fragore e poi l'atmosfera d'improvviso intima, tra le band che si succedono sul palco e le formazioni che si ricombinano sorridendosi, cedendosi il passo, sospingendosi, tra un set e l'altro, il ritmo anima e la voce di tutti è il medesimo afflato lunare, è lo stesso incanto. C'è spazio per qualche parola, tra un pezzo e l'altro. Per qualche aneddoto. E anche per i fiori (e la targa) che i ragazzi donano al padre e alla madre di Domenico, in un abbraccio che è anche il nostro, è di tutti. Crosia pulsa con un battito sentito, vitale, caloroso, unanime. I bar della piazza riversati fuori, i balconi. Un abbraccio che teneva insieme rondini in sosta, e poi liberate. L'impressione è quella di una palle di neve che si è rotta, tre anni fa, riversando fuori il suo spirito vitale, che ogni anno, ogni estate, ritorna, ci abbraccia, e torna via nel mondo.             Il nome di Domenico è il collante; gli strumenti dei ragazzi, giovani ed ex giovani, sono la carica, l'emozione, lo slancio. Il librarsi di un volo che s'innalza a stringerci tutti, e a riempirci gli occhi – e le orecchie – di meraviglia e battiti. Piazza del popolo insieme comprime e rilascia, avvicina e sprizza. Il sorriso di tutti è un'effervescenza che rinfranca ognuno dal ricordo, dalla polvere stantia, dal fossile di una perdita incomprensibile e inaccettabile. Giovedì, a Piazza del popolo, si suona, si ride, si scherza. I vetri delle birre tintinnano, i bicchierini di plastica passano di mano in mano, e la luna è una palla ed il cielo è un biliardo. Tra le barbe e le camicie, tra il sudore e le sambuche, le bacchette sul rullante e le bocche sui microfoni, la serata scivola nella notte. E mentre tutti ci si scalda, nonostante il brioso arieggiare crosioto, mentre il bar della piazza finisce le bottiglie e nonostante questo i sorrisi si fanno più grandi, più spaziosi, e sinceri, mentre tutto questo voltolare inebria e insieme distende, arriva la fine. Che, come nei migliori anni della nostra vita, non è mai la fine. Come Domenico, come le rondini. Come le stagioni. I ragazzi scendono dal palco, ma l'aurea ebbra, la dolce euforia, continua, fra le seggiole che si impilano ai lati del camion del service, e qualche altro bicchiere di letizia. Niente è perduto, nessun distacco. Non vogliamo lasciarle andare, le rondini. Mai. Questi respiri di grazia. Le tarantelle di sorrisi volteggiano, e rimbalzano, dalle gote ai polpastrelli, dalle ciglia ai lobi, agli orecchini. Anche questo agosto saluta, ammaliando, malinconico. Anche questo agosto ci si è stretti in comunione, per sprizzare tutti una serata di grazia. E ci piace quando il parroco della chiesa, nel cui oratorio ci si è riuniti per suonare, usa la parola sorgente: la musica è il pretesto, l'amore è la risposta. Aldo. Vincenzo, Sabrina, Elisa, Nicola, Paolo, Andrea C., Pasquale, Andrea G., Domenico, Serafino, Antonio, Michele, Pietro, Alfonso, Aldo, Alessandra, Margherita, Maria Francesca, Franco, Domenico, Emilio, Gruppo Musicale “I Sempre Nomadi”, Gruppo Musicale “Quelli del Magazzino dei Ricordi”, Natalino e  Zoropa produzioni

di Redazione | 26/08/2015

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