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Corigliano Calabro (Cosenza) - Fusione, crediamo nel processo democratico. Geraci: non è dibattito preconfezionato


 Atto di impulso per la fusione, eravamo e restiamo convinti di aver intrapreso la strada più virtuosa; quella capace, cioè, di garantire il maggior coinvolgimento democratico su una questione che, proprio perché epocale, non può esser fatta passare, in nessun momento, come obbligatoria, predefinita da pochi e da calare sic et simpliciter sulla testa delle cittadinanze. Interpretando l’esigenza di approfondimento, unanimemente emersa in consiglio comunale, abbiamo convintamente aperto un dibattito importante nella città; un dibattito autentico e, come tale, non ipotecato in partenza da quanti pretenderebbero forse azzerare lo stesso beneficio del dubbio e, quindi, ogni ipotetica dialettica sociale sull’argomento. Per quel che ci riguarda, per confrontarsi sul progetto del comune unico, non c’è metodo migliore di quello democratico, come tale voluto e promosso dai rappresentanti della massima espressione democratica cittadina.   È quanto dichiara il Sindaco Giuseppe Geraci (foto) rinnovando l’invito a partecipare, domani, giovedì 9, alle ore 17, presso il Centro d’Eccellenza allo Scalo, a quello che, nelle intenzioni dell’Amministrazione Comunale, non è né il primo né sarà l’ultimo di una serie di incontri pubblici per entrare, insieme ai cittadini, nel corpo vivo della opportunità storica della fusione tra le città di Corigliano e di Rossano.   Così come non siamo propensi ad immaginare o a tollerare un dibattito preconfezionato e scontato sull’argomento, circostanza che svilirebbe profondamente il processo democratico avviato e offenderebbe l’intelligenza di ognuno di noi, allo stesso modo – continua il Primo Cittadino – riteniamo sia stato di indiscutibile importanza il ruolo di pungolo storicamente svolto da alcune associazioni del territorio rispetto all’inserimento della fusione nella agenda delle istituzioni locali e dei loro rappresentanti che restano – scandisce – gli unici  democraticamente eletti nel territorio e, per questo, chiamati e tenuti ad interpretare istanze, esigenze ed ambizioni delle popolazioni; riconoscendo, garantendo ed auspicando la massima pluralità di opinioni e mettendo da parte – chiosa GERACI – ogni inclinazione auto-refernziale o addirittura all’auto-investitura popolare o di altra natura. 

di Redazione | 08/04/2015

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