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Cosenza (Cosenza) - “La Borto” di e con Saverio La Ruina apre la programmazione 2014 di More e la trilogia “Progetto Donna”


Tornano i venerdì di More, il progetto di residenza teatrale al Morelli gestito, con l’Amministrazione comunale, da Scena Verticale. La programmazione 2014 apre – il 28 febbraio alle 21 - con una produzione ‘storica’ della stessa compagnia Scena Verticale, diretta da Dario De Luca e Saverio La Ruina. Ed è proprio la Ruina l’autore e il protagonista in panni femminili dello spettacolo “La Borto”, datato 2010 e in quell’anno vincitore (dopo il premiatissimo ‘Dissonorata’ ed altri in seguito) del premio Ubu come miglior testo italiano, con la nomination per La Ruina come miglior attore e premiato anche con l’Hystrio alla drammaturgia. “La Borto” apre non solo la stagione ma inaugura anche una trilogia di spettacoli, racchiusi nella denominazione “Progetto Donna”, che vuole essere un modo per sensibilizzare il pubblico alle varie forme con le quali si esprime la violenza di genere. L’iniziativa è rafforzata dalla collaborazione con una istituzione nella lotta e nella prevenzione delle violenza alle donne, il Centro “Roberta Lanzino”, che ha sposato l’idea di veicolare i messaggi che più le stanno a cuore attraverso il linguaggio teatrale affiancandovi anche un momento di confronto, pre-spettacolo, proprio nei locali del centro. Ma torniamo allo spettacolo di Saverio La Ruina per il quale il critico teatrale Franco Quadri usò l’aggettivo “…indimenticabile…”. Da solo, su una sedia, Saverio La Ruina, con l’accompagnamento musicale dal vivo di Gianfranco De Franco, non racconta solo la storia di un aborto. «È la storia di una donna in una società dominata dall’atteggiamento e dallo sguardo maschili: uno sguardo predatorio che si avvinghia, violenta e offende; un atteggiamento che provoca gli eventi ma fugge le responsabilità. L’aborto ne è solo una delle tante conseguenze. Ma ne è la conseguenza più estrema. La protagonista racconta l’universo femminile di un paese del meridione. Schiacciata da una società costruita da uomini con regole che non le concedono appigli, e che ancora oggi nel suo profondo stenta a cambiare, Vittoria racconta il suo calvario in un sud arretrato e opprimente. E lo fa nei toni ironici, realistici e visionari insieme, propri di certe donne del sud. Non mancano momenti sarcastici e ironici come quando gli uomini geometri misurano il corpo femminile come se al posto degli occhi avessero il metro. O come quando il paese si trasforma in una immensa chiesa a cielo aperto per scongiurare le gravidanze. Né quelli commoventi legati alla decimazione del “coro” delle donne.  Ma quando la protagonista chiude il cerchio col racconto del calvario della nipote, il sarcasmo e la commozione lasciano il posto a una profonda amarezza, mettendoci davanti alla dura e ambigua realtà dei nostri giorni».

di Redazione | 26/02/2014

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