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Altomonte (Cosenza) - Tra le note del Di..Vino Jazz di Altomonte si affaccia il teatro di Scena Verticale


Cantava Francesco De Gregori: “Ma mamma io, per dirti il vero, l’italiano non so cosa sia, e pure se attraverso il mondo non conosco la geografia”. In queste parole suona uno strano sentimento di patria a tradimento, ignota e mai conquistata, patria di sangue diluita nei viaggi e nelle occasioni, che Saverio La Ruina porta in scena ad Altomonte (CS) con il suo monologo Italianesi. Lo spettacolo, molto atteso anche dal pubblico del Di..Vino Jazz e ripreso dal cartellone della prima parte del Festival Euromediterraneo (era stato rinviato per motivi organizzativi, ndr), si terrà stasera, giovedì 19 settembre, con inizio alle ore 21.30, in Piazza Campanella. Si tratta di una tragedia dimenticata, scritta da storie vere, che parla di soldati e civili italiani, vittime della dittatura instaurata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, rimasti prigionieri in campi di concentramento in Albania. Il protagonista di questa singolare storia è lì che nasce e vive, sottratto alla sua patria e col sogno della sua altra patria lontana, dov’è tornato suo padre che desidera conoscere. In questo spettacolo, scritto dallo stesso La Ruina, le intenzioni dell’attore si legano a un racconto di dislocazione, di sradicamento continuo e incorreggibile. In Italianesi il protagonista è straniero ovunque, vittima di un eterno ritorno a un’origine che non lo riconosce (“l’italiano” in Albania, “l’albanese” in Italia), una sorta di emigrante di vocazione, figlio indesiderato anche fosse in adozione, insomma, un “immigrante”. L’uso degli elementi scenici dello spettacolo è decisamente sapiente, nonostante siano davvero pochi: l’accentramento dello sguardo volge su una sedia che si volge ora da un lato ora dall’altro; il rettangolo di luce che disegna una geometria precisa nel nero attorno (le luci sono di Dario De Luca); dietro un fondale di nebbia appena percepibile si ode la musica dal vivo di Roberto Cherillo; le ombre sulle pareti laterali dell’uomo e della sedia che si allontanano e si avvicinano; il tono sommesso di La Ruina, suo segno distintivo e sempre di estremo calore intimo. Un altro grande momento di spettacolo che ben si alterna tra le note della musica del Di..Vino Jazz.

di Redazione | 19/09/2013

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