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Mendicino (Cosenza) - Rinasce la”Via della seta” di Mendicino


Continua incessante il lavoro del professor Pasquale Filippelli, nativo di Bocchigliero che vive ormai da oltre 30 anni a Mirto Crosia, sul recupero, valorizzazione e ripresa produttiva delle fibre tessili naturali autoctone. Com’è  avvenuto per la ginestra che da oltre 20 anni  se ne occupa studiandola e promuovendola sia in Italia sia all’estero e sulla quale ha seguito anche due tesi di laurea, anche la seta in tutta la sua filiera produttiva è oggetto di studio  e interesse dello stesso professionista. Infatti il prof. Filippelli sta seguendo come consulente tecnico un interessante e straordinario progetto per il comune di Mendicino finalizzato al recupero della storia della seta e riattivazione di un’ antica filanda da affidare ad un gruppo di donne  al termine di un percorso tecnico-formativo che stanno effettuando della durata di 400 ore. Il Corso di formazione, nel quale insegna le materie professionalizzanti lo stesso prof. Filippelli, è stato programmato ed è gestito dalla provincia di Cosenza e si tiene nel Centro di Formazione Professionale EX INAPLI di Cosenza. Ma questo ambizioso progetto è stato ulteriormente ricordato in occasione della bellissima festa della seta che si è svolta a Mendicino dal 4 all’8 settembre scorso. lo stesso Filippelli  che ha partecipato attivamente alla manifestazione  ci racconta: la kermesse è stata ricca di eventi ed ha visto la partecipazione di diversi   artisti e artigiani che hanno  mostrato le loro opere ad un pubblico attento e numeroso, venuto anche da fuori regione. Tra i vari manufatti abilmente  ricamati, i meravigliosi drappi di seta e i seducenti abiti delle giovani stiliste locali Cristina Cozzolino e Antonella D’Alia, spiccavano i “gioielli serici”  composti da originali collane, bracciali, orecchini, spille e  fiori stupefacenti  realizzati con i bozzoli di seta dell’artista Nina Gonzalez. Una cinque giorni intensa e godibile, dove non sono mancati neanche la buona gastronomia, i vini mediterranei, la musica ed il teatro. . Ma il momento più atteso e spettacolare della Festa è stata la rappresentazione teatrale, in abiti d’epoca realizzati dalla sarta Natalja Kotsinsa, che la compagnia teatrale  “Maschera e Volto” di Rossano, presieduta dal prof. Carlo Fanelli, ha messo in atto lungo un itinerario suggestivo che va da Piazza Municipio alle filande Gaudio. È stata una rievocazione alquanto realistica di come 100 anni fa il paese di Mendicino si dedicava alle attività Gelsi-Bachi-Sericole e di altre vicende ad esse collegate di natura sociale, scaramantiche e amorose. La bravissima e coinvolgente regista Imma Guarasci, che ha fatto anche da cantastorie seguendo il filo conduttore della storia della seta a Mendicino, durante lo spettacolo itinerante ha saputo magistralmente far entrare ed uscire  gli attori dalle scenette che rappresentavano momenti di vita e di lavoro d’altri tempi. Si è, infatti, rievocato la bella “Mastra e Sita” (maestra filandaia), interpretata da Viky Macrì, che percorrendo la via della seta per andare alla filanda si pavoneggiava, mentre  un’altra filandaia e lo stesso spasimante, Gabriele Balbi, la beffeggiavano; la tessitrice, Nina Gonzalez, intenta a lavorare al suo telaio, che riceveva una serenata d’amore al suono di una vecchia chitarra battente; un’adolescente discepola, Ginevra Fanelli, che davanti casa dipanava i bozzoli, ed il proprietario della filanda, Domenico Gaudio, interpretato da Pasquale Filippelli, che la portava a lavorare alle sue dipendenze; il parroco, Carmelo Giordano, che durante la processione benediceva e distribuiva il seme baco alle bigattaie; la raccolta delle foglie di gelso; la stufatura del bozzolo e la lavorazione nella filanda con le operaie Cristina Cozzolino, Antonella D’Alia, Nina Gonzalez, Ginevra Fanelli, Viky Macri ed Elena Sbalchiero venuta dalla Lombardia per apprendere l’arte di “tirare”, sgommare e torcere la seta. La scena nella filanda, che peraltro è una struttura rimasta integra proprio come l’ultimo giorno in cui ha funzionato nel lontano 1943,  è stata particolarmente toccante sia per il pubblico sia per gli attori, poiché si è venuta a creare una particolare e coinvolgente atmosfera  che ha trascinato tutti nel passato. Per me, inoltre, cosi come per la signora Gemma Gaudio presente all’evento ed erede dell’opificio, è stata un’ emozione e un ricordo particolare per aver rimesso in funzione questa antica e bella Filanda dopo 70 anni di silenzio e di oblio.

di Redazione | 14/09/2013

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