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Roma (Roma) - Lavoro, Cisl: crisi sempre più grave. Documento del Comitato esecutivo Cisl


Di seguito il Documento del Comitato Esecutivo Cisl, che si è tenuto ieri, 22 luglio, a Roma nella sede Cisl di via Po, approvato all'unanimità:   La crisi economica non dà segni rilevanti di ripresa e le conseguenze sociali diventano sempre più gravi soprattutto per i lavoratori, i giovani, le donne, i pensionati, le persone più deboli e povere, le famiglie, nel Sud più che nelle altre parti dell’Italia. In autunno la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente.   Il Comitato Esecutivo esprime apprezzamento per l’iniziativa intrapresa dal Governo in sede europea sull’occupazione giovanile, acquisendo risorse per 1,5 mld e sulla chiusura della procedura per deficit eccessivo che permette rilevanti margini di spesa per investimenti già nel 2013 e nel 2014, nel rispetto dei vincoli dell’UE.   L’UE deve fare molto di più per gli investimenti e l’occupazione, ma il Governo deve con più determinazione mettere in atto politiche per la crescita, per attivare investimenti e consumi, individuando le risorse necessarie. Questo Governo può dare efficacia alla sua azione solo alle condizioni indicate dalla manifestazione unitaria di piazza S. Giovanni di fine giugno: ·     un grande patto sociale e interistituzionale di responsabilità per condividere analisi, obiettivi, misure di politica economica e sociale; ·     la centralità della riforma organica del fisco nella politica economica a favore del lavoro e dei redditi da salario e da pensione, della famiglia, degli incapienti, con un riequilibrio a carico dei grandi patrimoni finanziari e immobiliari, dei consumi di lusso, nonché con un riordino del rapporto con la tassazione locale. Le aperture del Presidente Letta sul fisco devono tradursi ora nell’avvio di un confronto concreto: questo per la CISL è il passaggio decisivo. Fino alla riforma fiscale, che deve ristabilire l’equilibrio tra prelievo nazionale e quello  locale, stravolto dal federalismo incompiuto, il Governo deve bloccare ogni ulteriore aggravio delle addizionali, ad iniziare da quelli previsti nei recenti decreti. Alla riforma fiscale vanno ricondotti gli stessi interventi correttivi su IMU, TARES, IVA. L’IMU va cancellata sulla prima casa di abitazione non di lusso, così come va cancellata l’IVA al 22%, senza gravare con oneri ulteriori su salari e pensioni.   Per non restare prigioniero degli interessi corporativi e dei poteri forti e assicurare trasparenza, efficacia ed equità, il Governo deve realizzare subito il confronto sociale ed interistituzionale sul reperimento delle risorse (revisione della spesa pubblica senza tagli lineari, delle agevolazioni fiscali senza alcuna finalità sociale, dei contributi alle imprese privi di qualunque selettività, costi della politica e sprechi istituzionali, riqualificazione del patrimonio immobiliare per una riduzione strutturale del debito pubblico, contrasto alla corruzione soprattutto nella sanità e negli appalti, lotta contro l’evasione, sostenendo l’impegno dell’Agenzia delle Entrate).   Il Comitato Esecutivo è decisamente contrario alla vendita delle imprese pubbliche prospettata dal ministro dell’Economia, per non ripetere, con ENI, ENEL, Finmeccanica, Poste l’esperienza, ad esempio di Telecom,, degli anni 90 tragicamente in perdita per il Paese. Sui costi della politica apprezza il disegno di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e la determinazione del Governo di ricorrere ad un Decreto Legge di fronte alle riluttanze parlamentari, come la sua risposta immediata alla sentenza della Corte Cost. con il disegno di legge costituzionale di abolizione delle Province. Nelle riforme a costo zero, come il disegno di legge sulle “semplificazioni” e il decreto legge “del fare”, molte misure sono da valutare positivamente, come, tra le altre, quelle di facilitazione del credito alle PMI, di riallocazione delle risorse per sbloccare i cantieri, di stanziamenti per la riqualificazione urbana, la messa in sicurezza del territorio, l’edilizia scolastica. Netta è invece la contrarietà della CISL alle norme che allentano i vincoli su salute e sicurezza sul lavoro e quindi vanno profondamente emendate.   Il Comitato Esecutivo giudica un primo passo positivo il pacchetto lavoro del Decreto L. 76, che però va emendato in materia di incentivi all’occupazione, per evitare spiazzamenti tra lavoratori e di  rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per 1,5 mld, apprezza che sulle tipologie contrattuali non vi siano stati stravolgimenti e soprattutto si sia privilegiato l’affidamento alla contrattazione collettiva.   Rispetto all’Avviso comune sulla liberalizzazione dei contratti a tempo determinato per 36 mesi per l’EXPO 2015, per la CISL il discrimine decisivo è che la flessibilità va pagata di più e limitata ad un tempo determinato e all’EXPO.   Per il lavoro non bastano incentivi e flessibilità. Occorrono le politiche attive per l’occupabilità, la riforma delle Agenzie per l’impiego con il confronto con le parti sociali già annunciato dal Governo. L’Esecutivo deve affrontare, con le stesse parti sociali, le urgenze del ripristino del potere di acquisto delle pensioni, dell’emergenza povertà soprattutto nelle aree metropolitane, ad iniziare dalla non auto sufficienza, del sostegno alla famiglia con politiche promotrici di servizi e di conciliazione. Va infine individuata una soluzione strutturale per gli esodati ed una nuova flessibilità per l’età del pensionamento.   Il Comitato Esecutivo sollecita infine il Governo a stringere i tempi per dare certezza alla stabilizzazione dei precari delle PP. AA. e attraverso il contratto nazionale riconosca e valorizzi le professionalità dei dipendenti pubblici, nel mutato quadro legislativo e finanziario delle pubbliche amministrazioni.

di Redazione | 23/07/2013

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