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Cosenza (Cosenza) - La prima effigie di San Francesco di Paola è a Corigliano Calabro (1513)


di Padre GIOVANNI COZZOLINO (O.M) - E. Benezit nel Dictionnaire des peintres, sculpteurs, dessinateurs et graveurs… edito a Paris nel 1976 parla del Bourdichon “peintre et enlumineur, né peut-etre à Tour vers 1457, mort en 1521.... il travaillat, en 1478, pour Louis XI, a Plessis.lez Tours. Il devint peintre del cour en 1484, et fut donc peintre des rois Charle VIII, Louis XII et Francois I..., il pegni aussi un portrait de Saniti Francoise de Paul, d’apres masque mortuaire qu’il prit luimeme convent des Minimes, en 1513 envoya au papa Leon X, et que l’on connait par la gravure de Jean Valder et Michel Lasne... il s’inspire, avec une grace de couer, d’ornament italianissant.... s’il  a portè une certanine perfection l’art de Fouquet dupoint de vue de l’elebaoration d’un style spècifiquement francais, realista un equlibre entre la dramatisation humaniste et l’art flamand et la sompotuositè decorative italiens...” (1).             Apprendiamo, quindi, che nel 1513 al Papa Leone X viene inviato dalla Francia un ritratto di Jean Bourdichon di Francesco di Paola. Il 7 luglio 1513 il Papa Leone X concede ai Minimi, su richiesta del loro correttore generale, p. Germano Lionnet, l’autorizzazione per il culto al fondatore, benché “in sanctorumcathalogoannumeratus non est”.  Riporto per interodella la pontificia“Illius quisemper”del Papa Leone X (7 luglio 1513): Leone, Vescovo, Servo dei servi di Dio, a perpetua memoria.Come sia che Noi, senza alcun merito, esercitiamo qui in terra le veci di Colui che è sempre ammirabile nei suoi Santi, con gran soddisfazione abbiamo ascoltato le devote petizioni dei fedeli, e in particolare quelle dei religiosi, tutte indirizzate a promuovere la gloria di Dio, la venerazione dei Santi e la salvezza delle anime, i cui voti abbiamo cercato di soddisfare con opportuni favori. E, in effetti, abbiamo visto con piacere la richiesta del nostro amato figlio Germano Lionet, Correttore Generale dell’Ordine dei Minimi, il quale ci ha esposto come desiderasse molto il caro Re di Francia vedere Francesco di Paola, che faceva vita solitaria in un certo eremo di Paola; mosso dall’odore della buona fama e dalla santità di vita di detto Francesco, ottenne da Sisto IV, nostro predecessore di felice memoria, che per mezzo della sua autorità convincesse il suddetto Francesco atrasferirsi dal Regno di Napoli al Regno di Francia, e si presentasse allo stesso re, al quale certamente fu così gradita la sua compagnia, come lo fu anche al suo popolo, che in diverse città e paesi di Napoli, della Sicilia, della Francia, della Spagna e della Germania, i fedeli cristiani edificarono non pochi conventi, per quelli che desiderassero seguire la norma di vita scelta dal predetto Francesco. E allora, lo stesso Francesco istituì il suddetto Ordine, che è più rigido e stretto di tutti gli altri, dando ad esso il titolo di Minimi, e un modo di vita tutto proprio, del quale ottenne approvazione e confermazione da Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI e da Giulio II, Pontefici Romani, nostri predecessori di pia memoria, e come mentre viveva nella carne mortale, così anche dopo la morte, rifulse grazie e molti miracoli nonché quando diede la vita al Creatore, così anche dopo la morte, rifulse grazie e molti miracoli, in tal modo che, per questo, una gran folla di fedeli cristiani giunge al convento di Gesù-Maria della città di Tours, dello stesso ordine, e per mezzo della intercessione di Francesco, dirigono preghiere a Dio fiduciosi di essere ascoltati, considerandolo e venerandolo come Santo. E come sia che ancora non sia ascritto nel catalogo dei Santi, il predetto P. Germano e altri religiosi dello stesso Ordine dei Minimi, desiderano sia loro concesso ogni anno, il giorno di 2 aprile, nel caso dovesse cadere nella Settimana Santa o di Pasqua, che sia spostato al lunedì dopo 1’ottava di Pasqua nelle case di detto Ordine, di celebrare e far celebrare la festa e l’ufficio dello stesso Francesco, proprio di un confessore, con la preghiera anche di un confessore, sotto il nome di Beato Francesco di Paola. Allora, il menzionato P. Germano, Correttore, ci ha umilmente supplicato che ci degnassimo con benignità apostolica di provvedere opportunamente su tali cose per la lode e la gloria del re eterno, e per l’onore e la riverenza dello stesso glorioso Confessore, come anche per la lucentezza della Santa Chiesa e lo splendore della Religione cattolica.Pertanto Noi, che per quanto è possibile, incitiamo con piacere i fedeli alla venerazione dei Santi di Dio e alla sua costante devozione, perché si sforzino di piacere Colui dal quale proviene ogni dono eccellente e ogni perfetta donazione, mossi dalle suddette suppliche, con autorità apostolica e a tenore delle presenti, concediamo a tutti Frati licenza e facoltà perché ogni anno, il 2 aprile - e nel caso in cui esso cada durante la settimana Maggiore o dell’ottava di Pasqua, (lo cambino) alla seconda feria dopo detta Ottava - possano perpetuamente celebrare nelle loro case l’ufficio in memoria dello stesso Francesco, di un Confessore, sotto il nome di Beato Francesco di Paola, e nelle sue Messe, Mattutine e Vespri, recitare la memoria dello stesso Francesco sotto il titolo di Beato Francesco di Paola; e far pitturare la sua immagine, così come poter lecitamente tenerla nelle chiese dei loro conventi, così come i Frati dell’Ordine dei Minori hanno pitturate nelle loro chiese l’immagine di Fra Bernardino di Montefaltro, morto in questi ultimi anni, senza che per questo si richieda in alcun modo la licenza degli Ordinari dei luoghi, o di chiunque altro. E questo, nonostante vi fosse qualunque costituzione e ordinazione apostolica o altre contrarie (a ciò). Vogliamo, tuttavia, a causa di quanto riportato, che detto Beato Francesco non sia inscritto nel menzionato catalogo.E siccome sarebbe difficile portare le presenti lettere in ciascuno dei luoghi dove fosse necessario, vogliamo, e con la predetta autorità decidiamo che, alle copie di queste lettere, firmate dalla mano di qualche pubblico notaio e vidimate dal timbro della Camera Apostolica, o di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, tanto nel giudizio quanto fuori di esso, si dia interamente la stessa fede che si darebbe alle stesse lettere originali se fossero presentate o esibite.A nessuno, pertanto, sia giammai lecito trasgredire o contraddire con temeraria sfrontatezza queste nostre Bolle. Ma se qualcuno osasse tentare (di far) questo, sappia che incorrerà nell’ira di Dio onnipotente, e dei beati Apostoli San Pietro e Paolo.Dato in Roma presso San Pietro il 7 luglio dell’anno dell’Incarnazione del Signore 1513, nel primo anno del nostro pontificato.Duplicata e scritta da Francesco di Gomiel, e rilasciata da Giacomo Sadoleto” (2). Ora, da ciò emerge che la suddetta supplica fu scritta prima del 5 febbraio 1513, data della morte del p. Lyonnet; vi è il permesso per la celebrazione del beato Francesco di Paola e, addirittura, l’autorizzazione a far dipingere la sua immagine, così come poter lecitamente tenerla nelle loro chiese, senza che per questo sia richiesta il permesso degli ordinari del luogo o di chiunque altro. Afferma P. Rocco Benvenuto chequesta autorizzazione “se da una parte fa decadere tante fantasiose leggende sui quadri del Paolano anteriori al 1513, dall’altra parte, però, avvalora quanto sta emergendo dalle recenti indagini diagnostiche sul quadro di Montalto Uffugo. Infatti, ormai non solo viene pacificamente post-datato al 1513, ma sono state riscontrate numerose analogie con altre raffigurazione simili, facendo ipotizzare che alla base ci sia un cliché predisposto per la divulgazione nelle chiese dei Minimi della immagine del Fondatore, così come previsto dal breve pontificio” (3 ). D’altronde, anche dal P. Giuseppe Roberti veniamo a conoscenza che prima della canonizzazione di  Francesco di Paola del 1 maggio 1519, almeno un’altra immagine era  in giro: “ Il conte Gianfrancesco d’ Arena nella lettera che scrisse a papa Leone X, il 17 dicembre 1516, per implorare la canonizzazione del Servo di Dio, raccontava che un ritratto del Santo collocato nel suo oratorio, aveva nel mezzo della notte diffuso tanto splendore, da rischiarare tutta la stanza” (4).             Il 30 ottobre 2012 viene reso pubblico dal P. Rocco Benvenuto, il risultato di una accurata analisi scientifica commissionata alle Belle Arti di Cosenza dal sottoscritto durante i lavori di restauro  realizzati nel 2006 nel convento della mia città di Corigliano Calabro, essendone il superiore, con le seguenti parole: “È quella custodita nel Santuario di Corigliano la più antica raffigurazione iconografica di san Francesco di Paola. Ad ufficializzare tale importantissima novità è stata domenica sera un'autorevole personalità dell'Ordine dei Minimi, il Correttore provinciale, padre Rocco Benvenuto, nel corso della celebrazione solenne dell'apertura dell'Anno della fede in parrocchia. ... Simile novità sarebbe suffragata dal fatto che approfonditi studi scientifici, portati avanti di recente con l'ausilio anche di strumenti all'avanguardia   nel   settore (così come la utilizzazione di laser) hanno portato a stabilire con certezza la data di realizzazione dell'opera che la si fa risalire tra il 1513 e il 1519. Elemento di non trascurabile importanza è dato dalla scritta posta in alto dell'opera presente nel Santuario di Corigliano (attiguo al convento dei frati Minimi, quarta Casa fondata nel 1475 dal Taumaturgo calabrese) e che recita testualmente: ‘BeatusFranciscus da Paula. ' Ed è proprio questa scritta che rende l'opera preziosa. Si noti l'inizio della dicitura:‘Beatus’. ‘Il che significa - come ha fatto rilevare il Correttore provinciale dei Minimi, padre Rocco Benvenuto - che questa di Corigliano è una delle testimonianze più antiche che noi abbiamo a livello iconografico su san Francesco e, dunque il prototipo delle simili iconografie del Santo che furono a suo tempo introdotte in quel di Paola, di Montalto Uffugo e di Monopoli’.... La raffigurazione di san Francesco di Paola di cui stiamo parlando è posta in una delle due cappelle (sulla linea del presbiterio e del settecentesco altare maggiore), quella a lato destro rispetto all'ingresso del Santuario di Corigliano. Una immagine molto familiare e perciò molto cara ai coriglianesi, ancor più oggi, alla luce delle risultanze venute fuori dall'attento e minuzioso esame della tela in questione, che lascerebbe cadere la tesi secondo la quale questa di Corigliano è copia di quella custodita nella chiesa della santissima Annunziata (detta di san Francesco) in Montalto Uffugo” (5).             Ma cosa sta accadendo a Corigliano Calabro nel 1512? Ci viene in aiuto ilLanovius che nel suo Chronicon, come già riferito dai nostri storici più recenti, risulta attendibile perché è testimone di quello che narra e perché quello che riferisce di non suo lo riprende da altri che sono testimoni di quanto hanno esposto nei loro libri e ancora perché anche queste ultime notizie le riferisce con una buona critica e discussione dei dati. Il Lanovius, a pagina 326 del suo Chronicon interrompe un tantino la sua esposizione della storia del nostro Ordine per notare: ‘Ma neppure al presente possiamo nascondere che i nostri frati di Corigliano per ciò che riguarda una certa casetta che il beato padre nostro aveva eretto per se stesso alla distanza di un lancio di sasso dal resto del fabbricato per ivi dimorarvi più segretamente, costruita da 120 anni, ma ora o per la vetustà o per altra causa cadente, hanno segnato intorno il tempio (dotandolo) di maggiore spazio, conserva (come si doveva) a motivo del rispetto di quella più antica certamente. Tale fatto Dio dimostrò gradito e accetto attraverso i molti miracoli successivamente accaduti presso il ritratto del nostro santo padre che in quel luogo rimaneva: a testimonianza di ciò il nostro Montoya ha riferito più notizie. Si tratta di un fatto di consuetudine sicuro, che l'immagine menzionata costituisce il segno di pioggia futura se, quando si invoca dal cielo, emette sudore in gran quantità’. Ora, l'autore data ciò nel 1586 dalla sua esposizione; ma a noi interessa come testimone del tempo. La sua opera ha infatti la prima approvazione il 29 agosto 1632, per cui se togliamo 120 anni si giunge facilmente al 1512: è l'anno in cui fervevano i preparativi per beatificazione del nostro San Francesco di Paola nel 1513 (6). Infatti, il 7 luglio 1513 avviene il riconoscimento del culto (la bolla pontificia di cui sopra): in questa concessione, non rara in quei tempi prima della canonizzazione, si parla di buon huomo passato a miglior vita da appena cinque anni, che sebbene in sanctorum catalogo adnumeratus non est potrà essere ritenuto e venerato prò beato da quanti accorreranno al suo sepolcro, concedendo di celebrare l'annuale memoria liturgica.A Corigliano si ricorda subito questo avvenimento, perché nel luogo dove sorgeva la capanna abitata da Francesco di Paola, detto romitorio di San Francischiello, ove Francesco rimase tra il 1476 e 1478 e che si doveva presentare come una boscaglia nella quale il santo aveva costruito una capanna ed è facile immaginarla interamente dalle linee molto ruvide e semplici, fu creata un’ immagine del santo orante, eretta, appunto, per la beatificazione del nostro santo il 7 luglio 1513 e questo perché solo con la beatificazione si poteva aprire al culto e non prima.             E se nel romitorio si realizza questo affresco del nostro Santo orante, per solennizzare la beatificazione nella chiesa conventuale viene esposta nel 1513 l’effigie del Bourdichon con la scritta nella parte superiore “BeatusFranciscus da Paula”. Infatti, questa effigie non ha la scritta ‘Charitas’, che viene scelta dal cerimoniere Paride De Grassi per la canonizzazione del 1 maggio 1519: “La parola latina ‘Charitas’, traducibile sia in ‘ carità che amore, rispecchia pienamente sia la fede sia il modo di vivere del fraticello paolano. Il cerimoniere per realizzare lo stessa dell’Ordine, utilizza ad esempio l’ arme di Roma ed affida la consegna ad una messaggero divino, ovvero l’ Arcangelo S. Michele” (7).Ancora, l’effigie raffigura il nostro San Francesco di Paola con il bastone e non con la canna che a partire dal miracolo della canna del 1596 (8) che ferma l’invasione dei turchi a Corigliano Calabro, da quale momento, almeno nell’iconografia del Sud Italia,  il nostro Santo viene raffigurato con la canna o un con un bastone simile alla canna: la debolezza della canna ferma la forza brutale dei turchi!             Riporto quanto descritto da Rita Fiordalisi per quanto concerne la canonizzazione del nostro Santo il 1 maggio 1519 perché, a mio avviso, qui si trova la soluzione dell’enigma: “ In base al resoconto del cerimoniere , il De Grassi, nuovi furono anche il baldacchino e lo stendardo con l’ “immagine del nuovo santo”, che fatti preparare per l’occasione, si sarebbero dovuti conservare nella basilica “ pro Honore ecclesia” e pro Honoreactus”. Il corteo fu aperto da un grande stendardo, recante l’immagine del paolano portato, “inter duoscantores” dal Superiore generale del Minimi. Il Diario di Paride De Grassi si dilunga su tutto il cerimoniale, anche se non riporta il discorso papale e si conclude con l’elenco delle spese occorse per le funzioni svolte. Per il nostro discorso è molto interessante quando specifica alcunespese sostenute: “dieci canne di taffetà celeste per 5 stendardi – quattro pali 9x6 ed  uno 9x12….ducati d’oro 34”. Quindi, il De Grassi porta in conto soltanto 5 stendardi, che corrispondono ai lati ed alla sommità della tribuna centrale costruita in San Pietro recante l’immagine del nuovo Santo. Non sono nell’elenco i 62 dipinti di grossi cartoni ovali che cita nel suo diario, quindi probabilmente furono donati dai sovrani francesi. Come pure è stato donato dal re di Francia il ritratto realizzato da Jean Bourdichon del frate. Il maestro Bourdichon non ha eseguito certamente tutti questi ritratti, e ciò è deducibile dal resoconto economico che assegna al maestro francese solo 195 ducati per i dipinti. E’ ipotizzabile quindi, che avendo il Bourdichon inviato a Roma molte copie del suo ritratto, abbia egli stesso aperto  la strada all’iconografia francescana (minimaa n.a.) di massa. Ma che fine hanno fatto tutti questi ritratti e che uso ne è stato fatto? Mi piace pensare che siano stati collocati in chiese, cappelle e conventi, a disposizione del culto dei fedeli e del suo popolo tanto amato…..Il valore sacrale di questa “prima immagine”, quasi di reliquia oltre che di precisa e verosimile testimonianza storica, diventa il fondamento diretto o indiretto, per il tramite delle incisioni, di qualsiasi nuova raffigurazione venga  proposta o realizzata….Secondo lo studio e le ricerche effettuate, sembra più attendibili la tesi invece, che sia la tavola di Montalto che il ritratto della cappella Spinelli siano da ascrivere a quella diffusione sul territorio dei “62 dipinti di grossi cartoni ovali” che il De Grassi non porta in conto. Questo è da considerare plausibile se si legge attentamente quanto è scritto alla base del ritratto di Paola: “Quale fu retracta da lo naturale di sua P effige venuta de Franzas”, che potrebbe interpretarsi: “come il ritratto naturale del Santo venuto dalla Francia”. Qual è il ritratto venuto dalla Francia? Quello inviato dal re per la celebrazione del 1519” (9). Qui mi discosto decisamente dalla bava studiosa e, a mio avviso, per tutti i motivi sopra elencati, la prima effige è quella inviata da re di Francia nel 1513. Non vado oltre nel citare i grandi studiosi storici e iconografici del nostro Santo che partono tutti dall’effige di Montalto Uffugo, ma a sembra evidente che la prima effigie sia questa di Corigliano Calabro: come e perché sia lì non lo so ed entrando nei meandri della storia è difficile capire come da Roma si sia trovata poi a Corigliano Calabro! Una cosa è sicura: tutto ciò è legato ai potenti Sanseverino e ricordo che Berardino Sanseverino, colui che è stato miracolato dal nostro Santo, che sì è rifugiato in Francia al tempo della congiura dei baroni, che è stato magnanimo e molto prodigale verso i Mini, che è morto nel 1517, per cui agli storici e agli esperti dell’arte l’ardua ricerca e l’eventuale approfondimento e  responso!         1)      Rita Fiordalisi, Per amore di Francesco, Falco Editore, Cosenza, 2009, p. 72. 2)      Giovanni Cozzolino, Alle sorgenti del carisma di S. Francesco di Paola – Le fonti Minime, edizioni minime, Lamezia Terme2022, p. 549. 3)      Padre Rocco Benvenuto,I 500 anni di San Francesco, Il Quotidiano, 7 luglio 2013, p. 7. 4)      P . Giuseppe Roberti, S. Francesco di Paola – Storia della sua vita. Roma, Curia Generalizia dell’ Ordine dei Minimi, 1963, p. 610. 5)       Ernesto Paura, Il Santuario contiene la più antica effigie di San Francesco- L’opera risale al 1513, in“La Gazzetta del Sud”, Mercoledì 30 ottobre 2012, p. 34. 6)      Giovanni Cozzolino, San Francesco di Paola e l’Ordine dei Minimi a Corigliano Calabro dal 1476 al 2010, editoriale progetto 2000, Cosenza, 2010, p. 41. 7)      Rita Fiordalisi, Per amore di Francesco, Falco Editore, Cosenza, 2009, p. 74. 8)      Giovanni Cozzolino, San Francesco di Paola e l’Ordine dei Minimi a Corigliano Calabro dal 1476 al 2010, editoriale progetto 2000, Cosenza, 2010, p. 88. 9)      Rita Fiordalisi, Per amore di Francesco, Falco Editore, Cosenza, 2009, p. 81-83.    

di Redazione | 19/07/2013

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