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L'aquila (L'Aquila) - Sant’Agnese d’estate, con piatti piccanti e presentazione del volume di Paola Aromatario


Interessante iniziatica culturale e gastronomica quella in programma lunedì prossimo, 8 luglio alle ore 20, presso il ristorante Novecentodieci, nel complesso Gran Panorama, sulla Statale 17 all’ingresso ovest dell’Aquila. Sant’Agnese, la tradizione laica aquilana celebrata in gennaio, sconfina in estate con un evento che coniuga la buona cucina proposta dall’Associazione “Scherza con cuoco” con l’evento culturale, promosso dall’Associazione culturale dei “Devoti di Sant’Agnese”, con la presentazione del volume “La Maldicenza” di Paola Aromatario, One Group Edizioni. Necessaria la prenotazione (tel. 0862.410126 – 348.2267317) per questa serata singolare, che si prevede “piccante”, culturalmente stimolante e molto partecipata. L’evento ha tutti i prodromi del successo, il medesimo che solitamente arride alle iniziative invernali delle numerose Confraternite di devoti di Sant’Agnese, l’antica tradizione aquilana della Maldicenza che affonda le radici nei primi secoli di vita della città.   La richiamo per i non aquilani questa strana forma di “virtù civica” del “dire il male”. La Festa di Sant’Agnese, solennità popolare tutta laica che ha il suo apice il 21 gennaio d’ogni anno, non ha nulla a che fare con la giovane vergine martirizzata a Roma nell’anno 250 d.C., se non per il fatto – come ben racconta lo storico aquilano Amedeo Esposito in un suo bel libro sull’argomento – che in un monastero dedicato alla santa, sito nei pressi di Porta Branconia, venivano ospitate le “malmaritate”, donne da redimere che di giorno prestavano servizio in umili faccende domestiche nelle dimore dei signori e potenti della città, mentre a sera rientravano in monastero dove avevano ospizio. Ma il 21 gennaio, giorno della ricorrenza canonica di Sant’Agnese, era proibito lavorare. Le malmaritate si ritrovavano nelle bettole e nei fondaci della città, insieme al popolo minuto, per dire il male fatto dai potenti presso i quali erano in servizio, mentre critiche verso il potere civile costituito non erano consentite, pena l’esilio perpetuo e il taglio della lingua, in osservanza all’editto del 1430.    Dunque questa strana festa aquilana ha elevato per secoli la maldicenza a virtù civica, rifuggendo dal pettegolezzo, ed esprimendosi con una critica fortemente mordace, sincera e costruttiva, con spiccate venature d’ironia nel dire la verità in piena libertà. Insomma, è stato per secoli un altro degli elementi della forte impronta libertaria degli aquilani, dello spirito autonomistico e ribelle della città fondata nel 1254 con il concorso di un’ottantina di Castelli d’un vasto territorio. La festa, tramandata nei secoli attraverso le confraternite popolari, nell’Ottocento si arricchì anche con circoli borghesi e nobili. Il regime fascista, che vietò tale festività temendone lo spirito libertario, ne oscurò, senza peraltro riuscire a distruggerle, storia e consuetudine. Che infatti ripresero nel 1959 con la rinascita della Confraternita dei Devoti di Sant’Agnese “Sancta Agnes Garrulorum Praesidium”, intorno alla qualesi sono poi costituite quasi duecento confraternite, intus ed estra moenia, che in gennaio si riuniscono intorno a tavole lautamente imbandite “maldicendo”, ossia dicendo “male del male” secondo l’atavica tradizione della libertà civile aquilana, e per eleggere priori, badesse e numerose altre colorite cariche per l’anno sociale. Da alcuni anni la festività è assurta a nuovo fulgore, con convegni, spettacoli e premi letterari, nonché con il conferimento della Targa Socrates Parresiastes ad insigni personalità che si siano distinte particolarmente, nel dire e nell’agire, nell’eroica virtù della parresia.

di Redazione | 07/07/2013

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