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Longobucco (Cosenza) - Antichi mestieri: "U sportinaru"


di FRANCESCO MADEO - L’ufficio internet point del Comune continua nella ricerca degli antichi  mestieri che vanno lentamente scomparendo. Mestieri che danno il sapore della campagna, di una vita modesta, fatta di sacrifici, vissuta di tante piccole ma semplici cose. Zio Ottavio intreccia e annoda il cestello, “u panaru”. La base viene realizzata mettendo le stecche di castagno (“peralore”) , più larghe a forma di croce, per formare la base. A questa si intrecciano con “u filatu”, di castagno, più sottili fino a formare una ruota, i lati sono preparati facendo partire altre stecche dal centro come dei raggi ed infine vengono intrecciati per formare “u panaru” ed il manico. Zio Ottavio si dedica al suo lavoro trasmettendo emozioni, con passione realizza la sua opera. U filatu e le stecche di castagno sono messi bagno per otto giorni, “Cosi lo posso lavorare come voglio” –dice, mentre con lo sguardo attento le sue mani continuano a maneggiare la canna con grande abilità e decisione. Il mestiere e “ ru sportinaru” va piano piano scomparendo e coloro che lavorano la canna con gesti attenti e precisi sono davvero pochi, oggi sopravvive solo per finalità folkloristiche, ed ecco che molti dei suo prodotti (sporte, panari, ecc.) fanno bella mostra nei moderni salotti o nei locali alla moda. Si ha però l’impressione di vedere sottovalutata e banalizzata una delle espressioni più belle del nostro artigianato di pregio”.

di Francesco Madeo | 16/04/2013

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