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Rossano (Cosenza) - Monsignor Domenico Federico è asceso alla Casa del Padre


di PIER EMILIO ACRI – Monsignor Domenico Federico, Canonico del Capitolo della Cattedrale, sabato scorso, 16 marzo, ha  concluso il suo luminoso cammino ed è tornato alla Casa del Padre che sta nei Cieli. Nel suo delizioso intervento del 2 luglio 2011, durante l’incontro annuale dell’European vocations service, organizzato a Horn, in Austria, dalla commissione del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa, l’arcivescovo Jean-Lous Bruguès rammentava che  la vocazione sacerdotale è “un’avventura per la felicità”. E la vocazione sacerdotale di Mons. Domenico Federico è stata una vera e propria “avventura per la felicità”, che ha avuto inizio con l’ordinazione, avvenuta il 20 giugno del 1946. Da quel giorno Mons. Federico, sacerdote nel vero senso della parola, ha servito Nostro Signore e la Chiesa, cioè la comunità di fedeli in cammino verso la Luce, con umiltà, con impegno, con gioia, con Carità (con la C maiuscola), cioè con Amore (con la A maiuscola). “Dov’è Carità e Amore qui c’è Dio” e Carità e Amore erano innate nel suo cuore di Arciprete di Paludi per ben 46 anni (dal 1946 al 1992), di parroco della “Madonna del Buon Consiglio” nella Contrada Amica (dal 1992 al 2007) e di Cancelliere Arcivescovile puntuale, preciso, dotto nella sua umiltà. Io sono stato, sono e sarò sempre legato al “parrino” (nel 1951, in Paludi, ha battezzato la persona alla quale ho dedicato la mia vita e l’anno prima ha celebrato il matrimonio fra i suoi genitori). Di Mons. Federico da vari lustri io e mia moglie ne abbiamo assaporato la di lui dolcezza, soprattutto in questo ultimo periodo, allorquando io e la sua “figliana” abbiamo riordinando l’Archivio Storico Diocesano. Lavoravamo a un di presso dal suo Ufficio e ogni mattina il Cancelliere Arcivescovile, meglio il “parrino”, veniva ad augurarci il buongiorno e la buona giornata: che gioia! Il suo essere caritatevole lo manifestò in concreto nel vederci infreddoliti (prima del restauro dell’Episcopio nel “vecchio” Archivio Storico Diocesano non esisteva riscaldamento) e in un battibaleno riuscì a procurarci una stufetta non del tutto nuova ma dotata di alcuni “elementi” che ci riscaldavano meglio dei più sofisticati termosifoni: primo fra tutti l’“elemento” del calore umano che promanava dal suo animo. E, come riferitomi (purtroppo non ho potuto partecipare alle esequie, la cui Concelebrazione è stata presieduta dall’Arcivescovo) il caro presule, Mons. Santo Marcianò, da par suo, ha ben inquadrato la figura di Mons. Domenico Federico al quale era legato da affetto e da rispetto. Negli ultimi tempi del suo splendido itinerario terreno Mons. Federico era di casa nella Chiesa del Sacro Cuore di Gesù allo Scalo di Rossano e soleva concelebrare la Santa Messa insieme con don Mimmo Strafaci (che lo venerava e lo accompagnava sull’altare con la massima attenzione), con don Umberto Sapia (che mi ha confessato di ammirarne, fin da quando egli è subentrato alla guida della parrocchia “Madonna del Buon Consiglio”, la serenità e la gioia di essere sacerdote), con don Andrè Klo Quattara, con l’accolto Agostino Stasi. Era un piacere per me, quando capitava, di riaccompagnarlo in automobile a casa insieme all’adorata sorella Nina e dovevo faticare le proverbiali sette camicie per farlo sedere accanto a me, perché, quello era il posto della “figliana” e lui, da persona garbata e umile, non desiderava incomodarci.  Mons. Federico quale Arciprete di Paludi ebbe un binario preferenziale nel cuore di Anita Leo, la madre del grande statista Amintore Fanfani, cugina di mio suocero, nata a Paludi il primo giugno del 1884. Veniva sempre accolto con gioia da Amintore e da tutti i Fanfani, anche perché riusciva a tenere accesa e viva quella luce d’amore che li legava a Paludi. Oggi certamente Mons. Federico è in Paradiso e sono certo che da Lassù veglierà su tutti noi che lo abbiamo conosciuto e amato e soprattutto  sul fratello Salvatore, sulle sorelle Rosina, Margherita, Anna e Maria, sui nipoti. E bene hanno fatto l’Arcivescovo Mons. Santo Marcianò e tutti i presbiteri della nostra Arcidiocesi nell’invitare i fedeli a pregare per l’Anima di Mons. Federico, ringraziando il Signore per il bene da lui seminato nella Chiesa.

di Redazione | 19/03/2013

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