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Pescara (Pescara) - Celebrazione Giorno del Ricordo, il pensiero del sindaco Mascia


“Le Foibe sono state una tragedia che ha sconvolto il popolo italiano e che per troppi anni, ben 62 anni, è stata colpevolmente ignorata, lasciata nel silenzio, sino a quando i nostri esuli hanno iniziato a raccontare, a rivivere, a ripercorrere un capitolo drammatico della nostra storia. Una tragedia che oggi Pescara ha voluto commemorare in modo solenne  promuovendo un’iniziativa di rilievo che ha visto la partecipazione della città che ha affollato la chiesa dello Spirito Santo seguendo con emozione la funzione religiosa e poi partecipando alla deposizione della corona d’alloro nella piazza Martiri Giuliano-Dalmati che nel 2001 l’amministrazione comunale del sindaco Pace ha realizzato presso la rotonda del Rampigna. E’ nostro preciso dovere onorare la memoria dei nostri fratelli vittime delle Foibe e raccontare ai più giovani una delle pagine più tragiche della nostra storia”. Lo ha detto il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia che ieri ha preso parte alla cerimonia di commemorazione del Giorno del Ricordo. Presenti stamane, oltre al sindaco Albore Mascia, tra gli altri, i rappresentanti di tutte le Forze dell’Ordine, il Presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa, gli assessori comunali Nicola Ricotta e Giovanna Porcaro, il capogruppo del Pdl Armando Foschi con la fascia del Presidente del Consiglio comunale, i consiglieri regionali Lorenzo Sospiri e Alessandra Petri, i consiglieri comunali Vincenzo D’Incecco e Paola Marchegiani, i consiglieri di Circoscrizione Benedetto Gasbarro e Alessandro D’Alonzo, il comandante della Polizia municipale Carlo Maggitti, con il Coro Polifonico della Polizia municipale di Pescara, il vicepresidente della Gtm Giacomo Marinucci, il segretario dell’Ugl Geremia Mancini e il Presidente dell’Associazione Esuli Giuliano Dalmati Mario Diracca. Alle 10 è iniziata la funzione religiosa presso la chiesa dello Spirito Santo, officiata dal parroco Don Giorgio Campilii in una chiesa gremita come non mai da oltre un centinaio di fedeli, e Don Giorgio ha ricordato che per due religiosi italiani vittime delle Foibe è in corso il processo di beatificazione. A chiudere la funzione religiosa è stato Mario Diracca, Presidente dell’Associazione esuli Venezia Giulia-Dalmazia, il quale ha ricordato il “terrore vissuto nei giorni delle Foibe, le difficoltà che gli istriani e i dalmati hanno dovuto affrontare una volta esiliati in Italia, difficoltà pure fronteggiate con la felicità comunque di essere in patria. Ma ricordo soprattutto le persecuzioni, i massacri, le angherie: essere italiani significava essere ‘fascisti’ e soggetti da eliminare fisicamente, a partire dai rappresentanti dello Stato, ossia Carabinieri e Guardia di Finanza, Polizia e Vigili urbani, sacerdoti, suore, giudici e chiunque avesse prestato servizio all’Italia. E poi l’esilio di 350mila persone sradicate dalla propria terra e ignorate per sessantadue anni da una politica vile. Ai ragazzi dico ‘siate fieri di essere italiani’, amate la patria e soprattutto siate orgogliosi di quanti si sono immolati per la libertà”. Subito dopo la funzione religiosa, accompagnata dal Coro Polifonico della Polizia municipale, e dai rappresentanti di tutti gli Ordini Militari, comprese le Guardie del Pantheon, si è snodato il corteo verso il Cippo sistemato in piazza Martiri Giuliano-Dalmati, presso la rotonda del Rampigna, dove, dopo la benedizione e la lettura della Preghiera dell’Esule, è stata deposta la corona d’alloro ai piedi del Cippo. “Pescara è forse stata tra le prime città italiane, già negli anni ’90, a commemorare in modo adeguato il dramma delle Foibe – ha ricordato il sindaco Albore Mascia -, con la partecipazione della comunità di esuli che vive nel capoluogo adriatico, tanto da dedicare a quegli italiani una piazza della città.  Poi, dal 2004, con l’istituzione del Giorno del Ricordo, la presenza dei cittadini è divenuta sempre più numerosa, con il forte coinvolgimento anche dei ragazzi che hanno fame di conoscenza, che vogliono apprendere i dettagli di una vicenda che fa purtroppo parte della storia d’Italia e che pure spesso non riescono a rintracciare neanche nei propri manuali. E’ un dovere per le Istituzioni ricordare le vittime di tutte le follie e i genocidi che hanno sconvolto l’umanità, come la Shoah o le Foibe, attribuendo a ciascuno di tali eventi eguale dignità perché gli italiani che sono stati vittime di quelle tragedie non hanno colore politico, ma sono solo donne, uomini, che hanno subito una barbarie. Tali cerimonie sono un minimo, piccolissimo, risarcimento per chi ha dovuto subire l’esodo. Ricordiamo che non esistono martiri di serie A o di serie B e quando ancora oggi, purtroppo, sento dire che il dramma delle Foibe è una celebrazione solo di una parte del nostro Paese mi indigno perché è l’ennesimo esempio di una politica che tenta di strumentalizzare tutto, dalle tragedie che hanno segnato la nostra storia sino a un festival di canzonette, pur di trasformare ogni cosa in un momento di scontro amaro”.

di Redazione | 11/02/2013

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