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Cosenza (Cosenza) - Albertazzi è Puccini. Sabato 9 febbraio unica data al Rendano di “Puccini. D’arte e d’amore”


“Puccini, un genio. Puccini e Albertazzi…..mica male”. Così l’attore toscano nella breve presentazione video dello spettacolo che al teatro Rendano andrà in scena, in un’unica serata, sabato 9 febbraio alle 20.30, nell’ambito della sezione Celebrity della Stagione di Prosa firmata da Isabel Russinova. Se c’è un fil rouge che lega gli ultimi spettacoli di Giorgio Albertazzi, lo si rintraccia nella grandiosità dei personaggi che incarna. E attraverso i quali indaga un aspetto che costituisce la cifra della sua stessa esistenza, il rapporto tra l’artista e la sua ispirazione che, spesso, si identifica nel rapporto tra uomo e donna. “C’è una presenza femminile per ogni cosa che scrive, è come se la dedicasse ad una certa donna, amandola sì, ma in fondo non è questo il problema per lui”  – dice Albertazzi di Puccini – “non so se abbia mai amato nessuno definitivamente. E anche io penso di aver fatto qualche volta del male, di aver fatto soffrire delle persone, a chi non capita. Forse c’è una compensazione poi in un insospettabile aldilà”. Un approccio in qualche modo biografico? Probabilmente sì, ma non certo per autoadularsi. Perché, alla fine, la genialità interpretativa di Albertazzi sulla scena porta anche un’atmosfera, un’epoca, le vicissitudini di un uomo nel quale pubblico e privato inevitabilmente si mescolano. Lo spettacolo, prodotto dal teatro Ghione, è firmato da Giovanni De Feudis, che nelle sue note evidenzia le affinità tra il compositore e l’attore “entrambi indefessi estimatori delle donne; entrambi innamorati dei cavalli e del brivido della velocità; entrambi strenui difensori del primato dell’estetica nell’arte; entrambi non credenti ma convinti dell’ineffabile presenza degli Dei; ambedue divorati dall’amore per la vita; ambedue toscani: due stelle in un misterioso universo popolato quasi esclusivamente da donne”. Lontani dalla biografia televisiva, tiene a precisare Giorgio Albertazzi, anzi “c’è molta fantasia, il tentativo di interpretare un Puccini che sia insieme intimo e pubblico, forse anche un po’ reinventato. E anche il tentativo di far luce sul suicidio di questa ragazzina di Torre del Lago che si è avvelenata perché calunniata dalla moglie di Puccini”. Sono tre le donne, scelte per la scena tra le tante che accompagnarono la movimentata vita sentimentale del compositore: il soprano Rose Ader (interpretata da Emy Bergamo), un amore intenso durato due anni; la signora londinese Sybil Beddington (Stefania Masala), con la quale rimase una solida amicizia; e Doria Manfredi (Giovanna Cappuccio), la giovanissima domestica che, ad Albertazzi, confessa il suo amore per Puccini. Lei che fu istigata al suicidio dalle calunnie della moglie del compositore, Elvira, folle di gelosia. Su tutto la musica, ora evocata ora presente, con tre cantanti che interpretano le arie più famose, attraversando l’intera produzione pucciniana, da Bohéme a Tosca, da Manon Lescaut a Gianni Schicchi, da Madama Butterfly a Turandot. Le voci sono dei soprano Fabiola Trivella e Maria Carfora e del tenore Jeon Sangyong. L’orchestrazione è di Luca D’Alberto, le scene di Andrea Bianchi.

di Redazione | 05/02/2013

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