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Rossano (Cosenza) - Apertura dell’Anno della Fede, l’omelia del Vescovo


Sabato sera in cattedrale a Rossano si è aperto con una solenne concelebrazione, presieduta dall'arcivescovo, monsignor Santo Marcianò, l’Anno della fede, a livello diocesano Rossano - Cariati. Da tutte le cinque vicarie le comunità locali si sono portate presso la chiesa madre per questo importante evento. Nel corso della celebrazione l'Arcivescovo ha consegnato a due cresimandi una pagellina contenente il Credo, simbolo della fede. Prima della liturgia eucaristica ha consegnato, inoltre, il mandato per la nuova evangelizzazione a una coppia di sposi, a un sacerdote, a una consacrata e a due laici delle  aggregazioni laicali. Alla fine della Santa Messa lo stesso monsignor Marcianò ha dato una lampada a ogni parrocchia, che arderà durante tutto l'anno della fede vicino al fonte battesimale delle tante chiese della diocesi. Una lampada è stata consegnata pure al primo cittadino di Rossano Giuseppe  Antoniotti cui il presule ha raccomandato: <<dica con la sua vita che è possibile cercare sempre la verità>>. E Antoniotti, ricevuta la lampada, in una breve replica ha asserito:<<Sarà posta nella sala consiliare>>. Di seguito si riporta l’omelia dell’Arcivescovo: <<Carissimi fratelli e sorelle, con grande emozione ci immergiamo oggi, con questa Solenne Concelebrazione, in un tempo che la Chiesa è chiamata a dedicare intensamente al grande mistero della fede. Sì, iniziamo in diocesi l’Anno della fede, che, come dicevamo, il Papa ha inaugurato nel 50° anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano II, lo scorso 11 ottobre in San Pietro. Saluto di cuore tutti voi qui presenti, a partire dai sacerdoti concelebranti, le persone consacrate, le famiglie, i laici, i giovani, i bambini e con particolare affetto ricordo tutte le persone malate le quali, in questo momento, ci accompagnano con la loro preghiera e offerta. L’Anno della fede, cari amici, ci riguarda tutti e tutti, certamente, ci chiama ad una più profonda immersione nel Mistero Trinitario.Lo abbiamo ascoltato dal Vangelo, nel quale la figura di Gesù appare in modo inequivocabile al centro della scena: un Gesù che si mostra a noi come oggetto fondamentale della fede e come soggetto dell’evangelizzazione. Tutto il messaggio, infatti, è racchiuso in due espressioni che Gesù stesso pronuncia: Egli riferisce a Se stesso il compimento della Parola di Isaia – in questo senso dunque è oggetto di fede - e si definisce così «consacrato» dallo Spirito Santo e «mandato» dal Padre; ma mandato«per annunziare un lieto messaggio» -quindi un soggetto di evangelizzazione. Pensiamoci bene: la nostra fede non si fonda proprio sull’annuncio che Gesù ha fatto, sul Vangelo che ha vissuto e proclamato? D’altra parte, la nostra stessa fede non si traduce immediatamente in un annuncio, in una testimonianza del Vangelo, dunque in un’evangelizzazione? La fede e l’evangelizzazione - in particolare la nuova evangelizzazione che mira non solo al primo annuncio della fede ma anche a ravvivare quella fede che, soprattutto in tanti cristiani appare spenta, svuotata o contaminata da germi di non verità-, sono provvidenzialmente accomunate in questo anno. Ed è assieme che bisogna mantenerle per rendere questa celebrazione realmente rispondente a ciò per cui è stata pensata. Se, infatti, «la Chiesa propone un nuovo Anno della fede e la nuova evangelizzazione  – come lo stesso Benedetto XVI afferma – non è per onorare una ricorrenza, ma perché ce n’è bisogno, ancor più che 50 anni fa!»[1]. L’anniversario del Concilio appare così, in questa luce, come la possibilità di una nuova primavera, nella quale la Chiesa sa di poter raccogliere frutti che sono nuovi non perché seminati ora, in un tempo diverso da quello, ma perché solo ora possono giungere a maturazione. L’immagine della primavera è stata usata spesso in questi giorni, in particolare per descrivere l’atmosfera di novità che animava la Chiesa del Concilio da parte di coloro che furono presenti a quell’evento, a partire da Papa Ratzinger. Per noi, rivivere questa primavera non è ritornare indietro ma renderci conto di come quei frutti di cui parlavamo sono ancora freschi perché non raccolti e, nello stesso tempo, sono fatti per essere assaporati oggi e, nell’oggi, possono dare un nuovo sapore alla nostra fede. La novità della fede che siamo chiamati a riscoprire in questo anno è proprio quella “novità nella continuità” che ha non solo animato ma - direi - motivato il Concilio, come emerge già dal Discorso di apertura del Beato Giovanni XXIII, il quale ne richiama lo scopo principale, cioè la necessità che «questa dottrina certa e immutabile, che deve essere rispettata, sia approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo»[2]. È la grande lezione che l’Anno della fede ci chiede di imparare e che diventa immediatamente elemento di evangelizzazione: il cristiano può parlare al mondo, solo in quanto è sicuro della propria fede, non quando annacqua le verità di fede per adattarle ai messaggi del mondo; può parlare al tempo, solo in quanto sa che «nella fede risuona l’eterno presente di Dio, che trascende il tempo e tuttavia può essere accolto da noi solamente nel nostro irripetibile oggi»[3]; può parlare alla storia solo in quanto sa che Gesù Cristo ne è Signore. Ecco la novità perenne che siamo chiamati ad annunziare ed ecco il deposito della fede che siamo chiamati a custodire! Fede ed evangelizzazione, dunque. Ma in che modo viverle in questo anno di grazia? La prima Lettura pone dinanzi ai nostri occhi l’immagine del viaggio che, come lo stesso Benedetto XVI ha commentato, appare da una parte «metafora della vita» e, d’altra parte, icona di quel «pellegrinaggio nei deserti del mondo contemporaneo» che l’Anno della fede deve essere per noi. Come affrontare questo pellegrinaggio? Come vivere l’Anno della fede perché incida profondamente sul cammino della nostra vita, della vita della Chiesa, della vita di tanti fratelli e sorelle che non hanno conosciuto, hanno dimenticato o hanno rifiutato la luce di Cristo? Alla fine di questa Celebrazione consegnerò le lampade della fede: si tratta di una luce che dovrà rimanere accesa in questo anno a ricordare che solo Cristo è la luce che vince le tenebre del mondo e del cuore umano e a ricordare che è la luce della fede ad illuminare il cammino di ogni battezzato e la sua opera di evangelizzazione. Mi piace vedere questa luce risplendere attraverso, potremmo dire, quattro punti, che il Papa, richiamando Giovanni Paolo II, ha invitato a riscoprire nei quattro principali Documenti del Concilio come in una «bussola» che orienta il cammino[4]. Noi, come persone singole, come cristiani, come Chiesa di Rossano Cariati, ci troviamo immersi in questo splendido raggio di luce che ci investe dai quatto lati e ci chiede di essere accolta e donata. Oggi, mentre inizia l’Anno della fede, ci troviamo chiamati a riscoprire questi quattro punti cardinali, per non disperderci fra le tenebre e le strade del mondo: 1.      Il Mistero di Cristo: sorgente della Luce 2.      Il Mistero della Chiesa:canale della Luce 3.      Il Mistero della Parola di Dio: rivelazione della Luce 4.      Il Mistero dell’uomo e del mondo: destinatario della Luce   1.      Il Mistero di Cristo: sorgente della Luce «La Costituzione sulla Sacra Liturgia SacrosantumConcilium ci indica come nella Chiesa all’inizio c’è l’Adorazione, c’è Dio, c’è la centralità del mistero della presenza di Cristo»[5]. La riscoperta della dimensione liturgica è sostanziale nell’Anno della fede; e non si tratta, evidentemente, di un discorso meramente celebrativo: se la dimensione liturgica evocasse in noi solo questo pensiero sarebbe un’ulteriore conferma di quanto sia necessaria la sua riscoperta. Come ha ricordato qualche giorno fa il Papa a Loreto, nell’immediata vigilia dell’apertura del Concilio, Giovanni XXIII invitava «a “riflettere su quel congiungimento del cielo con la terra, che è lo scopo dell’Incarnazione e della Redenzione”, e continuava affermando che lo stesso Concilio aveva come scopo di estendere sempre più il raggio benefico dell’Incarnazione e Redenzione di Cristo in tutte le forme della vita sociale. […]. Nella crisi attuale che interessa non solo l’economia, ma vari settori della società – sostiene Benedetto XVI -, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo. Senza Dio l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore, le cose materiali sui valori, l’avere sull’essere. Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo»[6]. La Liturgia è ciò che propriamente congiunge cielo e terra e nei sacramenti della Chiesa la forza della Redenzione è operante, la presenza di Cristo Redentore è viva, l’Incarnazione, potremmo dire, si ripete. Col Rito dell’aspersione, all’inizio di questa Santa Messa, abbiamo volto lo sguardo a quel Battesimo dal quale la nostra fede origina: Battesimo sul quale volgeremo uno sguardo costante in questo anno, assieme a tutti i sacramenti, in particolare l’Eucaristia. Non a caso è stato proprio il Concilio a definire la Liturgia, in particolare la Liturgia Eucaristica, come «fonte e culmine» cioè come origine e meta dalla quale tutto parte e alla quale tutto tende: la vita di fede, la vita della Chiesa. Sì, cari amici: affinché questo sia davvero un anno di fede la nostra Chiesa si deve riscoprire fondata sul Battesimo e guidata da un atteggiamento costante di Adorazione.   2.      Il Mistero della Chiesa, canale della Luce Infatti «la Chiesa, corpo di Cristo e popolo pellegrinante nel tempo, ha come compito fondamentale quello di glorificare Dio, come esprime la Costituzione dogmatica Lumen Gentium»[7].E noi – questo voglio gridarlo forte –possiamo vivere l’Anno della fede solo se ci sentiamo Chiesa! Solo se percepiamo l’amore per la Chiesa e l’appartenenza ad essa! È stato un lavoro straordinario del Concilio quello di dare un volto, per così dire, più “leggibile” alla Chiesa: una Chiesa-popolo, nella quale ciascuno trova il proprio posto; una Chiesa-Mistero, associata a Cristo e resa da Lui «segno e strumento» dell’unità di tutto il genere umano. Questo noi cercheremo di dirloanche con il Pellegrinaggio che le diverse Vicarie saranno chiamate a compiere qui in Cattedrale, per mostrare una Chiesa viva, che vogliamo amare sempre di più; una Chiesa bella e forte, nonostante tutte le sue debolezze. È commovente il sobrio riferimento che Benedetto XVI ha fatto affacciandosi alla finestra del Palazzo Apostolico la sera dello scorso 11 ottobre, per commemorare la fiaccolata di inizio del Concilio: «In questi cinquant’anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce, sempre di nuovo, in peccati personali, che possono anche diventare strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania. Abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche i pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa … ma abbiamo anche avuto una nuova esperienza del Signore, della sua bontà, della sua forza»[8]. Sì, Cristo è la nostra forza ed è la forza e la bellezza della Chiesa!   3.      Il Mistero della Parola di Dio: rivelazione della Luce «Il terzo Documento che vorrei citare – continua il Papa - è la Costituzione sulla Divina rivelazione Dei Verbum: la Parola vivente di Dio convoca la Chiesa e la vivifica lungo tutto il suo cammino nella storia»[9]. La Parola di Dio è il contenuto della fede e tutta l’evangelizzazione muove dalla certezza che Dio ha parlato e continua a parlare perché Dio si è rivelato e si continua a rivelare.«“Vangelo” – ha affermato Benedetto XVI – vuol dire: Dio ha rotto il suo silenzio, Dio ha parlato, Dio c’è»[10]. Come la conoscenza e l’accessibilità della Sacra Scrittura al popolo di Dio è uno dei frutti importanti del Concilio, così nell’Anno della fede non si potrà trascurare la centralità della Parola; una Parola che, in particolare, vogliamo riscoprire come base delle verità della fede espresse nel Credo, che tra poco proclameremo in modo solenne, e sottolineate nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che in modo particolare siamo invitati a rileggere. E io stesso ho voluto riproporvi brevemente questo percorso nella mia Lettera Pastorale. Ma se Dio parla, se veramente ha rotto il silenzio, «come possiamo fararrivare questa realtà all’uomo di oggi? … Come può saperlo l’uomo?»[11]. È la domanda centrale dell’evangelizzazione; è la domanda alla quale deve approdare questo Anno della fede; era la domanda fondamentale del Concilio.     4.      Il Mistero dell’uomo e del mondo: destinatario della Luce «Il modo in cui la Chiesa porta al mondo intero la luce che ha ricevuto da Dio perché sia glorificato, è il tema di fondo della Costituzione Pastorale Gaudium et spes»[12]. L’evangelizzazione del mondo non è a sé stante, ma l’insieme di questi quattro elementi sui quali stiamo riflettendo: io evangelizzo quando lascio fare a Dio, quando celebro, quando prego, quando ascolto la Parola, quando vivo la Chiesa e muoio per la Chiesa; quando porto al mondo questa verità, consapevole che si tratta di una parola salvifica anche se scomoda o contro corrente. Tra poco consegnerò a dei rappresentanti della nostra Chiesa il mandato per l’evangelizzazione: è il segno che ogni cristiano, in ogni stato di vita, evangelizza, prima di tutto con la fedeltà alla propria vocazione. C’è però un’ulteriore aggiunta che mi piace fare, riprendendo una bella chiave di lettura con cui, in questi giorni, Benedetto XVI ha proposto la metodologia evangelizzatrice. Egli, ricordando anzitutto come «la nuova evangelizzazione è sempre cooperazione con Dio», haracchiuso la nostra partecipazione in due espressioni latine: «confessio» e «caritas». Noi, anzitutto, dobbiamo confessare la fede, non solo professarla; e “confessare”, rispetto a “professare”, significa essere disposti «alla passione, alla sofferenza, anzi, al dono della vita». La confessione implica la totalità della persona, coinvolge il cuore, la mente e i sensi: «la melodia di Dio deve intonare il nostro essere nella sua totalità». Si tratta di una vera passione che, alla fine, «deve crescere dalla fede, che deve trasformarsi in fuoco della carità»[13]. È il messaggio della seconda Lettura: una sorta di itinerario di conversione, un cammino di fede e amore che, in modo concreto, potrebbe segnare anche il nostro impegno per l’Anno della fede: -         Dall’uomo vecchio all’uomo nuovo -         Dalla menzogna alla verità -         Dal rubare al donare -         Dalla parola cattiva alla parola buona -         Dall’ira alla benevolenza -         Dalle grida alla misericordia -         Dalla maldicenza al perdono   Carissimi fratelli e sorelle, «il cristiano – conclude il Papa – non deve essere tiepido»[14]! Sapremo percorrere anche noi questo itinerario? Sapremo non dimenticare che senza conversione non c’è fede e non c’è neppure evangelizzazione? Sapremo accendere con il fuoco di questa carità la fiammella della fede nei deserti del mondo? Sono domande alle quale vorrei poter rispondere quando chiuderemo l’Anno della fede. Oggi questa è la mia speranza ed è lapreghiera che, nell’Anno della fede, faccio al Signore per ciascuno di noi. Sia questa la nostra fede! E così sia!>> [1] Benedetto XVI, Omelia nella Celebrazione di apertura dell’Anno della Fede, 11 ottobre 2012 [2] Giovanni XXIII, Discorso di apertura del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962 [3] Benedetto XVI, Omelia nella Celebrazione di apertura dell’Anno della Fede, 11 ottobre 2012 [4] Cfr. Giovanni Paolo II, Novo Millennio Ineunte, n. 57 [5] Benedetto XVI, Discorso ai vescovi che hanno partecipato al Concilio Ecumenico Vaticano II, 12 ottobre 2012 [6] Benedetto XVI, Omelia nella Celebrazione Eucaristica, Loreto, 4 ottobre 2012 [7] Benedetto XVI, Discorso ai vescovi che hanno partecipato al Concilio Ecumenico Vaticano II, 12 ottobre 2012 [8] Benedetto XVI, Discorso dalla finestra del Palazzo Apostolico, 11 ottobre 2012 [9] Benedetto XVI, Discorso ai vescovi che hanno partecipato al Concilio Ecumenico Vaticano II, 12 ottobre 2012 [10] Benedetto XV; Meditazione alla XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei vescovi, 9 ottobre 2012 [11] Benedetto XV; Meditazione alla XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei vescovi, 9 ottobre 2012 [12] Benedetto XVI, Discorso ai vescovi che hanno partecipato al Concilio Ecumenico Vaticano II, 12 ottobre 2012 [13] Cfr. Benedetto XV, Meditazione alla XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei vescovi, 9 ottobre 2012 [14] Cfr. Benedetto XV, Meditazione alla XIII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei vescovi, 9 ottobre 2012

di Redazione | 23/10/2012

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