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Reggio Nell'emilia (Reggio Emilia) - Nasce il primo network nazionale di città interculturali


“L’intercuturalità è la ‘mission’ delle nostre città, perché i cittadini e le famiglie si confrontano ogni giorno con l’integrazione e con problemi che toccano la pelle e la carne delle persone. Le città – riferisce testualmente una nota dell’Ufficio stampa comunale -  sono ammortizzatori di questi problemi, ma non vanno  lasciate sole e devono essere sostenute dallo Stato con un impegno quotidiano e non  occasionale.” È con queste parole che il sindaco Graziano Delrio ha aperto oggi, nella Sala degli specchi del teatro Municipale Valli di Reggio Emilia, il convegno “Città di incontri – Incontri di città”, che ha sancito la nascita del Network di città italiane per la diffusione del dialogo interculturale. I Comuni che aderiscono, firmando un accordo, alla rete di collaborazione e scambio di esperienze su interculturalità, integrazione e politiche per l’immigrazione sono quelli di Reggio Emilia, Torino, Padova, Bari, Genova, Firenze, Viareggio, Lodi, Fermo, Senigallia, Riace e Svignano sul Rubicone, indicati in collaborazione con il Consiglio d’Europa fra quelli più impegnati sui temi dell’interculturalità e che hanno presentato il Libro bianco del Consiglio d’Europa sul dialogo interculturale. Il Consiglio d’Europa ha scelto appunto Reggio, unica città italiana tra le 11 che fanno parte del Network europeo del dialogo interculturale, come prima città europea per sperimentare la realizzazione di un network nazionale.   La necessità di creare una rete tra città europee è stata sottolineata dall’assessore comunale alla Coesione e Sicurezza sociale Franco Corradini, che ha coordinato i lavori del convegno reggiano. “Occorre cambiare passo – ha detto Corradini – andando oltre l’integrazione per puntare sul dialogo tra le culture. Dobbiamo sempre condannare i comportamenti violenti ed essere intransigenti sul rispetto delle regole, ma è comunque  essenziale valorizzare le potenzialità dei cittadini stranieri. Per fare questo, anche una come Reggio Emilia, che ha realizzato esperienze importanti, ha bisogno di uno stretto rapporto con le altre realtà italiane ed europee.”   Il Network delle città italiane vuole essere dunque occasione per confron­tare e definire, in modo concreto, buone prassi di governance locali ai fini del dialo­go interculturale. Il network aiuta le città a capitalizzare il vantaggio derivante dalla diversità culturale elaborando strategie trasversali tra gli ambienti istituzionali, mobilitando leader politici, funzionari comunali, esperti, il settore privato e la società civile verso un modello basato sulla convivenza e sull’interazione tra persone con un diverso retroterra etnico, religioso e linguistico. Inoltre, favorisce la diffusione delle esperienze positive di convivenza, rispetto delle regole e senso di responsabilità istituzionale nel curare la presenza di cittadini di origine non italiana.   La rete italiana è stata presentata, nell’ambito di Mondinpiazza 2010 (iniziativa che si concluderà domani – v. allegato), nel corso del convegno organizzato dal Comune di Reggio con il patrocinio del Consiglio d’Europa, al quale, oltre al sindaco Delrio e all’assessore Corradini, sono intervenuti tra gli altri l’assessore provinciale alla Sicurezza sociale Marco Fantini, che ha sottolineato la centralità del fattore linguaggio nelle politiche di integrazione e la necessità di arrivare alla cittadinanza europea, e il direttore generale per l’educazione, la cultura e lo sport del Consiglio d’Europa, Gabriella Battaini Dragoni. Quest’ultima, facendo riferimento al Libro bianco sul dialogo interculturale pubblicato nel 2008 dal Consiglio d’Europa, ha evidenziato la necessità di costruire un nuovo modello di integrazione che riconosca il valore della diversità e pensi alle città come laboratori basati sul dialogo. L’accettazione di valori civici comuni, da praticare prima di tutto nelle scuole, è il punto di partenza del lavoro da svolgere, secondo Battaini Dragoni, che ha citato come esempio di una indispensabile visione condivisa tra gli attori istituzionali il progetto interculturale di Barcellona, che è stato sostenuto da tutti i gruppi politici di quella città.   Tra gli altri intervenuti nel corso del convegno, il coordinatore del Dossier statistico sull’immigrazione della Caritas Migrantes, Franco Pittau, Cesare Pallotti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, Ilda Curti, assessore del Comune di Torino, Roberta Papi, assessore del Comune di Genova, rappresentanti delle città fondatrici e dei cittadini di origine non italiana.     GLI OBIETTIVI DEL NETWORK - Aderendo al Network nazionale, che godrà di un rapporto di affiliazione con il Network europeo, le città appoggeranno e realizzeranno nei rispettivi territori i principi del programma delle città interculturali del Consiglio d’Europa e della Commissione europea. Il nuovo Network si propone come punto di riferimento italiano per il confronto concreto sulle esperienze politico-amministrative realizzate e in progetto, il rilancio dei temi dell’interculturalità e per segnare un cambiamento di fase ed essere stimolo sulle politiche dell’interculturalità per gli altri Comuni italiani.   Gli obiettivi principali indicati nella Carta costitutiva del Network nazionale sono: * Promuovere tra i cittadini un’azione di sensibilizzazione ai valori positivi della diversità  culturale intesa come una risorsa e non come una minaccia. * Sviluppare strumenti e pratiche atti a favorire l’incontro tra gruppi diversi tra loro culturalmente, etnicamente e linguisticamente. * Sviluppare la competenza interculturale all’interno delle istituzioni locali, dei servizi pubblici cittadini, della società civile, delle scuole e dei media. * Incoraggiare relazioni positive tra gli immigrati e la società locale.   Inoltre il Network servirà a: * Favorire  tra le città uno scambio di conoscenze e di migliori pratiche locali. * Favorire uno scambio tra città a livello di funzionari municipali esperti in materia di gestione della diversità e di mediatori interculturali. * Informare i suoi membri delle nuove iniziative. * Fornire ai suoi membri consulenza e mutuo supporto. * Intraprendere azioni e iniziative congiunte. * Intraprendere tutte le azioni necessarie a valorizzare i contenuti del Libro bianco sul dialogo interculturale, strumento imprescindibile per rinforzare la coesione sociale e prevenire violenze e conflitti. LE AZIONI CONCRETE - Si tratta di mettere a punto meccanismi concreti per rimuovere gli ostacoli, valorizzando l’integrazione e il contributo che gli immigrati e le minoranze sono in grado di offrire allo sviluppo della città. Per il Comune di Reggio e per altri Comuni aderenti, il nuovo impegno è di mettere ulteriormente a sistema azioni, risorse e risultati già attuati e raggiunti. In tema di concretezza, il Rapporto del Congresso delle autorità locali e regionali del Consiglio d’Europa indica infatti tra le azioni che le città interculturali devono attuare varie di quelle che Reggio già realizza da anni. Ad esempio: la gestione del conflitto interculturale nei luoghi di incontro, nei quartieri e nei condomini (Zona stazione, via Roma); l’interculturalità presente, come proposto dallo stesso Rapporto, nelle politiche e nel sistema amministrativo, riguardo all’educazione (Nidi e Scuole d’infanzia, partecipazione e civismo, iniziative per far conoscere i luoghi, i nomi e la storia di Reggio e dell’Italia), agli alloggi pubblici, all’arte e allo sport (Fotografia Europea 2010 dedica una sezione importante e prestigiosa all’Africa; Mondinpiazza è un evento annuale dedicato a culture e tradizioni dei cittadini immigrati; si sono svolti a Reggio nel 2009 i Giochi sportivi internazionali del Tricolore, per fare alcuni esempi recenti), alla conoscenza linguistica (corsi per ragazzi e adulti), alla socialità e alla riqualificazione urbana (ad esempio, la nuova piazza di quartiere e gli interventi nelle strade della Zona stazione).   LA DEFINIZIONE DI CITTà INTERCULTURALE SECONDO IL CONSIGLIO D’EUROPA - Il Consiglio d’Europa definisce la città interculturale come “costituita da persone di nazionalità, origini, lingua o religione e credenze diverse. I leader politici e la maggior parte delle persone considerano la diversità un fattore positivo, una risorsa. La città lotta attivamente contro la discriminazione e cerca di adattare il proprio governo, le istituzioni e i servizi a quelle che sono le necessità di una popolazione diversificata. La città adotta strategie e strumenti adeguati per affrontare le diversità e i conflitti culturali. Essa incoraggia una maggiore fusione e interazione tra i diversi gruppi nelle proprie aree pubbliche”. E riguardo al gruppo etnico maggioritario, “è il gruppo etnico più numeroso della città. Di solito è il gruppo autoctono, ma in qualche città può anche essere diverso dalla popolazione autoctona”.

di Redazione | 24/05/2010

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