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Cosenza (Cosenza) - Il 20 giugno la presentazione del libro “Gelusa” di Loredana Nigri


Il prossimo 20 giugno alle ore 16, presso la sala conferenza di Palazzo Arnone, via G. Gravina a Cosenza, si terrà la presentazione del romanzo  Gelusa di Loredana Nigri, che si terrà il.  Leggere Gelusa è  come  visitare, in un arco temporale  di cento anni dal 1830  al 1940, una teoria di stanze dello stesso sinistro palazzo, coabitato all’insaputa gli uni dagli altri, dai 17 personaggi principali, 10 donne e 7 uomini,  uniti da inconfessabili vincoli di sangue, e dal comune sentire di essere parte di qualcosa di più grande, profondamente ispirato  da una natura animistica, mitologica, che da sempre esercita sulle genti calabre una  fascinazione al punto da  determinarne e condizionarne  comportamenti e desideri.   I fatti narrati hanno varie location, alcune reali altre immaginarie. Muovono da San Fili, poi si spostano a Cosenza, Fermaquila, San Mango d’Aquino, Torino, Policoro, il Brasile, fino a Toronto, Roma, il Carso, per concludersi quindi  sulla montagna della Palummara, dove era del resto iniziato. L’amore spinge il 28 giugno del 1914, il protagonista, Maruzzu sulla via della Palummara, ad esplorare e sfidare l’ignoto. Ed un anno dopo è la stessa intensità d’amore, questa volta per la vita, a dirigere sapientemente i passi dell’altra protagonista,  Donata, nell’epilogo del romanzo.   Il passaggio  animistico di in una natura apparentemente indifferente agli umani, dei 17 personaggi, è segnato dall’incontro sotto traccia di una serie di divinità  sumere, greche, romane. Dei e dee capricciosi che giocano per sollazzo con le vite degli umani. Da  Ishtar,  a Diana, ad Eros, fino alla Madonna con la rosa, in cui nei secoli è stato traslato prima il culto terrorizzato e fanatico per la stessa Ishtar, e  poi per Maria Maddalena, speranza e consolazione di quasi tutti i personaggi del romanzo.   Tutto sembra parlare ai personaggi in un linguaggio musicale, visionario, che loro accettano anche se spaventati,  perché comprendono che nei luoghi calabri è ineludibile l’incontro con la spiritualità millenaria che anima cose, animali, alberi, fiumi.   Il mito, l’animismo, il paganesimo, la leggenda, col passaggio e la morte di Alarico nella città dei Bruzi, e i contesti della Grande Storia, poi l’Unità d’Italia, il Brigantaggio, l’Emigrazione e la Grande Guerra, diventano in Gelusa carne viva, patimento. Se i confini del meridione fossero di carne, potremmo affermare che l’unità d’italia non è compiuta,   perché la ferita è ancora aperta, anzi infettata dal silenzio, dalla revisione sui fatti, dalla dimenticanza e del mancato riconoscimento del dolore che ci è stato inferto. La guerra  civile tra piemontesi e meridionali è incistata nella nostra memoria viscerale e oggi sarebbe giusto pacificare noi  con loro, ristabilendo  magari la verità dei fatti.   Gelusa si può definire un romanzo storico?  Certo manca del tutto  quella distanza dai fatti, che aiuta a costruire un quadro delle vicende verosimile. Fatti quelli narrati, realmente accaduti, pur  se collocati nel romanzo in un impianto di finzione. Il romanzo è avvitato ad una calabresità greve e leggera allo stesso tempo, che nella sua estrema espressione diventa fatalismo, rassegnazione, ignavia e dall’altro rabbia, consapevolezza di un passato glorioso, orgoglio, ribellione agli stereotipi di lombrosiana memoria, rispolverati negli ultimi anni ad uso e consumo del popolo padano. Al di là della terribile ereditarietà sociale che mortifica la gente di Calabria, i vinti, i perdenti di ieri e di oggi, hanno identici tratti e trattamento, ovunque in questo paese.

di Redazione | 08/06/2012

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