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Modena (Modena) - Nuova Giunta, in Consiglio dibattito di quasi tre ore. Numerosi i consiglieri che hanno preso la parola per commentare le modifiche alla composizione dell’esecutivo e gli accadimenti delle ultime settimane


L’ufficio stampa del Comune di Modena ha trasmesso una sintesi dei lavori del Consiglio comunale <<Alla comunicazione sulla composizione della nuova Giunta da parte del sindaco Giorgio Pighi in Consiglio comunale, nella giornata di lunedì 23 aprile, è seguito un dibattito di quasi  tre ore. Da più parti sono stati inviati saluti ed espressi solidarietà e ringraziamenti per il lavoro svolto agli assessori uscenti Alvaro Colombo e Graziano Pini, e sono giunti auguri di buon lavoro ai neoassessori Giuseppe Boschini e Gabriele Giacobazzi. Per il Pdl, il capogruppo Adolfo Morandi aprendo il dibattito ha affermato che “il sindaco non volendo smentire quanto fatto in questi anni, ha provato a mettere una pezza alla situazione: non gli chiederò le dimissioni, ma è chiaro che la maggioranza in Consiglio non è sufficiente e occorre tener conto della città e dell’elettorato”. Sandro Bellei ha parlato di “balletto” messo in scena da “un sindaco equilibrista politico che ha sconcertato i modenesi, compresi gli elettori di sinistra. Si è cambiato tutto per non cambiare nulla, con l’ingresso di Giacobazzi, tecnico gradito al mondo della cooperazione, e di Boschini, commissario politico truccato da assessore”. Michele Barcaiuolo si è chiesto se, “dopo 8 anni di scelte unidirezionali in tema di urbanistica, questa discontinuità politica a meno di due anni dalla fine del mandato ha un senso. E soprattutto: è reale? Perché abbiamo dovuto assistere a questi avvicendamenti se alla fine non è nemmeno stato inserito un alleato in Giunta?”. Gian Carlo Pellacani ha parlato di “resa” da parte dell’Amministrazione: “Il rimpasto sarà positivo se porterà a un cambiamento di 360 gradi nel governo della città. Sono contento che ci sia stato prima dell’approvazione del bilancio: è il momento di dare un segnale alla città, rivedendo un welfare universalistico troppo esoso, razionalizzando e tagliando la spesa pubblica”. Per Andrea Galli la crisi di Giunta è da attribuire a motivi “miserevoli”, legati “all’essere sanguigno di un assessore, probabilmente a piccoli interessi di bottega e a tutto quello che fa bassa la politica. Dalla vicenda escono sconfitti il sindaco, il Pd e il mondo che si è battuto in questi mesi per cambiare le linee di intervento dell’Amministrazione, e la somma di più sconfitte non da’ la vittoria di qualcuno, quindi anche i modenesi oggi ne escono sconfitti. L’unico vincitore è l’assessore Sitta”. Secondo Olga Vecchi “la politica di sinistra prima detta le linee da seguire senza ascoltare, poi, al primo sentore di bruciato o anche solo per poltrone e consensi, licenzia, usa e getta. Mal cela una chiara lotta di potere dietro forme di ricatto politico, una vera scandalosa sceneggiata solamente strumentale. Oggi ho avvertito un enorme vuoto di idee, di trasparenza politica e di democrazia”, ha concluso. Andrea Leoni ha sottolineato come la sinistra abbia vissuto “un travaglio politico che la dice lunga sulla progettualità della nuova Giunta. Questo rimpasto è la fine del ciclo politico da sindaco di Giorgio Pighi, che ha subito questo cambiamento. Non ci sono ne vinti ne vincitori, c’è stato un pari patta sulle spalle della città”. Per Davide Torrini dell’Udc, “il teatrino della politica modenese negli ultimi 15 giorni ha messo in opera la tragedia della più grave crisi della sinistra in città da quasi 70 anni. Crisi che non è stata risolta perché non è stata data risposta ai problemi. Nel gioco dei vinti e degli sconfitti l’unico vincitore sicuro è l’antipolitica, perché i dirigenti del Pd hanno discusso di tutto tranne che dei bisogni della città”. Secondo Eugenia Rossi dell’Idv, “in questa vicenda vince il vecchio, perché ancora una volta prevalgono gli interessi di lobby. Due assessori a cui nulla è mai stato contestato vengono defenestrati con poca signorilità e la sostituzione di Sitta è solo di facciata: con Giacobazzi non c’è più un rapporto privilegiato del mondo politico con gli affari, ma c’è l’ingresso degli affari nella politica”. Nicola Rossi, capogruppo di Lega moderna, ha sottolineato che “la gente non ha capito qual è il proprio tornaconto da questo cambiamento. Operazioni fatte in questo modo non aiutano a migliorare l’idea della politica che hanno i cittadini, i quali continuano a subire passivamente le scelte. Nei prossimi due anni Modena navigherà, non verrà rilanciata”. Per Walter Bianchini, “la situazione che si è venuta a creare dimostra la distanza della politica dai problemi reali. Il motivo è inseguire interessi utilizzando ogni tipo di strategia come nei più complessi giochi di ruolo, dove però, al contrario della vita reale, si ha a che fare con pedine e il giocatore non deve rispondere a nessuno”. Sergio Celloni di Mpa, ha parlato di città “che invece di crescere è rimasta sempre uguale. Non ho mai trovato progetti che possano portare il Comune a dare risposte concrete e reali che portino fuori dall’immobilismo; le Amministrazioni che si sono susseguite per 60 anni non hanno nel dna la capacità di capire come devono crescere territori, imprese e città”. Vittorio Ballestrazzi ha chiesto delucidazioni sulla distribuzione delle responsabilità nel settore della Mobilità tra l’ex assessore Daniele Sitta e il nuovo Gabriele Giacobazzi, definendo quest’ultimo “una personalità che ha costruito tutti gli inceneritori del mondo. Oserei dire – ha aggiunto – che, politicamente parlando, è entrato in Giunta il mandante mentre prima c’era solo il sicario”. Per il Pd, Luigi Alberto Pini ha ringraziato “i due soldati lasciati sull’isola”, con riferimento a Graziano Pini e Alvaro Colombo e ha sottolineato come la crisi, pur non partendo da Modena, abbia cambiato le regole del gioco: “Dobbiamo avere il coraggio – ha detto – di mettere in discussione le regole per non trovarci in difficoltà nei prossimi anni”. Fabio Rossi ha parlato di “speculazione politica, seppur legittima” da parte dell’opposizione. “Pochi sono stati gli interventi in cui si sono ascoltate prospettive, consigli, indicazioni, tante le critiche che credo non facciano bene alla città. La crisi di Giunta lascia sul tavolo i temi della discontinuità di merito e di metodo, con un richiamo al senso di responsabilità, e delle relazioni tra maggioranza e opposizione, tra Consiglio e Giunta, e tra Amministrazione e città”. Per Stefano Rimini “partiti e istituzioni vengono accusati di non saper ascoltare le tante istanze di una società civile sempre più frammentata e vicende come quelle di questi giorni non aiutano nel rafforzare il loro ruolo. Su questo dobbiamo riflettere tutti, ma è necessario guardare al futuro e questo significa capire qual è il cambiamento di cui c’è bisogno”, che per il consigliere si sintetizza nell’idea della smart city. Secondo Michele Andreana “andiamo al riassetto con persone valide, ma senza aver chiarito quali sono i presupposti politici del futuro, perché ad oggi sono solo titoli”. Il consigliere avrebbe auspicato l’ingresso di Sel in Giunta: “Non è un segnale positivo per la città, perché le alleanze non possono prescindere dal merito e vanno fatte prima delle elezioni”. Enrico Artioli ha sottolineato che in situazione di crisi e di risorse calanti “occorre un salto di qualità. Non basta più fare e fare bene, ma serve una forte iniezione di buona politica e c’è bisogno che la Giunta sappia ascoltare e che adotti un approccio che coinvolga le persone nell’azione amministrativa”. Maurizio Dori, rivolgendosi all’opposizione “che hanno inveito in maniera sarcastica contro la Giunta, l’assessore Sitta e i nuovi entrati” ha richiamato “ciò che è stato fatto dal Governo centrale negli ultimi 8 anni, che ha toccato ogni cosa: sanità, sicurezza, giustizia. Ai cittadini modenesi dico che questa Giunta così ricomposta darà ancora maggiori soddisfazioni e la conferma di Sitta ne è la testimonianza”. Stefano Prampolini si è detto deluso per il mancato allargamento della maggioranza in Giunta, perché “è un fatto grave che Sel non si sia presa la responsabilità di entrare”, per il cambiamento delle deleghe a due anni dalle elezioni, “di cui non si sentiva la necessità”; e per il metodo, “che non ha tenuto conto di un’etica politica che andrebbe sempre preservata”. Il capogruppo Paolo Trande ha spiegato che “non si è trattato di una oscura lotta per le poltrone e che il Pd ha chiesto un cambiamento di merito e di metodo nel governo della città, di aggiornare il programma dopo tre anni di crisi, di fare una revisione della squadra di Giunta allargando la maggioranza e di aprire un canale di ascolto sui temi dell’urbanistica. Abbiamo discusso alcuni giorni e abbiamo trovato una soluzione potenzialmente positiva con un nuovo progetto e un nuovo programma per la città”, ha concluso. Ingrid Caporioni si è detta “stupita ed esterrefatta” per le parole di Trande: “Si parla di linee e di programma condiviso, ma non mi risulta: è vero che sono indipendente all’interno del Pd, ma a me non è arrivato nessun programma di linee da condividere. Sono d’accordo sulla necessità di un cambiamento a fronte delle modifiche del panorama economico-politico, ma io non ho visto alcun documento”. Federico Ricci di Sinistra per Modena ha espresso delusione rispetto a quello che è accaduto nell’ultima settimana: “Nel 2009 c’è stata una capacità di unire le forze nel centrosinistra sulla base di un’idea di città. Spero di sbagliarmi – ha detto – ma l’impressione è che non ci sia stata la stessa capacità in questa occasione. Non credo che la nostra azione politica sia un teatrino, ma serve uno scatto verso il cambiamento”>>.

di Redazione | 25/04/2012

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