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Roma (Roma) - Lavoro, Di Pietro: crisi non è colpa art 18 governo non lo tocchi


“I dati Istat diffusi tre giorni fa dicono che nel 2011 l’Italia è andata molto peggio che nel 2010. La crescita è stata dello 0,4% invece dell’1,8%. Cioè, se si considera l’intero anno, non c’è stata nessuna crescita. Se, invece, si considerano gli ultimi trimestri, la situazione è ben più grave perché le cifre del Pil stanno marciando all’indietro”. E’ quanto scrive sul suo blog il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge:  “La crescita è sotto zero. Come si dice in gergo tecnico, l’Italia è in recessione. In compenso il rapporto deficit/Pil l’anno scorso è andato meglio dell’anno precedente. E’ un po’ come se in una famiglia gli introiti diminuissero ma il bilancio andasse meglio di quando entravano più soldi. Com’è possibile? Semplice. Vuol dire che si è speso molto di meno, tanto da compensare le minori entrate”. “Solo che quelle “spese in meno” non sono state tagli agli sprechi – sottolinea Di Pietro - diminuzioni degli stipendi d’oro dei manager pubblici, bastonate ai privilegi della casta. Magari fosse. Invece sono stati i soliti tagli alla spesa sociale, cioè all’istruzione, alla sanità, ai trasporti, alla ricerca. Così sono state colpite le stesse fasce sociali che già pagano la mancata crescita. Quelle tra cui si contano, sempre secondo i dati Istat, quasi due milioni e mezzo di disoccupati, che fra i giovani diventano oltre il 31%. Cornuti e mazziati. Colpiti dalla recessione e poi affondati da politiche di rigore che portano il segno dell’iniquità stampato sopra. “Secondo il leader IdV “queste erano le politiche del governo Berlusconi, dato che parliamo di dati del 2011, e queste sono le politiche del governo Monti. Né l’uno né l’altro hanno saputo far niente per risolvere davvero il problema della crisi italiana. Occorrerebbe far riprendere a crescere il Paese e non far pagare sempre più tasse, tagliando sempre più le spese sociali. In questa situazione, che il governo ancora pensi di mettere in testa alla propria lista delle misure urgenti un provvedimento assolutamente inutile ai fini della crescita e dannosissimo ai fini della coesione sociale come la riforma dell’art. 18, equivale a una dichiarazione pubblica d’incapacità e di impotenza. Significa cercare di nascondere la polvere sotto il tappeto invece che ripulire davvero la casa”. “Spero che il ministro Fornero – spiega Di Pietro - che oggi ha scritto una lettera di due pagine a “La Stampa”,  senza dire nulla di chiaro e preciso su come pensi di far ripartire la crescita, se ne renda conto. Ma dal momento che in quella lettera cita più volte come modello la Germania, le voglio ricordare che in Germania gli stipendi dei lavoratori sono quasi il doppio dei nostri, sia come quantità che come potere d’acquisto reale, e che in Germania, in una situazione come questa, nessuno si sognerebbe di eliminare elementi di garanzia per i lavoratori come è da noi l’art. 18 o di ipotizzare l’eliminazione della cassa integrazione straordinaria. “Per questo, se il governo Monti volesse proseguire con la sua iniqua riforma del lavoro,l’opposizione sociale e i lavoratori avrebbero ben ragione a farsi sentire e noi dell’Italia dei Valori saremmo, come sempre, al loro fianco”, conclude.

di Redazione | 05/03/2012

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