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Castrolibero (Cosenza) - Patto di stabilità, il pensiero del sindaco Orlandino Greco


“Si scrive patto di stabilità e crescita si legge instabilità e recessione. In queste condizioni gli enti locali non possono più rispettarlo”. A sostenerlo è il sindaco di Castrolibero Orlandino Greco (nella foto). “Il Patto che lo Stato italiano ha assunto con gli altri stati europei, in base al quale anche i Comuni devono contribuire alla riduzione del debito pubblico nazionale, restringe l’autonomia degli enti locali impedendogli sia di realizzare nuove opere pubbliche, sia di effettuare quegli interventi di manutenzione straordinaria necessari sul territorio. Gli amministratori degli enti locali si trovano quindi di fronte ad una scelta: proseguire con la cieca convinzione che rinunciando ad investimenti e servizi il rispetto del patto di stabilità sia garanzia di crescita e sviluppo, o tenere fede agli impegni presi con le imprese e i cittadini garantendo i pagamenti per i lavori realizzati sul territorio e mantenendo alta la qualità del welfare. Oggi – continua Greco – il Governo deve spiegarci perché un ente locale che ha i conti in ordine, un bilancio in linea con tutti i parametri previsti dalla normativa, non può pagare le imprese che, giustamente, in questo momento di grave crisi economica, pretendono il pagamento per i lavori svolti. Il patto di stabilità va riformato, perché è inconcepibile che un Comune che rispetta l’obiettivo programmatico del Patto di stabilità con un surplus di 600.000 € l’anno successivo debba ricominciare da 0, senza che venga tenuta alcuna considerazione del risultato positivo ottenuto l’anno precedente. L’impressione – spiega il sindaco – è che i debiti maturati dallo Stato debbano ricadere sugli enti locali, anche i più virtuosi. Dimostrazione ne è il fatto che mentre per lo Stato l’obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione è di recente approvazione, per gli enti locali questo requisito contabile è sempre stato presente. Come già altre volte in passato Castrolibero ha scelto di non rispettare un Patto di stabilità che, senza allontanarci troppo dalla realtà, può essere definito paradossale poiché, come sostenuto anche dal presidente dell’Anci Delrio, blocca la spesa produttiva e lascia libera quella improduttiva; un Patto sul quale incidono ancora i fondi comunitari, un Patto che impedisce ai Comuni di investire per raggiungere gli obiettivi europei in materia di energia sostenibile, un Patto di stabilità profondamente instabile e imprevedibile a livello normativo. Come se non bastasse, a questo si aggiungono poi le perdite che i Comuni subiranno con il passaggio da Ici ad Imu, dovendo trasferire il 50% dell’imposta allo Stato. Il Governo ci dica chiaramente – conclude Greco – se il ruolo degli enti locali deve quello di coprire i 1900 miliardi di euro di debito pubblico contratti per le inefficienze statali, e non piuttosto quello di favorire la crescita (reale) dei territori e la garanzia della qualità dei servizi ai cittadini. Dobbiamo scrivere un nuovo Patto, che sia di stabilità, ma che sia, prima di tutto, di crescita così come indicato dalla Comunità Europea”.              

di Redazione | 21/01/2012

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