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Reggio Nell'emilia (Reggio Emilia) - Oltre cento opere raccontano l’opera di Marino Mazzacurati a 40 anni dalla sua scomparsa


Dopo la presentazione a Roma nella suggestiva sede del Casino dei Principi di Villa Torlonia, domani, sabato 6 marzo, alle ore 17, si inaugura a Reggio Emilia nei Chiostri di San Domenico (via Dante Alighieri 11), la mostra ‘Mazzacurati. La felicità della compiutezza espressiva’ dedicata alla figura di Renato Marino Mazzacurati a quaranta anni dalla scomparsa. Dopo l’apertura ufficiale della mostra seguirà la presentazione del film Marino Mazzacurati Artigiano della storia di Riccardo Biadene e Gianluca Greco. La mostra che presenta oltre cento opere tra dipinti, sculture, lavori grafici e di arte applicata, alcune delle quali inedite, - riferisce testualmente una nota dell’Ufficio stampa del Comune di Reggio Emilia - è curata da Silvana Bonfili con Anna Paola Agati ed è promossa dall’assessorato alle Politiche culturali e della comunicazione del Comune di Roma - Sovraintendenza ai Beni culturali e dalla Commissione Cultura in collaborazione con i Musei civici di Reggio Emilia che annoverano la presenza tra i loro nuclei collezionistici di un cospicuo fondo Mazzacurati. Renato Marino Mazzacurati (S.Venanzio di Galliera (BO) 1907 - Parma 1969) è figura di riferimento tra gli anni Venti e Trenta per l’arte italiana e in particolare per Roma, sua città d’elezione. Il suo percorso artistico ha attraversato luoghi cruciali della vita culturale nazionale consentendogli di stringere importanti legami con Scipione, Mafai, con lo storico dell’arte e studioso Wart Arslan, con Di Cocco, Cavalli e Capogrossi. Negli anni Venti-Trenta, durante i soggiorni a Roma, vive un periodo particolarmente fecondo, dipingendo nature morte di stampo morandiano, penetranti ritratti di amici e familiari, paesaggi romani ed emiliani che si inseriscono nel clima innovativo e antiaccademico del periodo. Nel 1931 dà vita con Scipione e dirige la rivista "Fronte", il cui ambizioso intento è di riunire il meglio delle arti figurative e della letteratura italiana. La rivista - che si avvale di collaboratori quali Carrà, Morandi, Scipione, Martini, Mafai, Moravia, Falqui, Ungaretti, Savinio - ha breve vita ma un pieno riconoscimento critico. Un soggiorno a Parigi e i numerosi contatti con l’ambiente antinovencentista milanese e romano gli consentono di avvicinarsi alle tendenze innovatrici della scultura conferendo alle sue composizioni un personale dinamismo drammatico. Dal 1934 questa modalità di espressione diventa il suo linguaggio quasi esclusivo e lo stile progressivamente assume toni espressionistici, fino al grottesco e caricaturale. Negli anni del dopoguerra, di nuovo a Roma, partecipa all’iniziativa dell’artista Enrico Galassi, che a Villa Giulia dà vita ad un laboratorio di arte applicata, al quale collaborano Afro, de Chirico, Leoncillo, Manzù, Mirko, Savinio, Severini. L’ esperienza si conclude nel marzo del 1946 con la mostra allo studio d’arte Palma. È in quello stesso anno che, trasferitosi a Villa Massimo, lavora a stretto contatto con Guttuso e Leoncillo. I monumenti ai caduti della Resistenza, presenti in numerose città italiane, opere dal forte impatto realistico con evidenti richiami alla classicità evidenziano l’impegno civile e la personale adesione agli ideali di libertà e giustizia. Il nome di Marino Mazzacurati si lega in modo preciso alla città di Reggio Emilia. Come si è detto i Musei civici dispongono del prestigioso Fondo Mazzacurati, composto da 120 opere dell’artista (dipinti, sculture, ceramiche, disegni e altre testimonianze grafiche) provenienti in modo quasi esclusivo dalla importante donazione nel 1974 di Carla Marzi, che aveva voluto legare indissolubilmente il nome di Mazzacurati, alla città di Reggio Emilia, con la quale aveva intessuto profondi legami pur nelle sue continue tensioni verso un confronto e un dibattito nazionale e verso una ampia rete di confronti culturali. Mazzacurati infatti si trasferisce a Gualtieri (RE) nel 1928, al seguito della sua famiglia, nell’inverno tra il 1928 e il 1929 conosce Ligabue, che ospita nella sua abitazione, a Villa Malaspina, nel 1931 si sposa e negli anni seguenti nascono i suoi figli. Qui si trattiene – pur tra numerosi viaggi e soggiorni in altre città – fino al 1938, anno del definitivo trasferimento a Roma, ma a Guastalla torna spesso durante i mesi estivi. La sua opera, che si colloca con pieno diritto nel più ampio dibattito che ha attraversato l’Italia dagli anni trenta del novecento al dopoguerra fino agli avanzati anni sessanta, costituisce in un certo senso espressione di quella cultura della "bassa padana" che nel Novecento ha saputo offrire un eccezionale contributo di novità, con personalità come quelle di Antonio Ligabue e di Cesare Zavattini. Accanto alle opere di Mazzacurati, l’esposizione raccoglie i lavori di altri artisti quali Scipione, Mafai, Guttuso, e Cavalli. Dipinti, sculture, opere grafiche e di arte applicata provengono dalla Galleria nazionale di Roma, dalla Galleria comunale di Roma, dall’Accademia di San Luca, dai Musei civici di Reggio Emilia, dagli eredi e da collezionisti privati. Il materiale documentario e archivistico è in alcuni casi inedito. La mostra è realizzata con il contributo di Consorzio Venezia Nuova. Organizzazione di Zètema Progetto Cultura. I materiali audiovisivi sono gentilmente concessi da Rai Teche. Il catalogo, edito da Palombi Editore, curato dagli ideatori della mostra, include vari saggi critici e testimonianze di quanti hanno conosciuto Marino Mazzacurati.

di Redazione | 05/03/2010

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