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Longobucco (Cosenza) - Forestazione, Cgil Longobuco: proposta di legge iniziatva popolare


di FRANCESCO MADEO - “Proposta di legge di iniziativa popolare per l'inserimento di nuova e più qualificata  manodopera nel settore forestale, solo nei comuni con le caratteristiche proprie che preveda tutte le altre agevolazioni possibili per fare in modo che la gente continui a rimanere nei paesi di montagna”. Questa la proposta del segretario della Camera del Lavoro Cgil di Longobucco Antonio Baratta che rilancia i temi di una nuova Forestazione in Calabria. “La Montagna abbandonata ha prodotto guasti enormi al territorio. La forestazione è stata e, potrebbe esserlo ancora oggi, l'argine di alcuni fenomeni degenerativi quali il disboschimento, gli incendi e il degrado idrogeologico”. E’ ferma la posizione del segretario della Camera del Lavoro. “Purtroppo, parlare di forestali e forestazione di questi tempi –ha scritto il dirigente sindacale- è come parlare di una malattia infettiva. La Giunta Regionale , i politici e le stesse organizzazioni sindacali,  si guardano bene di parlare di rilancio  di una politica forestale e di nuove assunzioni nel settore.  Solo gli addetti al lavoro cercano di difendere  l'esistente. La legge Regionale del 2007  prevede che la manodopera del  settore forestale è un bacino ad esaurimento ed inserisce, per accelerare tale processo, una norma che prevede l'incentivo all'esodo. Tale norma ha prodotto in questi quattro anni la perdita di alcune migliaia di posti di lavoro nelle aree interne e principalmente nella provincia di Cosenza e specificatamente nella Sila, dove l'insediamento forestale è più datato. I Comuni di Longobucco. Bocchigliero, Campana. San Giovanni in Fiore, Acri, Spezzano della Sila, Celico, -scrive Baratta- sono rimasti quasi privi di manodopera forestale. Oggi i forestali in questa aree si contano sulle punta delle dita di una mano. A Bocchigliero, al momento del blocco del settore, nel lontano 1984 (legge 442/ 84), da 350 operai forestali si è rimsasti in sei; a Longobucco da 721 ne sono rimasti 70 e sulla stessa scia tutti gli altri Comuni. Solo in questa area si sono persi oltre 3000 posti di lavoro.  Tale blocco ha provocato di conseguenza anche  lo spopolamento di interi Comuni. (Longobucco nel 1984 contava 6341 abitanti oggi ne conta 3612 appena  e l'emorragia continua;  si perdono statisticamente circa cento abitanti ogni anno). Una forestazione produttiva e protettiva può diventare il fulcro dello sviluppo della nostra Regione, composta dal 79% di territorio montano. E' arrivato –è scritto nel comunicato Cgil- il momento di non essere più titubanti, di non avere paura “che qualcuno possa dire che siamo vecchi”, bisogna avere coraggio, il coraggio di fare una proposta di legge regionale “di iniziativa popolare” che metta al centro il lavoro, il territorio, le persone. Che guardi ai paesi  di montagna: In Calabria ci sono 90 Comuni definiti di Montagna interni, di cui 50 nella Provincia di Cosenza, 22 a Catanzaro, 3 a Reggio Calabria, 8 a Vibo Valentia, 7 a Crotone, con  una superficie di Kmq 3996,67 e una popolazione di 244.836 abitanti. Di questi, 61 sono comuni al di sotto di 5000 abitanti. Al vice Presidente della Provincia, ai consiglieri Regionali di maggioranza e di opposizione,  ai Sindaci e a tutti quelli che ci vogliono stare –termina il comunicato di Antonio Baratta- chiediamo di intensificare l'iniziativa nei comuni interessati per tentare di mettere al centro dell'agenda politica e Sindacale  Regionale il problema della montagna,  della forestazione e delle aree interne”.

di Francesco Madeo | 13/10/2011

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